Piernicola Silvis – Storia di una figlia

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Editore SEM
Anno 2020
Genere Giallo storico
366 pagine – rilegato e e-pub


Verona, primi anni del 2000. Anna e Mariano sono una coppia mal assortita: lei è un medico al primo anno di specializzazione in chirurgia plastica, figlia di un noto imprenditore di successo; lui è un uomo dedito al marketing, burbero e concentrato solo sull’etica del management: sorrisi finti per tutti, esibizione del potere economico, moglie attraente al guinzaglio per poi tradirla nei viaggi di lavoro all’estero. Mentre insieme si recano da un amico, Anna riceve una telefonata dal fratello Massimo in cui viene messa al corrente che il padre, settantanove anni, ha avuto un ictus e versa in gravi condizioni.

“Quando sei giovane e ricca credi sempre che nella vita non avrai mai problemi”. E invece quelli arrivano, sempre, per tutti. Anna si reca vicino al padre allettato e lì incontra sua madre che ormai si è rifatta una vita dopo averli lasciati all’improvviso senza un apparente motivo. Ma è la visita di un uomo a lei sconosciuto, un certo Hermann Kofler che vive in Austria ma di origini italiane, che gli fa tornare alla mente di come suo padre non volesse mai parlare della guerra a cui prese parte, eludendo sempre le domande a tal proposito. Complice un incubo ricorrente in cui vede sempre delle figure che sembrano soldati insieme a donne e bambini prigionieri che soffrono e urlano, Anna decide di scavare nella vita del padre soprattutto in riferimento alla Seconda Guerra Mondiale per scoprire in che reparto operava.

Avete mai sentito parlare di “memoria genetica”? Si tratta della trasmissione delle memorie da avo a discendente. Tramite l’ipnosi, il medico Gregor Pozza che conduce esperimenti presso il CNR, cerca di aiutare Anna che si offre come cavia per capire se quei sogni sono semplicemente tali oppure sono il ricordo tramandatogli da chi l’ha messa al mondo. Inizia qui la seconda parte del romanzo in cui si parla di Seconda Guerra Mondiale, di nazisti e di uccisioni, riaprendo alcune ferite dell’umanità che forse mai si rimargineranno. È un libro che racconta la violenza di quei giorni e alcune domande sorgono spontanee anche se la risposta è talmente ingiustificabile da non avere nemmeno voglia di ascoltarla qualora qualcuno ancora avesse il coraggio di provare a darla. Ma come fu possibile che degli esseri umani abbiano massacrato con tanta ferocia altri esseri umani, tra cui donne e bambini?

Perché la terra che metteva a disposizione del mondo il genio di Einstein e Marx si sia trasformata in un popolo di boia? Forse semplicemente perché “L’uomo è fatto male” altrimenti non è possibile che il credo militare bellico di Hitler in cui non c’è spazio per la pietà ma solo per la brutalità possa aver prevalso su tutto. “La guerra libera gli istinti peggiori degli esseri umani. In mezzo a noi ci sono più sadici, masochisti e pedofili di quanto non si creda”. Molti grandi pensatori dell’epoca erano ebrei, così come lo sono oggi i vari Spielberg, Kubrick, Allen o Philip Roth, e sicuramente uno degli obiettivi di Hitler era depredarli delle loro ricchezze per arricchire la Germania. “Sempre e solo politica. Hitler non sopportava gli ebrei, i portatori di handicap, i comunisti, gli zingari, gli omosessuali e gli oppositori interni. Stop.

Di conseguenza attuò una serie di meccanismi per sbarazzarsene. Un genocidio non è qualcosa che nasce da bassi istinti animaleschi, è un’attività che ha origine da motivi di politica interna o internazionale”. Altro grande tema trattato dal romanzo è quello del ruolo non sempre lindo e pinto che hanno avuto la religione e la Chiesa in quel contesto. Nella speranza di non urtare la sensibilità di chi legge, mi trovo d’accordo con la teoria secondo la quale la religione non è altro che il tentativo di spiegare l’inspiegabile e che sono meglio le mani che agiscono piuttosto che le bocche che pregano. Il finale del romanzo mi ha emozionato, ha toccato le corde della mia sensibilità. Non dico di attivarsi in favore degli ultimi e dei bisognosi, sarebbe un atto estremamente nobile che richiede un’anima tale, ma perché addirittura desiderare il peggio per loro?

È un discorso ampio che credo passi per l’ancestrale paura dell’uomo verso tutto ciò che è diverso ma passi soprattutto dalla frustrazione degli individui accentuata dalla società in cui si trovano che può essere manipolata da chi li governa facendo leva su ignoranza e terrore psicologico.
Piernicola Silvis, grazie alla sua versatilità, è abile nel coniugare realtà e fantasia, verità e immaginazione, senza lasciare nulla al caso. Il risultato è sempre una trama che coinvolge il lettore e sembra volerci ricordare che tra presente e passato non c’è che una porta socchiusa e le voci strazianti arrivano ancora alle nostre orecchie.

Vincenzo Stamato


Lo scrittore:
Piernicola Silvis è nato nel 1954 a Foggia. Alto dirigente della Polizia di Stato, ha lasciato il servizio nel 2017 come questore di Foggia. Con SEM ha pubblicato Formicae (2017), La lupa (2018) e Gli illegali (2019), finalista al Premio Bancarella 2020. I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue.