John Woods – Lady Chevy

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Editore NN Editore
Anno 2021
Genere Thriller
320 pagine – brossura e epub
Traduzione di Michele Martino


Glaciazioni vanno e vengono, foreste continentali si espandono e muoiono, antichi mari diventano i Grandi laghi; strati su strati di materia organica, vegetale, ossa e pelle di dinosauri, della grande fauna del Pleistocene, si accumulano e mischiano con terra e sedimenti che diventano petrolio e sabbie bituminose. Civiltà e tribù prosperano e scompaiono. Coloni scozzesi-irlandesi e tedeschi arrivano in Appalachia e sterminano gli Shawnee. La civiltà schiavista del Sud viene sconfitta, il Ku Klux Klan impazza e poi entra in clandestinità diventando spauracchio per alcuni e leggenda, o concorrente, nello spettro del suprematismo bianco.
Molti anni passano, la storia che il destino del forte è quello di schiacciare il debole è una difficile da estirpare, si stratifica, nasconde e ritorna. La casa sulla collina della libertà è costruita sul sangue. John Woods ha chiaro che anche le storie formano strati di fossili, di oscurità e pericoli, e lo scrittore è un geologo del narratologico.
Qualche anno in un passato che emerge proprio in questi nostri giorni. È l’ultimo mandato del presidente Obama, il primo afroamericano alla Casa bianca. A Barnesville, Ohio, questo, per alcuni, è un segno da fine dei tempi. Barnesville è uno di quei posti dove alcuni, parlando del presidente eletto, lo chiamano, sottolineando, Houssein, tra Barak e Obama; Amy Wirkner, studentessa bianca di 18 anni, è alle prese con le scartoffie per l’ammissione al college.

La protagonista non è sui social e usa un cellulare usa e getta, vive in una casa modesta nel quartiere, quasi campagna, più modesto della cittadina, guida un pick up nero con troppe miglia che le ha regalato il nonno. Amy, una studentessa brillante, sospetta che i suoi genitori non abbiano messo da parte abbastanza soldi per pagarle gli studi di veterinaria. Spera in una borsa di studio, intanto a scuola hanno quasi smesso di bullizzarla ma continuano a chiamarla Lady Chevy per il suo enorme fondoschiena, grande come il bagagliaio di una Chevrolet ma non importa. La prospettiva di lasciare Barnesville per Amy si fa sempre più vicina e, allo stesso tempo, più oscura, il suo futuro una volta inviato il plico con la domanda di ammissione all’università non è più, se lo è mai stato, nelle sue mani. Amy guarda sua madre e vede il suo futuro alternativo in cui non ottiene la borsa di studio ed è costretta a rimanere a Barnesville.

Mi immagino questo posto come un ammasso di rovine bruciate, in un tempo non troppo lontano. La ruggine che imbratta i soffitti. L’intonaco che si stacca come pelle secca. Le aule deserte immense nell’oscurità, e i corridoi neri in brillano armadietti liquefatti. Il fuoco ha consumato le pareti. Il fumo sale a spirali dalle crepe del pavimento.
Il terreno sotto di noi non è stabile. Semplicemente non esiste.

Sono passati tanti anni da Forte movimento di Jonathan Franzen, la terra a Barnesville trema, piccoli e continui terremoti, e non ci sono dubbi su cosa li stia causando: intorno alla città, su terreni affittati dagli abitanti per poche centinaia di dollari, torri per la fratturazione idraulica si stagliano su un panorama che era composto solo da campi coltivati. Getti di composti chimici ad alta pressione vengono immessi nel terreno per liberare gli idrocarburi e farli salire in superficie. È il cosiddetto fracking. Gli Stati uniti vogliono diventare un esportatore di idrocarburi in una variazione del nuovo Grande gioco ma intanto l’uomo, meglio una big corporation, causa terremoti (in una realizzazione di ormai antiche teorie cospirazioniste). Le falde freatiche vengono inquinate e l’acqua diventa imbevibile, in alcune zone della città la puzza è insopportabile e cominciano a nascere bambini con malformazioni e disabilità. Il progresso a Barnesville è qualcosa di prossimo a quello dell’Iraq occupato, veterani delle guerre americane vivono, lavorano e si aggirano nelle case e strade della cittadina con diversi livelli di sindrome post-traumatica. È inevitabile che qualcosa succeda: qualcuno piazza degli ordigni artigianali in un impianto della società di fracking, un custode si mette all’inseguimento dei “terroristi” e viene ucciso. In qualche modo i demoni nascosti sotto imbarazzate sabbie del tempo o in grandi distanze spaziali riescono, prima o poi, a tornare.

