Editore NN – Collana La stagione. Gli innocenti
Anno 2019
Genere Noir
226 pagine – brossura e epub
È la fine di settembre. Un settembre che sembra agosto. È un caldo soffocante. Un caldo di Scirocco. Siamo in Puglia, dentro alla casa di Mimì, un boss della Sacra Corona Unita. La casa è piena di gente. Quella casa che non ha mai sentito sua. Anche la sala è piena di gente. Di gente e di una bara. E la bara è piena del figlio di Don Mimì. Del figlio suo, Michele, quindici anni che si è suicidato gettandosi dal settimo piano. Mimì, che è marito e padre di due figli, Arianna e Michele, si deve occupare di questa tragedia che gli riempie la testa e gli svuota il cuore colmandolo non di dolore ma di qualcosa di diverso. Ora Mimì si sente padre soltanto a Michele. E non riesce a respirare. E non riesce a pensare ad altro che non sia questo.
“Niente può essere uguale a prima se sulla strada davanti a casa c’è la macchia lasciata da tuo figlio. O da tuo fratello.”
Don Mimì deve sapere il perché. Deve vendicarsi. Sembra che ciò che ha scatenato questo gesto disperato in Michele sia stato il rifiuto di una ragazzina sua coetanea, di cui lui era innamorato. Nicole, così si chiama, viene sequestrata, non senza conseguenze collaterali, dagli scagnozzi del boss per essere condotta in un luogo dove vengono portati coloro che hanno fatto “qualcosa di brutto”, con l’intenzione di iniettare in loro il seme della paura. Qui vengono lasciati alla presenza di Veli, poco più di un ragazzo, poco meno di un uomo che li dovrà sorvegliare e controllare.
Andrea Donaera ha scritto un romanzo bello, potente, che si racconta a noi attraverso le voci dei diversi personaggi adottando vari registri verbali che ci proiettano direttamente nelle azioni vissute, moderando i tempi e la tensione narrativa. Prezioso il dialetto pugliese che aggiunge tono, ritmo ed una certa musicalità. Un linguaggio crudo e spiazzante che trova il coraggio di mostrarci la poesia e il male. Un male che infetta chiunque ne venga investito o anche solo sfiorato.
“Lì ho capito – davvero – la bestia: in quella carezza. E non posso non pensare, con orrore, con terrore: come se la sua bestia fosse un germe capace di trasferirsi, di infettare anche te.”
Un romanzo bello. E tremendo. Per i sentimenti che ne scaturiscono con prepotenza. Per l’orrore. Per la facilità e la bellezza con cui si esercita la forza. Per il bisogno di sentirsi vivo avvertendo e suscitando la paura negli altri. Per il modo di mettersi in salvo da essa, rifuggendo da uno sguardo. Per quanto sia difficile fidarsi di qualcuno. Aprirsi con qualcuno. Scappare da qualcuno. Per la tenerezza che sboccia nel buio, nel sudicio, nella mancanza di libertà, sicuramente alimentata dal terrore e dalla necessità di tenerlo a bada. Per come si possa conoscere noi stessi nell’incontro con una persona. Per l’importanza delle parole. Quelle dette e quelle scritte. Quelle che s’imprimono a fuoco sulle pareti di un cuore intingendo il loro inchiostro nel sangue pulsante per poi farsi macchia oscura, impossibile da rimuovere.
Una storia dove ogni singola parola ha un peso specifico. Una storia per chi non si fa spaventare. Che ti avvolge in un sudario per poi trascinarti pagina dopo pagina nella minaccia di inghiottirti, lasciandoti pericolosamente appesa ai dettagli. A una bara piena del corpo di un figlio. A delle righe cancellate. Ai contorni di una schiena che sbiadisce nella sagoma di un poster. Dietro una porta, scrutando dentro al bagno di uno stadio. Nelle mani che odorano di cipolla. In una lama affilata dentro ad un sacco nero. In quella terra rossa e polverosa che nasconde agli occhi ma non al cuore.
Federica Politi
Lo scrittore:
Andrea Donaera è nato nel 1989 a Maglie ed è cresciuto a Gallipoli. Nel 2019 ha pubblicato la raccolta Una Madonna che mai appare all’interno del XIV Quaderno italiano di poesia contemporanea edito da Marcos y Marcos. Io sono la bestia è il suo primo romanzo.












