Editore Fazi / Fuori collana
Anno 2019
Genere Non fiction
468 pagine – brossura e epub
Traduzione di Giuliano Bottali e Simonetta Levantini
Premessa: questa mia recensione è stata già pubblicata su Contorni di noir nel 2013, poiché il libro era stato pubblicato da Fazi con il titolo L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa. Ora contenta della nuova pubblicazione, da cui è stato tratto il film The Irishman, con la regia di Martin Scorsese e un cast pazzesco: Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel tutti insieme.
Da qualche parte, laggiù oltreoceano, mi si era indurito qualcosa dentro che, dopo di allora, non sarebbe mai più tornato tenero. Ci si abitua alla morte. Ci si abitua a uccidere (…) Laggiù eri consapevole, ogni minuto di ogni giorno, di correre il rischio di essere ucciso o mutilato. Non potevi permetterti di esitare. Spesso avevi solo un secondo per decidere di essere giudice, giuria e boia.
“Jimmy Hoffa era uno degli uomini più importanti che avessi mai incontrato.” Così iniziò la lunga confessione di Frank Sheeran – da anni incarcerato e costretto su una sedia a rotelle – al suo avvocato ed ex procuratore generale Charles Brandt in merito alla scomparsa di uno dei più importanti leader sindacali del paese, nel ventennio a cavallo tra gli anni ’50 e ’70. Jimmy Hoffa, conosciuto oggi come vittima della sparizione più clamorosa della storia americana, fu simbolo di uno sciopero soprannominato “Strawberry Boys”, che coinvolse gli autotrasportatori di davvero insolito per quell’epoca.
Era talmente potente, che Bobby Kennedy lo definì come l’uomo più potente degli Stati Uniti dopo il presidente. Oggi la cosa più simile allo Hoffa di allora potrebbe essere un gruppo di heavy metal.
Diventò attivista della Sezione 299 della più importante unione sindacale americana, l’International Brotherhood of Treamsters, a Detroit. E Frank Sheeran, “l’Irlandese” lo affiancava.
Jimmy Hoffa era un personaggio scomodo, capace di mettere in ginocchio uomini potenti, attraverso il potere del sindacato e tramite l’appoggio dei più pericolosi personaggi della mafia.
Il romanzo ci porta a scoprire, mediante la scrittura di Charles Brandt, la vita di Frank Sheeran, fatta di sacrifici e di durezza, che lo hanno reso una persona arida e senza scrupoli. Freddo a tal punto da uccidere a comando, senza porsi troppi interrogativi. Ingaggiato dalla criminalità organizzata, si era costruito una fama di dipingere le case e occuparsi di lavori di falegnameria, messaggio cifrato che significava uccidere un uomo e occuparsi anche della sparizione del cadavere senza lasciare traccia.
Nato durante la Grande Depressione, fece il soldato in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Tornò da quella guerra segnato nel profondo, rivestito da una corazza resistente, come fosse piombo.
Fu accolto fra le braccia di Cosa Nostra, dove conobbe Jimmy Hoffa e Russell Bufalino. Quest’ultimo, definito dai tutori dell’ordine Don Rosario Il Tranquillo, era a capo della famiglia Bufalino, la quale controllava la Pennsylvania del Nord e vaste zone dello Stato di New York, del New Jersey e della Florida. Jimmy e Russell erano molto simili: forza allo stato puro, dalla testa ai piedi. Scaltri e duri, fisicamente e mentalmente.
Hoffa fu visto per l’ultima volta il 30 luglio 1975, fuori da un ristorante di un sobborgo di Detroit dove avrebbe dovuto incontrare il capo degli autotrasportatori del New Jersey insieme al boss mafioso della città. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e la notizia ufficiale della sua morte risale al 1982.
La potenza di questo romanzo è la storia stessa di vite vissute e pretesto per focalizzare un periodo, dal 1957 in poi, in cui gli americani presero definitivamente coscienza dell’esistenza di una rete del crimine organizzata negli Stati Uniti. Per anni il direttore dell’FBI, J. Edgar Hoover, aveva rassicurato gli americani sull’inesistenza di un’organizzazione del genere, ma in realtà non solo esisteva, ma operava come uno Stato nello Stato, la cui capitale era New York.
Testo potente, che colpisce per la durezza e la spietatezza degli uomini. Una prosa reale, costruita in anni di testimonianze registrate su un mistero rimasto senza spiegazione per trent’anni, per il quale la trasposizione cinematografica (Martin Scorsese ci sta lavorando e gli interpreti saranno Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci) non solo è incontrovertibile, ma necessaria.
Alla fine della lettura, rimane un’amarezza di fondo: da quanti misteri siamo ancora circondati e quando riusciremo ad avere tutte le risposte ai nostri interrogativi? O siamo specchi d’acqua apparentemente calmi in superficie, che in realtà celano anfratti pericolosi dei quali neghiamo l’esistenza?
Cecilia Lavopa
Lo scrittore:
Charles Brandt è nato a New York City. Già insegnante d’inglese, dal 1976 lavora come avvocato e investigatore privato. Considerato tra i più brillanti legali d’America, è stato procuratore generale dello Stato del Delaware. È spesso chiamato in causa per interrogare criminali particolarmente reticenti, ed è autore di diversi libri nati dalla sua esperienza legale.