«Steven era lì, stesso plotone. Non avrebbero messo due ragazzi di Barnesville nella stessa unità. Dopo ne abbiamo parlato. Lui non era provato quanto me. Non aveva fatto quello che avevo fatto io. Siamo riusciti a tornare a casa, ma non so qual era il senso di tutto. Quando ci incontravamo al supermercato lui nemmeno mi rivolgeva la parola. Non lo biasimavo. La gente dice che questo paese è buono. Be’, non hanno visto quello che ho visto io. Pensavo fosse qualcosa di nuovo e terribile, ma non lo è. Siamo sempre stati così. E se i buoni siamo noi, allora dobbiamo trovare un nuovo significato alla parola “buono”»

Lady Chevy potrebbe sembrare una coming of age novel ambientata nell’America profonda, con il facile carico emotivo del Romanzo dei sentimenti e la sua capacità portante di trope e tipi fissi in un narrativo esausto oltre il merito letterario, ma non è così. Tutte le finzioni crollano in Lady Chevy, pagina dopo pagina. Lo stesso accade per quella del romanzo di provincia. John Woods pratica un kung fu di smoke and mirrors da gran maestro. La protagonista Amy è particolarmente amata dall’autore, sue sono le acute soggettive della città e del mondo che conosce. Non ne sminuisce il personaggio sfruttando giovane età o disagio post-adolescenziale. Amy è abbastanza grande e intelligente per meritarsi strati, essere portatrice della sua legacy familiare, conoscere il suo posto nel mondo e provare a diventare ciò che è.

Zio Tom richiude il portello del bunker e lo ricopre con il telone lacero e le foglie secche. «Tieniti pronta. Nella testa. Fatti domande difficili. Pensa se riusciresti ad ammazzare un bambino mulatto per una scatoletta di tonno. Se uccideresti scimmie umane per salvarti la pelle».

Intanto è un personaggio solido, capace, la cui freddezza e intelligenza non rimane solo vagamente citata nei risultati a scuola. Già cresciuta Amy, adesso deve emergere. Come antieroina in un noir lo farà, sugli altri. Amy si muove in un mondo continuamente esposto dalla fiction del poliziesco e del thriller, da queste sa estrarre informazioni e comportamenti utili per agire e reagire. Da sola, lontana dagli sguardi degli altri, nella sua coscienza, va sempre in profondità.
Potrei diventare una veterinaria. Potrei andare in prigione. Potrei cambiare nome, trasferirmi altrove e ricominciare tutto daccapo. Non importa. Non c’è nessuno ad aspettarmi chissà dove. Il buio non mi segue. Il buio sono io.
La trama è semplice, delitto come violazione del tessuto metafisico della società-indagine-avversario-risoluzione, ma perfetta nei dettagli, dalle armi al procedurale di polizia. La realtà di Barnesville e dei suoi abitanti è di quel realismo che non richiede alcuna cessazione del giudizio. Tutti i personaggi sembrano qualcosa – eroi, sciocchi, incapaci, buoni – ma sono, in un crescente svelamento, del tutto altro. In pochi personaggi John Woods illustra senza pedanteria o macchiette, in maniera consona e organica, tutto lo spettro di soggetti e immaginari dell’estrema destra americana. In questo, senza alcun compiacimento, Lady Chevy è un romanzo politico. Potrebbe essere definito dai pigri anche profetico: alcune preghiere dei personaggi del romanzo si realizzeranno con l’elezione di Donald J. Trump, alcuni sogni neri nell’assalto al Campidoglio. Una menzione speciale merita Hastings, il futuro sceriffo di Barnesville, affascinato dai serial killer, come realizzato Dark Rust Cohle che direttamente entra nel fittizio pantheon dei cattivi del crime e che meriterebbe uno spin-off.
Barnesville, Ohio, esiste davvero. Chissà cosa passerebbe nella mente dello scrittore, percorrendo la I-79, nel momento in cui dallo specchietto retrovisore, proprio dietro di lui, vedesse accendere dei lampeggianti.
Lady Chevy è l’opera prima di John Woods. In questo romanzo sembra stia testando la sua poetica, la costruzione dei personaggi, una parte del suo death’s dream kingdom; un tentativo, per complessità di immagini e svolgimento, che è già qualcosa che possiamo chiamare prossimo al capolavoro senza alcun tentennamento. Come Dan Chaon ne La volontà del male (Ill Will, 2017) Woods concepisce la scrittura come esplorazione degli immaginari, e lo strumento migliore per farlo è con il romanzo di genere. Il compito dello scrittore è testare il terreno quando le finzioni crollano.

Lady Chevy è un romanzo di sopravvissuti alla guerra, ai futuri possibili ma mancati, alla violenza sistemica, alla famiglia, alla povertà, all’adolescenza. Amy Wirkner vive in un mondo all’inizio dell’autofagia energetica, in un ambiente in cui i segni del collasso cominciano a essere evidenti e lotta per un posto sulla scialuppa. Grazie a lei John Woods mette in mostra i demoni che scalpitano ed emergono nel romanzo dell’Antropocene. Dove nessuno è innocente.

Antonio Vena


Lo scrittore:
John Woods è uno scrittore americano. È cresciuto in Ohio e si è laureato all’Ohio University. Suoi racconti sono stati pubblicati su Meridian,Midwestern Gothic, Fiddleblack e The Rag. Lady Chevy è il suo romanzo d’esordio.