Editore Einaudi / Collana Supercoralli
Anno 2020
Genere Noir
472 pagine – rilegato e epub
Nel marzo 2016 a Roma un fatto di sangue buca le pareti di un anonimo appartamento della periferia per inondare le case degli italiani catalizzando l’attenzione mediatica, mettendo in crisi le coscienze dei cittadini che guardando a questi fatti si trovavano ad interrogarsi, atterriti e increduli, sul perché, sulle ragioni capaci di scatenare un simile gesto.
“Orrore alla periferia di Roma. Un ragazzo di 23 anni è stato ucciso in un appartamento del collatino dopo essere stato torturato per ore. Il delitto è in apparenza privo di movente.”
Da “la Repubblica” del 6 marzo 2016
Si tratta dell’omicidio Varani di cui sicuramente la maggior parte di voi si ricorderà. Due ragazzi di quasi trent’anni uccisero dopo tre giorni trascorsi tra droga e alcool, un ragazzo di ventitré anni, torturandolo per ore.
Non parliamo di delinquenti navigati ma di ragazzi di buona famiglia, Manuel e Marco, che senza aver mai manifestato atti di violenza, si accanirono sul corpo di Luca, che conoscevano appena, con coltello e martello, solo per la curiosità, sembra, di vedere com’era uccidere qualcuno.
Nicola Lagioia in questo romanzo-verità, “La città dei vivi”, s’impegna in un viaggio difficile. Con sguardo lucido, segue il caso mentre accade riportando tra le pagine del libro parti di processo, interviste e testimonianze delle persone in esso coinvolte, senza perdere mai la propria capacità di analisi e l’attitudine ad interrogarsi.
Ne viene fuori un’indagine che è soprattutto psicologica, sulle ragioni che possano spingere due persone apparentemente innocue, certo con problemi personali ma come possiamo averne tutti, a diventare assassini.
“Abbiamo ucciso una persona.”
“Credo a coltellate. E a colpi di martello.”
Manuel Foffo, 29 anni, confessa al padre l’omicidio e si costituisce. Marco Prato, nel frattempo, ripresosi dopo aver tentato il suicidio in una stanza d’albergo, viene arrestato.
I due durante gli interrogatori raccontano la medesima storia ma scaricando la colpa l’uno sull’altro rendendo difficile scoprire la reale sequenza dei fatti su cui verrà poi fatta luce grazie anche alle analisi di laboratorio.
“Non contava solo la verità dei fatti ma il modo in cui venivano raccontati.”
Dalle pagine del romanzo di Lagioia ne escono i ritratti delle persone implicate con le loro debolezze, anche di parenti ed amici che loro malgrado si trovano catapultati in una situazione che non avrebbero mai creduta possibile. La frustrazione che sfocia nella rabbia. La mancanza di un affetto che spinge alla ricerca spasmodica di qualcosa con cui colmare il vuoto. L’ingenuità che spinge sull’orlo di un precipizio.
Contemporaneamente l’autore ci accompagna in un viaggio nella città di Roma mettendo in risalto la decadenza in cui ci si vive rispetto allo splendore dei marmi che da secoli contribuiscono alla sua bellezza. Un fascino che si nutre di contrasti, che risucchia tra luci ed ombre regalando un senso di libertà difficile da sentire in altre parti del mondo.
Prima di lui lo hanno fatto altri autori. Per esempio, Meyer Levin in “Compulsion”, dove racconta un efferato delitto avvenuto nella Chicago degli anni Venti, quando due ricchi studenti ebrei si accanirono su un ragazzo di quattordici anni. O Truman Capote in “A sangue freddo”, dove si analizza il quadruplice omicidio della famiglia Clutter in kansas. Ma quello che mi colpisce del romanzo di Lagioia è che facendo riferimento ad un fatto avvenuto recentemente e di cui ho memoria, si accentua la sensazione di essere al cospetto di un fatto reale riconducibile a persone e non a personaggi inventati.
Ho letto “La città dei vivi” con estremo interesse e in preda ad una grande voracità avvolta da un velo di tristezza che pagina dopo pagina si faceva sempre più spesso. L’analisi che compie l’autore, senza mai giudicare, porta ad un determinato livello di consapevolezza oltre alla certezza che se i due ragazzi non si fossero mai incontrati, difficilmente presi singolarmente sarebbero arrivati a commettere un delitto così efferato.
Un libro intenso in cui affondare nel fango e ostinarsi a muovere un passo dopo l’altro. Uno spazio dai confini incerti cui tutto diventa possibile. La tragedia, che si abbatte su qualcuno lasciando l’illusione agli altri che a loro con potrà mai succedere. La battaglia, in cui a volte è necessario imbarcarsi per non lasciare che l’identità che hanno di noi finisca per cancellare la propria. La difficoltà, di un genitore di guardare al proprio figlio con uno sguardo diverso da quello che è sempre stato. Il tormento, a cui non c’è mai fine. La brutalità, di una realtà che non si riesce a comprendere.
“La vita che crediamo di aver vissuto.
La vita come un giorno si presenta.”
Federica Politi
Lo scrittore:
Nicola Lagioia è nato a Bari nel 1973. Con minimum fax ha pubblicato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (2001), e con Einaudi Occidente per principianti (Supercoralli 2004), Riportando tutto a casa (ultima edizione ET Scrittori 2017; Premio Viareggio-Rèpaci, Premio Vittorini, Premio Volponi), La ferocia (Supercoralli 2014, Super ET 2016; Premio Strega 2015) e La città dei vivi (Supercoralli 2020).
Nicola Lagioia è nato a Bari nel 1973. Con minimum fax ha pubblicato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (2001), e con Einaudi Occidente per principianti (Supercoralli 2004), Riportando tutto a casa (ultima edizione ET Scrittori 2017; Premio Viareggio-Rèpaci, Premio Vittorini, Premio Volponi), La ferocia (Supercoralli 2014, Super ET 2016; Premio Strega 2015) e La città dei vivi (Supercoralli 2020).












