Gianni Simoni – Il singhiozzo del violino. Un’indagine del Commissario Lucchesi

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Editore Tea / Collana Narrativa Tea
Anno 2019
Genere Giallo
245 pagine – rilegato e epub


Come spesso ho avuto modo di dire, ritrovare un personaggio conosciuto, che fa parte di una serie, è come rivedere un vecchio amico. Andrea Lucchesi ormai lo è, per me.
Dopo le rilassanti vicende dei due pensionati, Petri e Miceli, che si svolgono sempre su tranquilli binari di normalità, Gianni Simoni ha creato (alcuni romanzi or sono, ormai) questo nuovo poliziotto, decisamente più intrigante come personaggio.

Per chi ancora non lo conoscesse, Andrea Lucchesi è un poliziotto, mulatto, perché italiano per parte di padre ed africano di madre. Bell’uomo, interessante, ma questo suo aspetto gli ha sempre creato problemi: ogni tanto coglie qualche epiteto razzista; qualcuno, chiamandolo “negro”addirittura si sorprende che un uomo di colore possa fare il commissario di Polizia. Lucchesi dovrebbe essere abituato, ma in fondo soffre di questa situazione, ed allora in alcuni momenti diventa aggressivo, persino antipatico.
Ma ora, arrivati a questo momento, la sua vita si è abbastanza normalizzata, anche se la salute è molto precaria: ha una compagna che ama molto, Lucia Anticoli, sua collega, che però è a riposo dopo un brutto trauma. Ha una figlia, Alice, avuta con la ex moglie, a cui è legatissimo, e la sua vita prosegue con il solito tran tran.

Un giorno Lucchesi viene chiamato al cospetto di un cadavere: ordinaria amministrazione, direte voi, se no che poliziotto sarebbe? Ma l’uomo resta impietrito: il vecchio (mendicante? O simile?) accasciato sul marciapiede col suo violino al fianco – era lo strumento che gli dava sostentamento – è una sua conoscenza! Non soltanto, ma Andrea Lucchesi provava per lui una grande simpatia e tenerezza. Un anziano, che non dà fastidio a nessuno, ma si contenta di racimolare qualche monetina suonando un vecchio violino, non può che toccare il cuore.
Ma il commissario non sa nulla di lui, neppure il nome.
Decide immediatamente che si dedicherà anima e corpo al caso, perché deve trovare l’ assassino. Cosa può mai avere fatto un povero vecchio, da meritare la morte?
Anche Lucia capisce che questo dilemma da risolvere abbia un’importanza particolare per lui, e lo incoraggia, e gli promette aiuto. Lucchesi sa, da Ahmed, un testimone che vende lì a fianco le sue merci poco lecite, che un anziano con un loden ed un cappellino era venuto di fronte al violinista, poi lo aveva spinto con forza contro il muro retrostante, facendogli battere violentemente la testa.

Il primo indizio favorevole per l’indagine viene dall’autopsia: l’anziano ha tatuato sul braccio un numero. Sicuramente è stato prigioniero in un campo di concentramento.
Le indagini da qui partono serrate, nel mondo ebraico milanese.
La strada è lunga e tortuosa, ma con pazienza certosina e con l’aiuto di Lucia e della sua squadra, Lucchesi arriva all’identità, poi al nome del misterioso anziano in loden e, da qui in poi, una scoperta dopo l’altra.
La storia affonda le sue radici ai tempi del nazismo, alle deportazioni, alle condizioni devastanti dei pochi superstiti, ed il rivangare rinnova dolorosi ricordi, che sarebbe stato meglio non riportare a galla. Ma Lucchesi vuole arrivare alla soluzione, a ogni costo.
Di pari passo, vanno le vicende personali del commissario, il rapporto con Lucia, le sue crisi, i problemi della figlia adolescente da risolvere.
Un noir di casa nostra, con situazioni normali e possibili.
Niente di stratosferico, ma una gradevole trama che scorre fluida, grazie anche all’ottima scrittura di Gianni Simoni, magistrato che ha legato la sua fama al processo Sindona, e che si è dedicato in età matura alla scrittura di gialli. Con successo, aggiungo.

E’ sottinteso che una vicenda come quella narrata, in questi tempi particolarmente difficili, non è fine a sé stessa, ma porta a riflettere su quel periodo nero della storia, sulle conseguenze, e sulla speranza che nulla abbia a ripetersi!

Rosy Volta


Lo scrittore:
Gianni Simoni vive a Milano dal 1985, ex magistrato, si è occupato della maggior parte dei processi di sequestro di persona a scopo di estorsione e di alcuni dei processi “politici” di quegli anni, svolgendo indagini sulle cellule bresciane legate alle BR e a Prima Linea. Nel 1985 si trasferisce alla Procura Generale di Milano, tratta come pubblico ministero alcuni dei principali processi di criminalità organizzata (Wall Street, Count Down) e il processo d’appello per l’omicidio Ambrosoli. Conduce l’inchiesta sulla morte per avvelenamento di Michele Sindona nel carcere di Voghera. Con Garzanti ha pubblicato Il caffè di Sindona, in collaborazione con Giuliano Turone. È autore dei casi dell’ex giudice Petri e del commissario Miceli e delle indagini del commissario Lucchesi,