Giuseppina Torregrossa – Il sanguinaccio dell’Immacolata

990

Editore Mondadadori / Collana Omnibus
Anno 2019
Genere Giallo
237 pagine – brossura e epub


Tutti gli anni, come un infernale vortice di folli, dal sette dicembre al sette gennaio Palermo cade vittima del demone del gioco. A ogni costo e ogni e qualunque gioco aristocratici, benestanti e cittadini di ogni rango fino al più modesto, che siano giovani, vecchi o bambini vengono contagiati da una pericolosa febbre, un sacrosanto e inalienabile sacrificio collettivo. Su quell’altare si bruciano milioni o i sudati risparmi di una famiglia. Persino la sacrosanta tredicesima non esce immune da quel massacro. Il sanguinaccio dell’Immacolata. La dottoressa Marò Pajno, personaggio che la Torregrossa ci ha già presentato in altri romanzi (Panza e prisenza e Il basilico di Palazzo Galletti), pur arrivata con grinta al comando del nucleo “antifemminicidio” con il grado di vice questore, sta attraversando un brutto periodo. La quarantina incombe. Lei è abulica, dorme poco e male, si sente brutta e flaccida. In più pian piano si è lasciata andare e ora si trova a fare i conti con qualche chilo di troppo. Ne ha presi cinque e la bilancia li marca tutti, facendola approdare, lei alta 1,61, alle soglie della taglia 46… Ma il “limio” e l’insicurezza che sente dentro non sono legati solo alla pioggia che da giorni bagna implacabile la città. Da qualche mese infatti la sua storia con Sasà è finita. Ha provato a rimpiazzarlo con una virata al femminile, con Marina, donna del giro in, quello che conta delle ville da favola.

Puro sesso senza affetto e che a conti fatti non l’appaga davvero. Poi, come se non bastasse, sua madre continua a tampinarla con la storia di farsi una famiglia perché è certezza che “la fimmina insoddisfatta mangia”. Insomma Marò vegeta male con la bulimia in agguato… E il lussuoso ricevimento in una villa con giardino dove va plagiata da Marina, non fa che peggiorare la sua inquietudine tanto più che al ritorno in macchina, l’amica, che ha bevuto troppo, rischia d’investire una giovane passante all’uscita dal cancello. Non resta che andare a casa , ma appena il tempo di chiudere occhio che all’alba viene scoperto in un negozio il cadavere di Saveria Russo, una giovane pasticciera uccisa con due colpi di pistola. Il questore Bellomo ordina a una riluttante dottoressa Pajno di indagare proprio su quel delitto che in apparenza non sembrerebbe avere legami con il suo lavoro al nucleo antifemminicidio. Poi, come se non bastasse, proprio lui, il questore Bellomo, che Marò Pajno giudica un arrampicatore votato solo agli scatti di carriera, comincia a stuzzicarla facendole velate promesse e al tempo stesso stufandola con paternali e suggerimenti a prendersi cura di sé, ma insomma cosa vuole da lei? Ciò nondimeno obbligata a ubbidire, nonostante le sue paturnie, sfoderando la sua grinta per approfondire l’indagine si accorgerà presto che in quell’omicidio troppe cose non quadrano.

Anche in questo romanzo si fa largo il tema del femminicidio caro alla scrittrice, un tema sempre attuale e forse sottovalutato, quasi fosse un omicidio di genere inferiore. Ma stavolta sarà addirittura peggio di un femminicidio perché a conti fatti, premeditato come punizione di uno sgarro, diventa un’ignobile sopraffazione di stampo mafioso contro Saveria, non solo perché donna ma perché è un essere pensante. La Torregrossa ci sa fare e ci trasferisce a Palermo con fotografica descrizione di strade, piazze, mercati, vicoli e case siciliane. Poi ci coinvolge virtualmente con la sua narrazione intensa, colorita e gustosa al pari delle tante ricette che allega, dove spadroneggia una squisita gastronomia. Tanto che la Sicilia, anzi la Palermo di Marò descritta dalla Torregrossa ci arriva aureolata da un caleidoscopico mulinare di sapori, profumi, essenze, condita dalla sensualità di dolci e primi piatti in un trionfale tripudio di arancine, sfincioni, caponate e cannoli. Una goduriosa sensualità fatta di tatto, vista, odorato ed erotismo quanto basta per una trama precisa, puntuale, spesso crudele e corrosiva che intriga.

L’ambientazione è, ancora e sempre, la sua Palermo, la città che incornicia ed esalta mirabilmente i suoi personaggi. Quella splendida e millenaria città dove Giuseppina Torregrossa è nata, che ha lasciato per la sua professione di medico ginecologo a Roma, ma dove la riporta l’affetto e lo stringimento della nostalgia. Affetto che non l’acceca, però, anzi la costringe a vedere e giudicare. Purtroppo Palermo sta cambiando e non in meglio.

Patrizia Debicke


La scrittrice:
Giuseppina Torregrossa è nata a Palermo. Madre di tre figli, vive tra la Sicilia e Roma, dove ha lavorato per più di vent’anni come ginecologa. Con Mondadori ha pubblicato Il conto delle minne (2009, tradotto in dieci lingue), Manna e miele, ferro e fuoco (2011), La miscela segreta di Casa Olivares (2014) e, nel 2012, Panza e prisenza, dove compare per la prima volta il personaggio della commissaria Marò Pajno.