Karin Brynard – I nostri padri

1105

Editore E/O / Collana Dal Mondo
Anno 2019
Genere Noir
544 pagine – brossura e epub
Traduzione di Silvia Montis


Tutti noi abbiamo paura della morte. Passano i secoli, ma questo è rimasto l’unico appuntamento a cui nessuno può  mancare. Pensate a ciò che dice Giobbe nell’Antico Testamento, capitoli 13 e 14. L’uomo è una foglia sospinta qua e là, paglia secca; vive pochi giorni ed è preda di inquietudine. Spunta come un fiore e poi è reciso, fugge come un’ombra e non dura, si consuma come legno tarlato.”

Una domanda, cari lettori: siete turisti o viaggiatori?
Ho avuto la fortuna di girare molto – e tanto mi mancherebbe ancora – dall’America ai Caraibi, dall’Egitto alle Canarie, sempre con l’occhio da turista e non da viaggiatrice. C’è una differenza sostanziale tra le due figure: quando ti muovi come turista, lo fai con un atteggiamento positivo, ma anche distaccato dei luoghi in cui ti trovi.
Vuoi perché per prudenza ti affidi agli alberghi consigliati, alle gite organizzate, alle guide che decidono dove portarti. Il viaggiatore, invece, dorme nelle case particular a Cuba, mangia street food in Cina, prende gli stessi autobus o mezzi di fortuna che utilizzano i locali. Il viaggiatore di sicuro tornerà a casa con un ricordo molto più realistico e veritiero della vita di quel Paese.
Torna Karin Brynard dopo Terra di sangue e, come mi era già successo in precedenza, mi sono immedesimata in una viaggiatrice in volo verso il Sudafrica, trascinata in una storia noir che affonda le radici nelle sue contraddizioni e nel suo passato.

La trama racconta del capitano Albertus Markus Beeslaar, in viaggio verso Il Capo per andare a trovare il suo unico amico Blikkies, mentre invece sarà coinvolto, suo malgrado, nell’omicidio della moglie di Malan Du Toit, facoltoso imprenditore residente in una splendida villa a Stellenbosch.
A Stellenbosch ci sono più milionari per metro quadro che pulci sul dorso di un cane.
Cresciuto in mezzo ai mucchi di rifiuti tossici delle miniere dell’East Rand, vent’anni
di servizio nella SAPS, la polizia sudafricana, Beeslaar sarà attratto e nel contempo prudente nell’approcciarsi alle indagini seguite dalla capitana coloured della polizia locale, Qhubeka.

A Soweto (acronimo di South Western Townships, la città più pericolosa al mondo), nello stesso momento, il Sergente Johannes Ghaap, deciso a rendersi autonomo e imparare la professione senza la supervisione di Beeslaar, aveva cominciato a lavorare con Mabusela e Mthethwa. Più che altro, era preda di nonnismo da parte dei due colleghi, che lo sfottevano per l’inesperienza e lo trattavano da novellino senza dare ascolto alle sue supposizioni.
Soprattutto quando i due, sulle tracce di un’auto rubata – fenomeno molto comune, tanto da aver inserito su ogni auto due GPS per poterle rintracciare – non si erano accorti che la titolare era stata rapita insieme al figlio piccolo e Ghaap aveva intuito dove potessero averla portata.

La donna si chiama Gerda: nuotava per sopravvivere, a dispetto di se stessa. Per tenersi a galla. A volte aveva soltanto voglia di lasciarsi andare. Di arrendersi. Di scrollarsi di dosso le funi di salvataggio, lasciandosi affondare nel freddo crepuscolo del silenzio.

Gerda aveva perso due bambini per mano del loro padre. Il figlio Kleinpiet era rimasto vivo ed era incinta di una femminuccia da un altro uomo. Sperava di aver trovato un po’ di serenità, invece sta lottando per la sopravvivenza in mano ai suoi rapitori.

Queste tre storie parallele ci conducono attraverso un Paese devastato prima dal colonialismo e dopo dall’apartheid, un luogo nel quale si sovverte l’ordine dei colori e il razzismo viene vissuto ancora come se tutte le lotte avvenute finora siano state dimenticate. Anzi, il divario tra bianchi e neri ancora di più subisce una spaccatura netta e in quello squarcio trovano terreno fertile droga e criminalità.

E’ la solita vecchia storia. Vecchia vecchia. La solita divisione in tre mondi. I bianchi nella città vera e propria, al sicuro dietro porte chiuse a doppia mandata. I meticci al loro posto, in mezzo ai teppisti e delinquenti. E i neri dall’altro lato della cortina di ferro.

Quando ero piccola, i film western descrivevano gli indiani come cattivi e i cowboys erano i buoni. Crescendo e acquisendo le giuste informazioni, era esattamente il contrario. Da che mondo è mondo, l’uomo ha sempre voluto colonizzare altre terre e prendere possesso delle ricchezze che quelle terre offrivano. Lo ha fatto con le tribù indiane, relegandole nelle riserve. E in India con le colonie britanniche.
E in Africa con più conquistatori.

Gli errori dei padri ricadranno sempre sui figli, se non saranno capaci di ascoltare, di preparare un futuro migliore a quelle che saranno le nuove generazioni. Bisogna lavorare sui valori che questa civiltà sta perdendo, non possiamo sempre dare la colpa agli altri di quello che ci succede intorno, perché se non facciamo nulla per cambiare, i nostri figli non saranno in grado di gestire il futuro che li attende. E sarebbe il caos.
Ma finché non ci sarà nessuno ad ammettere gli errori commessi, sarà difficile trovare qualcuno che li corregga. Continuiamo a spostare l’asticella del degrado, della violenza e dell’intolleranza, senza accorgerci che finiremo come le famose rane in ammollo, che non si accorgono del calore dell’acqua in cui sono immerse, perché è qualcosa di graduale e quasi piacevole, fino a ritrovarsi cotte e pronte da essere mangiate.
Il Sudafrica è un paese ricco di contraddizioni e Karin Brynard non indora la pillola nel presentarcelo. Il romanzo è una visione molto disincantata di quanto sta accadendo, e ci mette in guardia su quanto ancora potrà accadere, ma con una pennellata ai suoi personaggi che diventano indelebili al pari dei tatuaggi sulle braccia.
Libro assolutamente da leggere.

Cecilia Lavopa


La scrittrice:
Karin Brynard ha ricevuto diversi premi letterari, tra cui il Debut Prize della University of Johannesburg e due M-Net Award. Giornalista, ha lavorato a lungo per il settimanale Rapport come corrispondente per la politica estera. I suoi romanzi sono stati pubblicati in afrikaans, inglese, tedesco, francese, olandese e italiano. Nel 2018 le Edizioni E/O hanno pubblicato Terra di sangue. Vive a Stellenbosch.