Tash Aw – Noi, i sopravvissuti

1567

Editore Einaudi / Collana Supercoralli
Anno 2020
Genere Noir
304 pagine – rilegato e epub
Traduzione di Anna Nadotti


“L’effetto farfalla” non è solo un film. James Yorke, padre della teoria del caos, diceva che il solo battito di ali di una farfalla avesse il potere di cambiare il destino del mondo.
È quella cosa che, mentre l’Europa mette al bando l’olio di palma negli alimenti per salvare il mondo, nel giro di breve tempo in Malesia si ferma un intero porto. O se qualche politico in America decide che i guanti malaysiani non si possono più comprare, vengono chiuse di colpo dieci fabbriche.

Ogni giorno ci giungono notizie di sbarchi in Italia di centinaia, migliaia di migranti provenienti dall’Africa, da paesi in guerra che muoiono di fame ma che continuano ad avere armi per uccidere e conquistare un territorio ormai allo stremo.
Ci indigniamo, allo stesso modo proviamo pena per questo carico di esseri umani che affrontano un viaggio verso le nostre coste, affrontando la morte pur di lasciarsi alle spalle la loro casa e rimettersi in gioco.
Allo stesso modo, questo succede anche negli altri Paesi, solo che forse interessa meno, probabilmente non ci arriva l’informazione, visto che il paese “invaso” è un altro. Ma sì, cosa ci interessa? Siamo già troppo presi ad arginare il fenomeno a casa nostra.
Ecco che un libro – straordinario – di Tash Aw, intitolato “Noi, i sopravvissuti”, pubblicato da Einaudi, ci mette di fronte a una nuova prospettiva. Ambientazione Malaysia, protagonista Ah Hock, che in prima persona confessa il terribile omicidio che lo ha portato in carcere e cerca di far comprendere quell’atto orribile attraverso il racconto della sua vita.

Nato in un piccolo villaggio di pescatori sulla costa occidentale, cerca un luogo nel quale costruirsi il proprio futuro, consapevole che emergere in un tessuto sociale così difficoltoso non sarà un’impresa facile. Insieme alla madre, prova a prendere un pezzo di terra da coltivare, ma le continue piogge, i monsoni che inghiottono tutto e mettono in ginocchio una terra di per sé già molto ostile, lo costringe a spostarsi nella capitale, a Kuala Lumpur.
Tu vuoi che ti parli della vita, ma io non ho parlato d’altro che di fallimento, come se fossero la stessa cosa. O perlomeno così strettamente intrecciati che non riesco a separarli – come quegli alberi che vedi crescere negli edifici diroccati nella città vecchia.”

Il padre di Ah Hock era un pescatore, e il nonno prima di lui. La pesca era l’unico lavoro possibile in quel villaggio. In alternativa, c’erano giungle e piantagioni, che volevano dire terra rossa, rocce e fango in mezzo a un sole bruciante. I suoi nonni arrivarono dall’Indonesia all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, anche se arrivavano voci di campi d’internamento, esecuzioni sommarie e quant’altro.
Tash Aw descrive la vita del suo protagonista attraverso una capitale abitata da razze molto diverse tra loro, bangladesi, indonesiani, birmani. “Carne da lavoro”, uomini senza identità, privi di spina dorsale e piegati dal giogo dello sfruttamento.
“Eravamo la razza sbagliata, la religione sbagliata, chi ci avrebbe dato una mano?”

Lo scrittore ci accompagna, mediante questo romanzo, a concepire il la Terra che ci ospita come un uomo decrepito, pieno di acciacchi, che anziché essere curato continua a piegarsi su se stesso aspettando solo di morire. E tutti quelli che gli stanno accanto lo guardano con le mani in tasca, pensando che loro non facciano parte del problema.
Ecco, se iniziassimo a pensare che le nostre azioni hanno delle conseguenze anche all’altro capo del mondo, se fossimo più consapevoli del potere che abbiamo per migliorare la nostra vita, se non ci considerassimo migliori di tanti altri, avremmo già fatto un passo avanti.
Aw, le cui origini ricordano un po’ il protagonista del suo romanzo (i nonni, di origini cinesi e con un’esistenza molto umile, arrivarono in Malesia durante la grande migrazione degli anni Venti) in un’intervista che ha rilasciato, dice che ”Il razzismo non ruota attorno alla persona bianca ”, e la colpa bianca non è “l’unico tipo di colpa al mondo”.

A fine lettura, restano degli interrogativi – senza risposta, purtroppo – su come sarebbe stata la nostra vita senza il razzismo, alle scelte che avremmo fatto se non fossero esistiti i pregiudizi e gli stereotipi, all’attimo in cui veniamo al mondo con l’animo puro e a chi ci vuole trasmettere le proprie verità spacciandole per uniche.

“Quando lasci la tua vecchia casa sei un bambino, quando raggiungi quella nuova sei un adulto.”

Cecilia Lavopa


Lo scrittore:
Tash Aw è nato a Taipei da genitori malaysiani di origine cinese, è cresciuto a Kuala Lumpur e ha studiato in Inghilterra, dove vive. È autore del memoir Stranieri su un molo (Add 2017) e dei romanzi La vera storia di Johnny Lim (Fazi 2006), vincitore del Whitbread Book Award 2005 e del Commonwealth Writers’ Prize 2005, Mappa del mondo invisibile (Fazi 2009) e Miliardario a cinque stelle (Fazi 2018). Le sue opere sono state selezionate due volte per il Man Booker Prize e tradotte in ventitre lingue. Per Einaudi ha pubblicato Noi, i sopravvissuti (2020).