Eva García Sáenz de Urturi – I riti dell’acqua

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Editore Piemme
Anno 2020
Genere Giallo
496 pagine – brossura e epub
Traduzione di Paola Olivieri


È la mia prima “novela negra” (paese che vai “giallo che trovi”, concedetemi la battuta scontata sui mille modi di definire un genere poliedrico, non solo per il nome), il mio primo “giallo spagnolo”. Negli anni mi sono appassionato a quello italiano, ai classici inglesi e francesi e in epoca più recente al filone nordico, ma quello spagnolo era una delle tessere del puzzle finita sotto il divano.
Ho voluto iniziare la lettura da neofita, senza chiudermi nella gabbia della comparazione, o legarmi alla catena del preconcetto.
La trama si è rivelata avvincente già dalle prime pagine e ha mantenuto il ritmo incalzante fino all’ultimo capitolo. Il flusso narrativo è interrotto dall’uso di flashback che hanno la duplice funzione di fornire un background a sostegno della storia e arricchire l’intreccio di ampi respiri aumentando la suspense. Il risultato di questa scelta stilistica è straordinario. Tempi morti inesistenti, due linee narrative principali che si intrecciano senza ostacolarsi e si completano a vicenda.

“I riti dell’acqua” è il secondo libro della “trilogia della città bianca” e la narrazione prosegue senza soluzione di continuità. L’esordio è la scoperta di un cadavere in un bosco, appeso per i piedi e con la testa all’interno di un calderone sottratto a un museo di tradizioni celtiche e utilizzato per una serie di antichi riti, detti dell’acqua. L’ispettore Ayala, un profiler esperto e la vittimologa Guana vengono assegnati al caso che, nel corso delle indagini, si scopre essere legato a un evento mai risolto del passato del primo.
La lettura de “Il silenzio della città bianca” non è necessaria, ma potrebbe chiarire molte delle dinamiche, delle relazioni e degli stati d’animo che sono descritti come istantanee di eventi successi nel primo capitolo della trilogia.
Il ritmo al cardiopalmo, le splendide descrizioni delle aree geografiche coinvolte, il fondersi di riti ancestrali con le moderne tecnologie e, last but not least, personaggi credibili, con paure, desideri e lati oscuri, mi hanno fatto apprezzare un filone noir che non avevo mai preso in considerazione.
Una trilogia da leggere dal primo capitolo (non prendetemi a esempio, inizio sempre dal lato sbagliato) con la speranza che ce ne sia sempre uno novo dopo la parola fine.

“A volte hai davanti tutta la storia, ma un albero ti impedisce di vedere l’intero manoscritto e vedi solo un frammento […] A volte non vediamo la parola intera, ma una parte è sufficiente per assumere un proprio significato…”

Matteo Bordoni


La scrittrice:
Eva García Sáenz de Urturi, laureata in ottica e optometria, ha lavorato nel settore ottico per dieci anni. Più tardi è andata a lavorare all’Università di Alicante. Appassionata di letteratura, per tre anni si è documentata per scrivere il suo primo romanzo, pubblicato nel 2012: La saga della lunga vita: The Old Family, un romanzo diventato un fenomeno letterario dal momento della sua pubblicazione.
Nel 2014 pubblica The Children of Adam e Passage to Tahiti, entrambi ben accolti. Nel 2016 ha pubblicato Il silenzio della città bianca, un romanzo nero ambientato nella sua città natale. Per scrivere questo romanzo, ha contattato un’accademia di polizia, dove ha seguito due corsi di ispezione oculare tecnica e sviluppo delle impronte digitali.
La trilogia della Città Bianca ha venduto oltre un milione di copie, rendendola la scrittrice con il più alto numero di vendite in Spagna. Nel 2019 da Il silenzio della città bianca è stata tratta una trasposizione cinematografica, per la regia di Daniel Calparsoro; Belén Rueda e Javier Rey guidano il cast. Nel 2020 ha vinto il Premio Planeta con il romanzo Aquitania.