Abir Mukherjee – Fumo e cenere

2392

Editore SEM
Anno 2020
Genere Giallo
400 pagine – rilegato e epub
Traduzione di Alfredo Colitto


Abir Mukherjee è uno scrittore britannico di origine indiana, nato a Londra e cresciuto in Scozia. Nel 2014 partecipa al concorso organizzato dal Telegraph, e lo vince, con il romanzo L’uomo di Calcutta. Fumo e cenere è il terzo romanzo storico-thriller che vede protagonista il capitano Sam Wyndham e la città di Calcutta, ed esce in Italia edito da Sem Libri.

Non è insolito trovare un cadavere in un’impresa di pompe funebri. È solo raro che ci entri di sua iniziativa. Era un enigma da assaporare, ma non ne avevo il tempo, mentre correvo per salvarmi la vita.

Siamo a Calcutta. È il 21 dicembre del 1921. Sam si trova, come troppo spesso accade ormai, in una fumeria d’oppio nei bassifondi della città, ma una retata lo costringe a fuggire improvvisamente, passando sui tetti. Ed è lì che trova il corpo: un uomo, che identifica come cinese, ormai sta esalando i suoi ultimi respiri. Come dovrebbe comportarsi? Sam è infatti un capitano di polizia ma l’oppio offusca la sua mente, e si ritrova a compire delle scelte scellerate.

Gli avevano cavato gli occhi, lasciandoli sul pavimento accanto a lui; una vecchia cicatrice attraversava il lato sinistro, dall’attaccatura dei capelli alla mandibola. E poi c’era il piccolo particolare del coltello piantato nel petto.

Un rito? Una vendetta? O una semplice morte di quelle che ormai in città non si contano più? Quando però Taggart gli chiede di indagare su un secondo omicidio Sam non ha più dubbi: in città c’è un serial killer. Così Sam, assieme a Banerjee, sottoposto ma anche suo unico amico, uno dei pochi nativi che ha scelto di schierarsi dalla parte degli inglesi e non partecipare agli scioperi e alle sommosse organizzate dal movimento del Mahatma Gandhi, si ritrova in un turbine di violenze, omicidi e misteriosi esperimenti.

Il raid della notte prima era stato ordinato dalla Sezione H con il pretesto di aver ricevuto un’informazione su un gangster cinese in visita in città. Ma la Sezione H aveva il compito di monitorare i sovversivi politici indiani.

Perché la Sezione H è così interessata ai casi? Perché l’omicidio di un cinese sta così a cuore a Dawson tanto da imprigionare Sam per intimorirlo? E l’omicidio di una infermiera che lavorare in un ospedale militare come può essere collegato al raid nella fumeria?

«Sì, signore, certo. Das viene da un’importante famiglia bengalese ed è uno degli avvocati più ricchi di Calcutta. O almeno lo era.»

Omicidi, vendette e segreti si intrecciano con la storia dell’India prima della sua indipendenza, quando ancora era una colonia britannica, e al movimento non violento di disobbedienza civile organizzato da Gandhi, e portato avanti in Calcutta da Das e Bose – che diverrà poi eroe nazionale per il suo ruolo nella lotta per l’indipendenza – figure politiche di vitale importanza per il movimento e per la storia della colonia in quegli anni.

Calcutta era una città divisa, in vari modi. A nord la Città Nera, dove risiedeva la popolazione nativa; a sud, la Città Bianca per gli inglesi; e in mezzo una zona grigia, amorfa, per cinesi, armeni, ebrei, parsi, angloindiani ed emarginati vari.

Fumo e cenere è un romanzo storico-thriller ambientato in una nazione, in una città e in un periodo storico di fondamentale importanza. Con L’uomo di Calcutta, ambientato nel 1919, in cui troviamo un’India impoverita dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, Mukherjee inaugura una serie di volumi in cui la storia del Paese si intreccia, e rimane protagonista, con gli efferati crimini in una città, quella di Calcutta, che si presenta in tutte le sue contraddizioni: gli inglesi che governano e riducono a schiavi i nativi; i nativi che protestano per le loro condizioni; gli angloindiani che vengono visti a loro volta come una casta a parte.
Per questo, di particolare interesse è il personaggio di Banerjee – poliziotto nativo, agli ordini degli inglesi, amico di Das che è a sua volta capo del movimento per la liberazione – che incarna perfettamente l’atmosfera della città in quel periodo storico. Mukherjee è maestro nel mostrarci un’India che in pochi conoscono e ad interessare il lettore che vorrà documentarsi riguardo alla storia del Paese, così come effettivamente ho fatto anche io a lettura ultimata. Un romanzo vasto e multiforme in cui l’attenzione del lettore viene sempre mantenuta molto alta, senza perdersi in divagazioni che potrebbero confondere il pubblico. Nonostante l’uso termini poco conosciuti, l’autore ci trasporta in una storia complessa e intricata senza lasciarci incapaci di comprendere la cultura e i sottili equilibri della politica del tempo – grazie anche sicuramente al lavoro rimarchevole del traduttore Alessandro Colitto.

Le proteste, come l’oppio, portavano assuefazione. Più ne usavi, minore era l’effetto.

Fumo e cenere è uno di quei romanzi che, assieme ai precedenti, dovrebbe in madrepatria così come all’estero, trovare il giusto prestigio non solo tra gli amanti del noir bensì tra gli amanti della storia in generale.

Adriana Pasetto


Lo scrittore:
Abir Mukherjee, giovane autore pluripremiato, ha scalato le classifiche con la serie di gialli ambientata nella Calcutta degli anni Venti, tradotta in Italia da SEM e adesso nella 1+1 di Feltrinelli, oltre che nella selezione noir de “La Repubblica”.