Ahmet Ümit – Perché Istanbul ricordi

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Editore Ronzani Editore / Collana ATTRAVèRSO
Anno 2020
608 pagine – brossura e epub
Traduzione di Anna Valerio


Istanbul.
Il commissario Nevzat Akman e i suoi due giovani collaboratori sono chiamati a risolvere un omicidio singolare: un uomo con la gola tagliata, abbandonato davanti alla statua di Ataturk, in una posa studiata. I piedi aperti, le mani legate e, come la punta di una freccia, messe ad indicare una direzione. Il morto ha stretta in pugno una moneta antica: certo un messaggio, ma per chi?
Mentre cercano di capire che cosa possano significare il luogo scelto dall’assassino (o dagli assassini), la posizione del cadavere, la moneta, un secondo omicidio segue a ruota. Stavolta il luogo è un altro, ma sempre importante nella città.
Il morto, come il precedente, aveva le mani in affari loschi; rapporti con persone che danneggiavano la città, invece di preservarne la bellezza e le ricchezze artistiche e storiche. Gli omicidi rituali si susseguono: ciascuno in luoghi diversi, ciascuno con una diversa moneta come… ricordo; ciascuno, infine, legato a importanti figure di monarchi del passato.
Procedendo nell’indagine, qualche sprazzo di luce comincia a fare capolino nella mente degli investigatori, ma l’assassino arriva sempre un attimo prima, cogliendoli di sorpresa.
Nel frattempo, essi conoscono numerosi personaggi, che con le storie personali costituiranno poi il tessuto del romanzo.

La bella Leyla, ex moglie del primo ucciso, e direttrice del magico museo Topkapi, una delle meraviglie della città turca. Poi Semir, il poeta e Yekta: due amici d’infanzia del commissario, con cui l’uomo ha diviso momenti felici ed altri dolorosi. Evgenia, la dolce compagna di Nevzat, che gestisce una taverna tipica. Infine il potente uomo d’affari Adem Yezdan,che molta parte ha in tutta la storia. Tante sono le tematiche trattate in questo corposo romanzo. Intanto, è interessante notare come i sentimenti, qui più che mai, siano universali.
Chi conosce, chi ha visitato questa incantevole città, al di là delle bellezze artistiche, comprende come la sua civiltà, il suo stile di vita, siano molto lontani dal nostro. E anche in questa diversità sta la sua straordinaria bellezza .
Eppure i protagonisti vivono, soffrono, ricordano, esattamente come noi, e sanno trasmetterci le loro emozioni, quali esse siano, in modo universale.
Nevzat, il commissario, voce narrante della storia, ha perso in un tragico incidente moglie e figlioletta: dolore che lo ha segnato per sempre e che si respira in ogni pagina del romanzo. Anche ora, che ha una speranza di serenità futura con Evgenia, quell’antico tormento non lo abbandona mai.
Il rapporto con i due amici Semir e Yekta è un omaggio all’amicizia. I ricordi del loro passato insieme; la donna che in giovane età tutti hanno amato, e che poi ha scelto uno di loro; la sua morte, che li ha segnati a fuoco e che ancora ricorre nei loro discorsi, quando si ritrovano…

Ma ciò che permea tutto il romanzo, in modo straordinario, è l’amore dell’autore per la sua città. In ogni riga, nelle descrizioni, nei racconti di miti e leggende legati all’uno o all’altro sito, si coglie quasi una dolcezza nelle narrazioni, che accarezza le parole.
Ogni episodio, ogni singolo luogo descritto, sono occasione di lunghi racconti da parte dell’autore, che proiettano il lettore in un magico tempo passato, in atmosfere diverse.
Se chi si accosta a questo romanzo non ha ancora visto Istanbul, credo che non possa esimersi dal raccogliere l’invito a visitarla, tanto è descritta meravigliosamente. E potrebbe addirittura usare il romanzo come una specie di…guida, per goderne delle bellezze, conoscendone i minimi particolari.
Unico appunto: per chi pensa di trovare un “giallo” mozzafiato, questo non è il romanzo adatto .
Ho puntualizzato, essendo, il nostro, un blog prevalentemente di romanzi gialli e noir.
Qui pare che la trama gialla (molto pallida) sia quasi una scusa per raccontare questa splendida città, in ogni sua sfumatura, ciascuna incantevole, ma sia assolutamente marginale. La lunghezza del racconto, le molte digressioni storiche, artistiche, fanno sì che si possa classificare come romanzo culturale, ma non certo adatto a chi ama gialli con colpi di scena, e scene di suspence! E’ dedicato a un’altra tipologia di lettore.
È comunque un grande romanzo.

Rosy Volta


Lo scrittore:
Ahmet Ümit (Gaziantep, Turchia, 1960), scrittore e consigliere culturale alla Fondazione Goethe di Istanbul, dove vive e lavora. Membro attivo del Partito Comunista Turco dal 1974 al 1989; prese parte al movimento clandestino per la democrazia durante la dittatura militare (1980 – 1990). Nel 1985 ha frequentato illegalmente l’Accademia delle Scienze Sociali a Mosca. Ümit è uno degli autori turchi contemporanei più celebri, i suoi romanzi sono tradotti in tutto il mondo. Attingendo al particolare background politico e storico del suo paese di origine, Ümit approfondisce la psiche dei suoi personaggi e intreccia appassionanti storie di omicidi e intrighi politici.