Luigi De Pascalis – Il pittore maledetto

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Editore Newton Compton / Collana Nuova Narrativa Newton
Anno 2020
Genere Giallo storico
320 pagine – brossura e epub


Genio o follia? Chi era veramente Francisco Goya? Prova a spiegarcelo con la sua solita bravura Luigi De Pascalis. E per farlo sceglie una formula che inanella un’avvincente catena di flash back attraverso le parole di addio, quasi punto di morte rivolte al figlio della sua ultima compagna Leocadia Weiss Zorrilla, Guillermo Weiss Zorrilla, fratellastro della figlia non riconosciuta di Goya Rosarito, Maria Rosario Weiss Zorrilla. Spagna estate del 1856, nell’atmosfera da incubo e da caccia alle streghe che permeava la Spagna, un paese profondamente segnato dal malgoverno, dalle invasioni napoleoniche, dalle tante idealistiche rivoluzioni e dalla restaurazione, con i politici e i regnanti in instabile equilibrio sul trono, Leocadia Zorrilla, ormai piagata da un tumore pare attaccata con un filo alla vita solo dalla necessità di raccontare, di riportare alla luce tutti i particolari della vita del grandissimo pittore. Necessità che ci permetterà di conoscere Goya nel duplice aspetto di uomo e artista. Di sapere del suo lontano viaggio a Roma e della sua incontrollabile passione per la Duchessa d’Alba. Goya non fu mai un pittore di corte formale e accademico. Nei suoi ritratti fatti ai Grandi di Spagna, riuscì perfettamente a rappresentare l’ottusità e la grettezza della famiglia reale, le loro piccole e meschine volontà, tutto il senso dell’arretratezza che la monarchia spagnola rappresentava dopo i grandi secoli del suo splendore. Ma nel 1819 Francisco Goya settantatreenne, ancora in carica come “Pintor de camera del Rey”, insofferente del nuovo corso politico, compra una nuova casa, nella campagna madrilena, la chiama in maniera evocativa la “Quinta del sordo”, perché tale è ormai da anni e ci si trasferisce con la giovane amante Leocadia Weiss, e i due dei figli piccoli di lei, Guillermo otto anni e Rosarito cinque anni.

Neppure un anno dopo Goya si sente male e gli verrà diagnosticato il saturnismo. L’artista si è avvelenato con il piombo contenuto nei colori, soprattutto nel bianco, per la sua cattiva abitudine di bagnare il pennello con la saliva. La malattia, terribile, comporta sofferenze ma anche e soprattutto incubi, allucinazioni accompagnate da continui sbalzi di umore e dalla violenza che gli fa picchiare la sua compagna. Un bravo medico lo cura con grande dedizione, con il tempo riesce a guarirlo ma non sarà in grado di restituirgli l’udito ormai irrimediabilmente leso. Vivere con Goya non è facile. Come spesso accade, genialità e tormento procedono fianco a fianco nella vita dei grandi artisti. Goya, sordo dal 1792 e prigioniero di un mondo cupo che lui stesso ha creato, di notte sfoga i suoi tormenti trasformandoli nelle spaventose figure che dipinge a olio sui muri di casa. Rosarito, che ora ha sei anni e non sa di essere sua figlia, spia di nascosto il pittore che per poter lavorare nell’oscurità porta uno specie di cappello, un sostegno metallico per una corona di candele accese. Tra il Maestro e la bambina, che ha un precoce e straordinario talento per il disegno, comincerà uno stretto rapporto, costellato da momenti di gioia e serenità, gesti d’amore e colpi di genio ma guastato talvolta da incomprensioni. Li unirà l’amore per l’arte ma il destino, maligno e crudele, seminerà difficoltà, fughe e tragedie lungo il loro non facile cammino.

Sullo sfondo di quella convivenza, si evolvono le difficili vicende politiche e sociali della Spagna che rendono tutto più complicato. Goya, Leocadia e i bambini, dovranno abbandonare la Quinta del sordo, percorrere tortuosi cammini e lasciare la Spagna per la Francia, ignari di cosa troveranno dietro l’angolo. Nella “Quinta del sordo”, lungo la riva del fiume Manzanarre, Goya aveva dipinto, sulle pareti del primo piano, immagini spaventose che sembravano assorbire ogni felicità, cancellando la speranza. Sono le cosiddette “Pinturas Negras”, Pitture Nere, in cui i temi trattati mostrano infatti una visione inquietante, grottesca e crudele dell’umanità, del potere, della violenza tra gli uomini che sfocia nella guerra, nella violenza e nella morte, regalando al maestro il tardivo soprannome di pittore maledetto. Dipinti nei quali sembra solo emergere il lato più oscuro dell’essere umano.
“Il Pittore Maledetto” è un romanzo in cui prendono vera vita i paurosi incubi che affollano la mente di Goya. Ricordi di un marito sempre infedele, di un padre assente, di un amante egoista che si trasformano, nella narrazione, nella testimonianza di come il venir meno della ragione possa solo generare mostri, superstizioni, cattivi presagi malvagità e oppressioni. Ciò nondimeno le varie voci narranti del romanzo spiegano anche del fulgido mistero e della luce di tante delle sue opere. Saremo testimoni di episodi ricordati che diventano, per Leocadia, anche il modo per placare il dolore che l’assilla dalla morte di Goya. Il tempo inesorabilmente distrugge tutto di noi: la bellezza, il corpo, la mente. L’esistenza è fatta anche dalla parte più oscura dell’anima dove si nascondono le paure che ci attanagliano. Si assiste anche a quella che fu la duplice essenza dell’artista: quella della sua pittura ufficiale, esuberante, ariosa che vede i regnanti di Spagna come soggetti, e l’altra, la pittura privata, quella del buio quando il pessimismo affonda la speranza. O quando tutto, col tempo, acquista l’amaro sapore delle occasioni perdute.

Ma è davvero l’amore che conta nella vita? E se sì, quale genere d’amore? Quello avuto; quello offerto senza interesse oppure quello sciupato con indifferenza, magari non compreso; oppure quello rubato e mai reso? Sarà forse di questo amore che Leocadia vuol parlare con suo figlio Guillermo. Lei che ormai sente la morte accanto a sé, vuole che suo figlio sappia tutto del passato. Un fiume di parole piene di nostalgia, tristezza, dolore, solitudine, felicità, rabbia. Sono questi “i conti della vita”? Ma non sarà che il vero testamento di Goya, forse ormai dimenticato da Leocadia sia il piccolo dipinto più rappresentativo, quasi il simbolo degli anni alla Quinta del sordo? Quel cagnolino, seminascosto, che con sguardo impaurito, osserva le diavolerie dipinte dal suo padrone sulle pareti? Quel cagnolino che pare quasi simboleggiare lo spirito del grande Maestro. Quello spirito che, pur schiacciato da quanto lo circonda, resta fermo là, immobile, testimone e spettatore ma, allo stesso tempo, anche protagonista di uno straordinario carosello infernale.

Patrizia Debicke


Lo scrittore:
Luigi De Pascalis ha pubblicato con grande successo numerosi racconti di genere fantastico ed è tradotto in Francia, Germania e Stati Uniti. Ha vinto per due volte il Premio Italia, una il premio Acqui per il migliore romanzo storico, è stato finalista al Premio Camaiore e candidato al Premio Strega 2016. La Newton Compton ha pubblicato Il sigillo di Caravaggio e Il pittore maledetto.