Giorgio Scerbanenco – La luna sulla pineta

342

Editore La Nave di Teseo / Collana Oceani
Anno 2021
Genere Noir
256 pagine – brossura e epub


“Nei film, di solito, i capi delle bande sono dei robusti e truci uomini sempre armati di grosse rivoltelle. Ma quello non era un film: era la vita.”
Continua la ripubblicazione dell’opera di Giorgio Scerbanenco iniziata qualche anno fa da La Nave di Teseo, un’operazione assolutamente meritoria che sta finalmente mettendo ordine ad una produzione sterminata, rendendo giustizia a colui che può essere considerato, a mio avviso, il nostro Simenon, per la prolificità senz’altro ma anche per la finissima indagine psicologia che permea i suoi scritti, siano essi romanzi o racconti.
Questa volta tocca a La luna sulla pineta, un vero gioiello dimenticato, uscito a puntate sulla rivista Gioia nel 1958 sotto lo pseudonimo di Cristina Doria, pubblicato in volume nel 1961 e mai più ristampato. Rivede la luce dopo sessant’anni, introdotto come tutte le nuove edizioni da una esaustiva prefazione della figlia Cecilia Scerbanenco e impreziosito dalla splendida copertina di Manuele Fior, eccezionale artista che sta firmando tutte le cover di questo nuovo corso.

La storia: Clemente e Anna Mareschi sono due fratelli costretti a lasciare Treviso a seguito del coinvolgimento del loro padre, uno dei più rinomati incisori d’Italia, in una vicenda di banconote false, che ha reso loro la vita impossibile. Partono insieme alla madre alla volta di Viareggio dove possiedono una piccola casetta destinata alle vacanze estive, nella speranza di dare una svolta alla loro esistenza. Ma ad attenderli ci saranno solo guai. Prima la polizia, che chiede la loro collaborazione per sgominare una inafferrabile banda di falsari, poi gli stessi falsari approfitteranno della loro condizione disperata per sfruttare i servigi di Clemente, abile incisore come suo padre, nella loro attività criminosa. I due ragazzi si ritrovano così catapultati loro malgrado nel mondo della malavita organizzata e verranno risucchiati in una vicenda convulsa e serratissima degna di un crime americano. Tra poliziotti tenaci, un ambiguo ingegnere, una commessa diventata diva dei fotoromanzi, un umile benzinaio innamorato e tanta altra umanità, affronteranno una serie di peripezie fino all’immancabile lieto fine, che poi tanto lieto non è ma possiede un retrogusto decisamente amaro.
Anche in questo romanzo, Scerbanenco sorprende per la sua capacità di descrivere le pulsioni umane e per l’analisi psicologica dei personaggi. Allo stesso tempo è un racconto sociale, i bigotti e maschilisti anni 50, gli anni del dopoguerra prima del boom economico, sono raccontati mirabilmente in queste pagine. Gli sfondi e gli ambienti non sono mai banali, la pineta che dà il titolo al libro è quasi una location da film dell’orrore e la costa viareggina descritta in pieno inverno rende perfettamente l’idea della tristezza e della miseria in cui sono immersi i protagonisti.

Scerbanenco in queste storie riesce a creare una commistione davvero unica tra rosa e noir senza risultare stucchevole. Riesce a trattare alcuni temi importanti con delicatezza, quasi di sfuggita, eppure con incisività. Penso ai riferimenti alla guerra fredda e ai suoi complessi meccanismi. Ma il vero sottotesto del romanzo è a mio avviso il dilemma tra legge e giustizia. “La legge”, dice Clemente rivolgendosi ad un poliziotto, “Ho rispettato sempre la legge, ed ecco quello che ho guadagnato. Anche mio padre è morto per rispettare la legge. E io che vi ho aiutati, che ho rischiato la vita per aiutare la legge…”. Tutto ciò sorprende ancora di più se si pensa che questi romanzi a puntate venivano considerati un prodotto di pura evasione e invece per l’autore erano una sorta di palestra dove sperimentare e lasciare libero sfogo al suo immenso e incontenibile talento di narratore.
Basilio Di Iorio


Lo scrittore:
Giorgio Scerbanenco (1911-1969), nato a Kiev, cresce a Roma ma ancora adolescente si stabilisce a Milano. Negli anni ’30 approda nell’editoria come collaboratore alla Rizzoli e in seguito come caporedattore dei periodici Mondadori, per tornare in Rizzoli nel dopoguerra come direttore dei periodici femminili. Collabora con i maggiori quotidiani e riviste dell’epoca, tra cui il “Corriere della Sera”, “La Gazzetta del popolo”, “il Resto del Carlino” e “Novella”. Scrittore prolifico, ha sperimentato tutti i generi della narrativa ed è riconosciuto come uno dei maestri del giallo italiano, consacrato dal successo della serie di romanzi con protagonista Duca Lamberti e dall’assegnazione del Grand Prix de littérature policière nel 1968. Tra i suoi libri ricordiamo Venere privata, Traditori di tutti, Milano calibro 9, I milanesi ammazzano al sabato, Ladro contro assassino. Tutta la sua opera è in corso di pubblicazione presso La nave di Teseo.