Editore La nave di Teseo / Collana Oceani
Anno 2021
Genere Noir
304 pagine, brossura e epub
A dirigere il commissariato di Montezenta, una cittadina medievale dell’Emilia Romagna, Lisa Mancini, trentatré anni, una carriera sfolgorante che l’ha portata anche all’estero a lavorare per l’Interpol a Lione. Nessuno sa i motivi che l’hanno spinta in quel piccolo centro. Nessuno sa molto di quella donna riservata e sfuggente. Quello che vedono è che appena svolte le mansioni necessarie per portare avanti il commissariato, passa le sue giornate alla scrivania, giocando a Candy Crush Soda, in una sorta di turbine alienante che la allontana dalla realtà e la rende irraggiungibile a chi cerca di avvicinarla. Quando una madre denuncia la scomparsa del figlio, qualcosa si sblocca in lei e impiega ogni sua risorsa nella ricerca del ragazzo. Si tratta di River, quindici anni, che vive in una località appena fuori Montezenta, in una comunità di artisti che rifugge l’ordinarietà nel loro quotidiano e realizzano opere d’arte con i materiali di scarto. E si sa che tutto ciò che è stravagante e diverso finisce per fissarsi come qualcosa di estraneo agli occhi della gente, soprattutto se relegato in provincia, in cui si è molto legati alle tradizioni e al passato. Lisa Mancini esce dal suo guscio, destabilizzando anche i colleghi che per la prima volta vedono veramente la sua indole, e mette ogni risorsa in questa indagine nonostante si trovi spesso davanti ad un punto morto. Ma non si perde d’animo e continua, continua a cercare.
“è che la ricerca di River l’ha fatta sentire viva dopo tanto tempo e ora non vuole che finisca.”
Incontro con l’autrice a cura di Mariano Sabatini
“Tre madri” è il noir di Francesca Serafini, un romanzo d’indagine che si spinge dentro gli animi dei suoi personaggi fino ad esserne sostanza. Una scrittura delicata, che si distende nella ricercatezza dei vocaboli e si allunga nella bellezza di frasi metaforiche, la cui visione diviene emblema di un significato che colpisce in pieno petto, creando vibrazioni che il lettore continua ad alimentare con le proprie emozioni ed esperienze personali. Lisa Mancini. Una donna: forte e sensibile, nel cui passato c’è un buco oscuro che spaventa ma nel quale siamo attirati a sporgerci perché, se è vero che ognuno vive a modo suo il dolore, è anche vero che diventa qualcosa che accomuna tutto il genere umano. Una poliziotta: intuitiva e empatica verso i sospettati o i testimoni, che sa usare il linguaggio giusto per comunicare con chi ha davanti. Che riesce a vedere oltre l’apparenza e a collegare indizi che mettano finalmente in luce la verità. Un romanzo che parla della maternità. Del ruolo difficile di genitore. Di chi non è riuscito ad esserlo. Di chi ha imposto la sua presenza fino a risucchiare al suo interno la vita del figlio annullando le sue volontà. Di chi ha sbagliato senza averne volontà e passa le sue giornate a cercare di rimediare. Dell’affetto, dell’amore smisurato che non si riesce ad esprimere.
“Tre madri” è un romanzo di geografie sapientemente impostate dall’autrice che non differenzia luoghi, trama e persone, ma li lega affinché il lettore non li distingua e anzi ne cerchi il senso. Un senso che originariamente sfugge e che si posa su un piccolo paesino della provincia romagnola scelto dalla protagonista, apparentemente, senza motivo. Perché lei, qualificata, con esperienza e una carriera all’estero accetta di andare a lavorare a Montezenta, che in realtà non esiste, ma che assomiglia dannatamente a Santarcangelo di Romagna. Quella “provincia denuclearizzata a tre chilometri di curve dalla vita” che finisce per essere anche uno stato d’animo e che lei, il commissario Lisa Mancini, la prenda a pretesto per nutrire la sua apatia endemica ed esistenziale. Ma l’autrice, a proposito di luoghi e paesaggi sentimentali, ha una sua visione ben precisa e mentre i lettori si fanno mille domande lei sovrappone ambientazioni e intenzione, finalità e movente. Lione è il luogo dove fare carriera, ma Montezenta è il posto per trovare la chiave di volta che dovrà congiungere la Lisa pubblica da quella privata. A un lettore superficiale e distratto la scrittura di Francesca Serafini, in un primo momento, potrà apparire un esercizio di esibizione letteraria.
Uno sfoggio linguistico di raffinatezze lessicali. Uno spreco di ricercatezza di termini per un genere da sempre considerato poco aulico e nazional popolare. E invece questa è esattamente la strada da percorre. Nobilitare qualcosa che piace al grande pubblico per trama e personaggi regalandogli anche uno stile nuovo, un linguaggio colto, un lavoro di scrittura in grado di competere con altre forme di narrazione al fine di educare i lettori a quella che è di fatto la lingua più sofisticata e più bella del mondo.
Federica Politi e Antonia Del Sambro, “Due nel mirino”
La scrittrice:
Francesca Serafini ha pubblicato tra le altre cose Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiatura, Di calcio non si parla e Lui, io, noi (con Dori Ghezzi e Giordano Meacci). Scrive da anni sceneggiature per la tv e per il cinema: con Claudio Caligari e Giordano Meacci ha scritto Non essere cattivo, film dell’anno ai Nastri d’argento nel 2016 e candidato italiano agli Oscar nello stesso anno. Sempre con Giordano Meacci ha scritto il biopic Fabrizio De André – Principe libero del 2018. Tre madri è il suo primo romanzo.












