Karin Slaughter – La moglie silenziosa

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Editore: HarperCollins Italia
Anno 2020
Genere Thriller
450 pagine – brossura e epub
Traduzione di Adria Tissoni


“La moglie silenziosa” è il mio primo libro di Karin Slaughter, autrice che avrei voluto leggere molto tempo prima, ma che, vista la sua costante presenza nell’olimpo dei bestseller e il mio atavico scetticismo per libri posti sotto i riflettori, avevo sempre messo nella lista dei “to read” e poi ahimè dimenticato.
Un viaggio in una macchina del tempo che non puoi comandare; che ti porta nel passato, ti scarica nel presente e ti da visioni di un possibile futuro. La trama rimbalza lungo la linea temporale con l’utilizzo costante di un doppio punto di vista per i fatti che accadono nel presente (quello dei due protagonisti Sara e Will) e la prospettiva di Jeffrey, protagonista del passato. Benché la storia sia chiara, questo passaggio continuo tra passato e presente e l’alternarsi della narrazione crea, almeno all’inizio, una sensazione di disagio, soprattutto perché i protagonisti del passato sono gli stessi del presente e le loro azioni si rincorrono in questa danza circolare sospesa in una bolla temporale.

La storia si apre con un omicidio avvenuto durante una rivolta in un carcere. Will Trent, ufficiale del GBI (Georgia Bureau of Investigation) procede ad interrogare possibili testimoni quando uno di questi, un assassino accusato per pedofilia, afferma di avere informazioni rilevanti in cambio della riapertura delle indagini sul suo caso, ritenendosi innocente e ingiustamente condannato. Il passato di quest’uomo è strettamente legato a quello di Sara, compagna di Will, Coroner ed ex moglie del defunto detective (Jeffrey) che al tempo aveva inchiodato con prove indiziarie il detenuto. L’indagine che si prospetta, la riapertura di un passato che sembra ormai sepolto e risolto, getterà del sale su vecchie ferite e un’ombra di corruzione sul defunto marito di Sara. A questa si uniscono nuovi casi che, attraverso una rete di prove e intuizioni, risultano essere strettamente legali a quelli indagati otto anni prima.
I crimini descritti sono viscerali, ti lasciano basito nell’escalation che va dallo stalking alla violenza sessuale fino alle mutilazioni, paralisi e morte. Le descrizioni degli stessi sono vivide, ricche di particolari, tecnicismi, odori pungenti e sensazioni. A queste indicazioni post-mortem si vanno ad aggiungersi i punti di vista delle vittime, il loro essere senzienti in un corpo che non risponde, quella sensazione claustrofobica d’impotenza seguita dalla rassegnazione e dalla volontà che tutto finisca il prima possibile. Un linguaggio crudo, spoglio di qualsiasi virtuosismo o perifrasi che possa addolcire l’efferatezza del crimine. Tutto è tremendamente reale.

La trama, di per sé coinvolgente e ritmata, è sostenuta da personaggi ben delineati, multi-dimensionali la cui evoluzione nel tempo, descritta attraverso i continui flashback, pone sotto i riflettori il percorso che li porta ad aprire la botola che aveva sigillato i traumi del passato. La dualità temporale ci permette di conoscere due universi che sembrano lontani, ma convergenti. Ci troviamo davanti alle versioni di Sara, o di Will, del passato e del presente, ai dubbi, insicurezze e dolori che nel tempo avevano preso una patina opaca squarciata da un presente dalle tinte forti. Ai protagonisti si affiancano personaggi minori, sempre descritti con minuzia, che hanno ruoli chiave nella svolta delle indagini. Ogni elemento sembra trovare il suo posto, nulla è lasciato al caso, e per questo motivo l’intera narrazione risulta reale e avvincente.

Matteo Bordoni


La scrittrice:
Karin Slaughter, nata in Georgia e residente ad Atlanta, è regolarmente ai primi posti nelle classifiche di tutto il mondo ed è considerata una delle regine del crime internazionale. I suoi romanzi, che sono stati tradotti in trentasette lingue, hanno venduto più di 35 milioni di copie. Con HarperCollins ha già pubblicato Quelle belle ragazze, Scia di Sangue, La morte è cieca e La figlia modello.