Simon Stranger – Il solo modo per dirsi addio

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Editore Edizione Einaudi / Collana Stile Libero Big
Anno 2021
Genere giallo storico
344 pagine – brossura e epub
Traduzione di Alessandro Storti


Simon Stanger è con la famiglia a Trondheim, la città più settentrionale della Norvegia, quando si imbatte nella pietra di inciampo davanti alla casa di Hirsch Komissar, trisnonno di suo figlio nonché bisnonno della moglie Rikke, morto nel 1942 in un campo di prigionia norvegese dopo essere stato arrestato e deportato dai nazisti.

Nella tradizione ebraica, si dice che l’uomo muore due volte: la prima quando il cuore cessa di battere e si spengono le sinapsi del cervello, come in una città in cui manchi la corrente, e la seconda quando il nome del defunto viene pronunciato, letto o pensato per l’ultima volta, cinquanta, cento o quattrocento anni dopo. Solo allora si è davvero scomparsi, cancellati dell’esistenza terrena.

Così Simon parte per un lungo viaggio nel passato, ricostruendo la storia della famiglia che dalla Russia approda in Norvegia per poi trovare riparo nei campi profughi svedesi e infine ritornare in quella che pensavano potesse diventare la loro casa. La guerra però è entrata nei loro cuori, e sarà difficile tornare alla normalità.

D come datoen, «la data», e come «drammatiken», la concitazione nella voce di Marie Komissar che telefona a Gerson il 12 gennaio 1942, la tremante gravità con cui pronuncia le parole che cambiano ogni cosa: – Hanno preso tuo padre!

Questa è la storia dei Komissar che tornano a vivere nella casa che fu la base della banda di Rinnan, collaboratore della Gestapo, alto traditore della Norvegia e probabilmente anche causa della deportazione di Hirsch.

Ah, ma lo vedranno bene di che stoffa è fatto Henry Oliver Rinnan. Non ha bisogno di nessuno, lui. Nossignore! Non gli servono amici, né vicini, né parenti. Soprattutto se i rapporti devono essere questi. Troppe volte si è nascosto nel bosco a piangere.

“Il solo modo di dirsi addio” è un dizionario del dolore. È infatti attraverso le lettere in ordine alfabetico che l’autore ripercorre la storia di cinque generazioni di una famiglia ebrea che, nonostante non sia neanche più praticante nel presente, vede ancora su di sé lo stigma di una parola. Nonostante la storia – come su stessa ammissione dell’autore – sia stata romanzata perché impossibile ritrovare le sensazioni dei protagonisti, quest’opera ci racconta l’occupazione nazista della Norvegia e le terribili atrocità che vennero compiute nel Paese. Rinnan, le cui biografie però tendono ad essere molto diverse tra loro, fu effettivamente un collaboratore della Gestapo che agì specialmente nella zona intorno a Trondheim e che, con la sua banda denominata Rinnanbanden, visse in un quartiere generale conosciuto come Bandeklosteret che sarebbe poi divenuto anche abitazione di Gerson e la sua famiglia.

Stranger riesce a ricostruire l’intera storia della famiglia Komissar ponendo anche particolare attenzione alle loro emozioni, con il fine ultimo di ridare dignità a Hirsch e ai tanti ebrei che in Norvegia vennero giustiziati. È nel lutto di questo racconto che Stranger vuole però dare una lezione per il futuro, spaventato forse dal fatto che i suoi stessi figli non riescano a creare un legame empatico con quello che fu un genocidio. Questo non è un romanzo di facile lettura sia per gli argomenti trattati sia per lo stile che l’autore ha scelto: i piani temporali – per una totalità di cinque – si sovrappongono e questo crea una sorta di confusione che però evapora pian piano che la lettura prosegue, e il lettore si trova a riconoscere volti e nomi e storie che questi portano con sé. Un romanzo adatto anche a chi, come me, ha già letto – e non smetterà di leggere – quanti più libri possibili su una delle pagine più tragiche della storia mondiale.

Adriana Pasetto


Lo scrittore:
Simon Stranger è nato a Oslo nel 1976. Ha scritto numerosi libri per bambini, venduti in decine di Paesi e diventati tutti best seller. Il solo modo per dirsi addio, il suo primo romanzo, ha venduto più di 100 000 copie in Norvegia.