Alice Basso – Il morso della vipera

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Editore Garzanti / Collana Narratori Moderni
Anno 2020
Genere Giallo
302 pagine – rilegato e epub


È ufficiale: sono una fan di Alice Basso. La stimo come scrittrice e come essere umano. Ha delle qualità oggettive che la collocano di diritto nel mio personale olimpo delle persone autorevoli, quelle che ogni cosa scrivono o dicono vale la pena appuntare, tenere a mente e sottolineare. Alice Basso è simpatica, dotata di un’ironia sempre efficace, è una “tosta” come i suoi personaggi e, last but not least, scrive davvero bene. I suoi romanzi sono sempre originali e brillanti e il suo strizzare gli occhi ai classici del poliziesco e del noir denotano la sua enorme cultura in materia.
Dopo le avventure della Ghostwriter più brillante e dark della penisola, conosciuta e apprezzata grazie alla serie di Vani Sarca (il ciclo si compone di cinque titoli e si è concluso con “Un caso speciale per la ghostwriter) la Basso stravolge completamente tematiche e ambientazioni, esce dalla comfort zone che le ha garantito un meritatissimo successo e crea il personaggio di Anita Bo.

Chi è Anita? Cosa rende le sue avventure irresistibili, perché non ci farà rimpiangere la sociopatica e geniale Vani? Prima cosa Vani e Anita non si potranno mai incontrare, la storia si svolge infatti sempre a Torino, ma nel 1935. Mentre Benito Mussolini e il fascismo imperversano, Anita sembra non essere interessata più di tanto a quello che le accade intorno. Di buona famiglia, di bella presenza, svampita e allegra al punto giusto. Ha puntato, ricambiata il più bello del quartiere, il buon Corrado e la vicenda parte proprio da qui: Corrado chiede la sua mano. La storia sembra conclusa sul nascere. E invece.
Anita dimostra subito di avere una marcia in più, quella giusta dose di curiosità e coraggio che le fanno avere l’ardire di procrastinare il matrimonio e di metterlo in stand by per sei mesi. Anita vuole infatti provare l’esperienza del lavoro e imitare almeno in questo la sua amica del cuore, Clara che fa la dattilografa, anche se lei non ha le sue stesse qualità e non ha mai amato studiare. Dopo un colloquio esilarante viene assunta presso la casa editrice che realizza la rivista Saturnalia che traduce e pubblica racconti gialli e hard boiled inediti in Italia e tiene buona la censura pubblicando le avventure del commissario Bonomo, il perfetto cittadino fascista, che incarna i valori fondamentali del regime.

I racconti di Bonomo sono un tripudio di luoghi comuni e di banalità scritte solo per compiacere il duce, e stridono con i meravigliosi titoli tradotti dall’affascinante editore e scrittore Sebastiano Satta Ascona. Grazie a quelle pagine Anita comincia a prendere consapevolezza e a dare un senso e un nome a l’inadeguatezza che le faranno prendere le distanze dall’arroganza dei fascisti e a ribellarsi all’aberrante dittatura agendo con acume e furbizia. Quei racconti gialli che ormai ama, quelle storie e quelle parole la stanno rendendo una persona nuova e migliore.
“ Che ironia, il regalo che può essere una manciata di parole. […]. Parole che non hanno paura, che alzano il tappeto e mostrano lo sporco che c’è sotto, il crimine e la necessità e l’ingiustizia e a volte la disperazione. E che dicono male della guerra e bene dell’amore e ispirano pietà verso i deboli e coraggio contro i potenti e così via. Parole incendiarie, da maneggiare con cura.

Possibile che delle banalissime parole, scelte in un certo modo, messe in un certo ordine, siano capaci di cambiarti la vita?”
Un’indagine vedrà coinvolta Anita, un omicidio del passato, un mistero da risolvere: una giovane donna uccisa anni prima da quello che sembra all’apparenza il morso di una vipera. In realtà il maggior sospettato è un eroe di guerra al quale è stato da poco dedicato un monumento. Lo scopo di Anita sarà quello di rendere giustizia alla giovane donna grazie proprio all’insegnamento dei suoi nuovi eroi, quei detective affascinanti e consumati che le hanno fatto dono di un nuovo sguardo.
C’è molto altro in questo primo episodio e Anita ha tutte le qualità per diventare seriale. Anziché anticipare altro, privandovi del piacere di conoscere personaggi e situazioni, concludo la mia recensione con la splendida poesia George Gray (Antologia di Spoon River) citata nel romanzo. Buona lettura!

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio.
È una barca che anela al mare eppure lo teme.

Susanna Durante


La scrittrice:
Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.