Giorgio Scerbanenco – La bambola cieca

1510

Editore La nave di Teseo
Anno 2020
Genere Giallo
256 pagine – brossura e epub


Giorgio Scerbanenco è una delle penne più versatili del panorama letterario italiano, spaziando dal western alla fantascienza, ma affermando la sua notorietà sul genere giallo con un protagonista che non ha eguali nella letteratura italiana e tanto meno in quella estera: Arthur Jelling.
“La bambola cieca” è il secondo capitolo della serie dedicata al timido e goffo “impiegato dell’archivio criminale di Boston” dalla mente acuta impegnato in una serie di omicidi preannunciati. Il miliardario Déravans sta per riacquistare la vista grazie a un intervento chirurgico che ha del miracoloso. Ma i chirurghi che devono eseguire l’operazione vengono minacciati e poi uccisi l’uno dopo l’altro mentre il mandante degli attentati rimane, almeno apparentemente, nascosto all’ottusa cecità dei metodi classici della polizia. Il punto focale dell’indagine diventa un elemento apparentemente senza alcuna importanza, una bambola senza occhi ritrovata nella clinica e utilizzata da Jelling per risolvere il caso.

La trama semplice e l’intreccio in gran parte lineare, senza i coup de theatre o i ritmi sincopati cui siamo abituati, possono renderlo scontato e ripetitivo al lettore poco attento. Jelling è un uomo acuto e sottile, che torna spesso sui suoi passi, che rimugina, scompone e costruisce teorie in base agli indizi che entrano in suo possesso. È un investigatore che non segue una linea retta, non cerca gli indizi utili, ma si prodiga pedissequamente alla ricerca di quello che è fuori contesto, quello che agli occhi dei suoi colleghi è futile o senza senso. È l’antesignano dell’investigatore stalker. Non si limita a interrogare i sospetti, ma entra nella loro vita, frequenta luoghi e amicizie che li circondano, fa domande scomode con la timidezza di un bambino, e come questo non smette mai di chiedere i perché, i come e i quando, fino allo sfinimento. Potrebbe essere il padre legittimo dell’ispettore Colombo e con questo condivide sia la metodologia d’indagine che la presenza costante di una moglie che ogni tanto appare nei suoi discorsi.

Il racconto è affidato a un narratore con duplice ruolo: spettatore esterno e testimone dei fatti. Questa dualità si attua con un passaggio repentino dalla prima alla terza persona narrante, mettendo l’accento sulle riflessioni scambiate col suo amico investigatore e ricostruendo il filo dei pensieri di quest’ultimo. Questo espediente, utile a chiarire un percorso investigativo che segue i flussi di coscienza più che la razionalità, alcune volte lascia smarriti, ma è fondamentale al fine della comprensione delle indagini.
Bisogna tenere conto che si tratta di un romanzo del 1941, quindi non aspettiamoci indagini alla CSI, tutt’al più qualcosa che fa sorridere il lettore moderno. Il linguaggio ricercato, l’eleganza della narrazione e del lessico aiutano a calarsi in quella Boston d’altri tempi, mettendo in secondo piano l’inadeguatezza dei metodi, puntando i riflettori sui personaggi e la loro caratterizzazione su più livelli che si contrappone egregiamente alla lentezza del racconto.

La lettura di un classico ci pone a un bivio: apprezzarne l’originalità, l’eleganza che ha dato vita ai gialli moderni; o biasimare scetticamente ogni tentativo d’indagine perché non conforme con le conoscenze odierne. Io sono del primo partito. Mi piace immergermi in “epoche” in cui il percorso psicologico, il filo dei pensieri ha una importanza maggiore delle impronte digitali o del DNA. Per questo Arthur Jelling risulta indimenticabile, segue il suo istinto, ascolta le persone, annusa l’aria alla ricerca dell’“odore di selvatico” e partendo da indizi apparentemente banali risolve il caso con naturalezza.

Matteo Bordoni


Lo scrittore:
Giorgio Scerbanenco (1911-1969), nato a Kiev, cresce a Roma ma ancora adolescente si stabilisce a Milano. Negli anni ’30 approda nell’editoria come collaboratore alla Rizzoli e in seguito come caporedattore dei periodici Mondadori, per tornare in Rizzoli nel dopoguerra come direttore dei periodici femminili. Collabora con i maggiori quotidiani e riviste dell’epoca, tra cui il “Corriere della Sera”, “La Gazzetta del popolo”, “il Resto del Carlino” e “Novella”. Scrittore prolifico, ha sperimentato tutti i generi della narrativa ed è riconosciuto come uno dei maestri del giallo italiano, consacrato dal successo della serie di romanzi con protagonista Duca Lamberti e dall’assegnazione del Grand Prix de littérature policière nel 1968. Tra i suoi libri ricordiamo Venere privata, Traditori di tutti, Milano calibro 9, I milanesi ammazzano al sabato, Ladro contro assassino. Tutta la sua opera è in corso di pubblicazione presso La nave di Teseo.