Maurizio Lorenzi – Il tempo degli sbirri

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Editore Bolis
Anno 2021
Genere Thriller
Formato epub


“Il tempo degli sbirri” è un romanzo che, come l’autore ha dichiarato fin dall’inizio, si ispira liberamente a una storia vera. Ma, a questo punto, direi forse meglio magari a due storie vere e indubbiamente collegabili tra loro per diversi e intriganti punti. Un romanzo certo, ma vai a vedere. E se invece questa volta la realtà fosse in grado addirittura di superare la fantasia?
Ma noi torniamo a come la fantasia di Maurizio Lorenzi ha saputo miscelare due clamorosi fatti di cronaca. Partiamo dunque dal primo e che risale al 2004, ben sedici anni fa: la clamorosa evasione del 15 ottobre di quell’anno da Gleno, carcere di Bergamo di due criminali.
Due criminali con un “pedigree” penale con i fiocchi e con le frange: leggasi Emanuele Radosta e Max Leitner. Dunque sia Emanuele Radosta, siciliano, con una pena da scontare in carcere fino al 2054, condannato per associazione mafiosa, omicidio e traffico d’armi, che Max Leitner, costretto a restare in carcere per altri 8 anni e cioè fino al 2012 per una serie di rapine messe a segno in varie banche del Nord Italia tra la fine degli anni ’80 e gli inizi del 2003, furono i protagonisti di una rocambolesca fuga, messa a segno attorno all’una di notte del 15 ottobre, ma scoperta soltanto la mattina dopo, quando un agente trovò al loro posto in cella due sagome di cartone imbottite con degli stracci.

Il secondo fatto di cronaca, clamoroso quanto il primo e denso di spiacevoli sottintesi, con un balzo in avanti nel tempo di quattordici anni, salta al 2018, quando nella mattinata di lunedì 11 giugno fu arrestato l’ex direttore del carcere di Bergamo Antonino Porcino, originario di Reggio Calabria, che a fine maggio era andato in pensione, dopo 33 anni alla guida del penitenziario di Bergamo. Altri cinque con lui tra i quali il Comandante e un Commissario della Polizia Penitenziaria di Bergamo, quest’ultimo il Dirigente Sanitario del Carcere del capoluogo orobico e due imprenditori di Urgnano sono finiti agli arresti domiciliari. Tutti con pesanti accuse che vanno dalla corruzione, alla turbata libertà degli incanti, al peculato, al falso ideologico e alla truffa ai danni dello Stato. Le indagini, con tutte le probanti successive pratiche che di sequestro e perquisizioni che hanno portato al clamoroso plurimo arresto, erano nate per far luce sul trattamento carcerario “di favore” fornito a un imprenditore arrestato, nell’aprile 2017, dalla Guardia di Finanza di Vibo Valentia, nell’ambito di indagini collegate alla realizzazione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Antonio Porcino nel 2004 era il Direttore di Gleno.

Due fatti messi insieme con una minuziosa ricostruzione a tinte gialle e interpretati in un romanzo che continua a ricalcare le orme della realtà. Ma ora è giocoforza dare corda ai lettori e tornare al romanzo. E a quella notte del 15 ottobre 2004. Il caso, complice un fortunoso cambio di turno della guardia carceraria, dà il via a una fuga così ben organizzata nei particolari da far scartare subito l’ipotesi che una mente sola possa averla concepita.

Strana coppia e sulle cui tracce si metteranno subito a tempo pieno, il loro contraltare nel romanzo di Maurizio Lorenzi: i due “buoni” della polizia. Che poi sono l’ispettore Stefano Carena, incaricato subito dal vigile e acuto procuratore Romagnoli di coordinare le indagini con l’aiuto dal suo robusto assistente, il sovrintendente Testoni, due bravi sbirri abituati a confrontarsi giorno dopo giorno con i delinquenti e a sporcarsi le mani, andando a frugare nei bassifondi del fango criminale. Carena attento, testardo, affezionato alle sue idee, Testoni musone, ma non certo meno disponibile. Indagini alle quali di comune accordo decidono di coprire con il nome Operazione Sepsi. Termine greco, che rimanda alla putrefazione, anche sinonimo di corruzione. Il procuratore Romagnoli tenterà invano di approfondire i possibili appoggi esterni/interni dei due evasi, ma sarà costretto a scontrarsi con il fermo e dissuasore atteggiamento della direzione carceraria. Una vicenda clamorosa ma dai risvolti torbidi, riabilitata da una lunga caccia all’uomo per fortuna risoltasi alla fine con successo.
Nella storia romanzata come in quella reale infatti, i due pericolosi latitanti, i due delinquenti in fuga erano andati all’estero usando come copertura i nomi di  Antonio Laurenziello e Antonio Tedesco, che figuravano nei loro falsi passaporti.  Dall’Italia erano passati in Francia, poi in Spagna da dove avevano sconfinato illegalmente in Marocco. Là, traditi da telefonate, in particolare da ripetute chiamate da Radosta al suo clan, collegate al commercio e all’importazione di droga in Italia, verranno intrappolati, poi arrestati e imprigionati a Rabat. E finalmente l’anno dopo ricondotti in Italia.
La stampa dette grande risalto alla loro cattura.
Una vicenda torbida, una vera operazione Sepsi, dai contorni inquietanti, densa di dubbi mai compiutamente risolti racchiusi in un unico grande interrogativo. Cos’è realmente accaduto nel carcere di Bleno in quella notte di ottobre? Forse le storie non finiscono mai…

Patrizia Debicke


Lo scrittore:
Maurizio Lorenzi è sia poliziotto che scrittore, conduttore radio e sindacalista di polizia… Noto anche con l’acronimo “MaLo”, attualmente vive e lavora a Bergamo. Collabora con il quotidiano L’Eco di Bergamo e l’emittente radiofonica Pienneradio dove conduce la trasmissione “Leggere per capire Scrivere per capirsi”. Il tempo degli sbirri è il suo ultimo libro,