AA.VV. – Odio l’estate

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Editore Todaro / Collana Impronte
Anno 2021
Genere Giallo
250 pagine – brossura e epub


“Odio l’estate”, cantava Bruno Martino nei favolosi anni Sessanta e non poteva esserci titolo migliore per aprire il sipario su questa mini antologia dal sapore vintage giallo/noir su Milano e l’estate, approdato in libreria per la collana Impronte della Todaro.
Quattro racconti infatti tutti ambientati nella stagione più calda dell’anno, in una Milano arroventata dal solleone ma che si svolgono in diverse epoche, con solo il quarto e ultimo a rappresentare orgogliosamente il 2000 il nuovo secolo.

Storie saporose, ricostruite in maniera ironica e disincantata enarrate con piglio beffardo e realistico da, Giorgio Maimone, Davide Pappalardo, Paola Varalli e il trio ovverosia: Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone. Insomma quattro storie, o meglio quattro complesse indagini per raccontare la capitale italiana del noir spalmate in quattro diversi decenni e portate avanti da detective convenzionali e non. Storie che ben si prestano ad adattarsi e convivere con lo scenario di una città che muta in fretta nel suo continuo divenire.
Afa e sudore che cola ammorbano pesantemente l’aria costringendo i milanesi ancora in città a tapparsi in casa con le tapparelle chiuse nell’illusione di difendersi, nelle ore bollenti della canicola, dai raggi cocenti del sole. Tra loro i tanti che sognerebbero già la fuga stagionale verso lidi e spiagge marine. Ah… certo l’estate! Periodo da dedicare alle vacanze, passando in spiaggia intere giornate a crogiolarsi al sole, magari con il rischio di scottarsi e la notte in locali sul lungomare, proseguendo fino all’alba. Ma se invece proprio si è costretti a restare città, ci sono sempre le piacevoli serate da trascorrere con gli amici, con le gambe sotto il tavolo di una vecchia trattoria al fresco. Basta solo dimenticare le zanzare…

Ma intanto ecco il primo racconto di Giorgio Maimone che con Marlon, investigatore e spalla di Greta, sua datrice di lavoro in meritata vacanza in quell’estate milanese anni ’60, ci coinvolge nella sparizione di un cadavere, pronto a partire verso Camogli, facendoci rivivere tempi e ritmi particolari di una Milano che non esiste più. Con “Il cadavere fantasma” infatti Giorgio Maimone ci costringe a seguire Marlon che, sarà per il caldo o per l’inazione, è in periodo di “gnagnera” casereccia o tristezza esistenziale, mandandolo a infognarsi in uno strano omicidio. Tutte a lui? Beh, sì, perché alla vigilia del Ferragosto di primo mattino a 30° (è noto che l’estiva temperatura milanese resta implacabilmente la stessa a qualunque ora), affacciatosi alla finestra in cerca di un po’ di refrigerio, si ritrova testimone in diretta di un omicidio nel palazzo di fronte al suo. E nonostante Marlon con l’aiuto dei suoi volonterosi aiutanti, Alberto il panettiere e Genevieve coinquilina dello stabile del delitto, si dia da fare, frugando dappertutto, il cadavere sembra scomparso. E l’astrusa caccia all’uomo, pardon al cadavere, si trasformerà presto in una frenetica girandola di strani fatti, quasi sovrannaturali.

Con il secondo racconto, “Prologo”, ambientato negli anni 70, che suggerisce un’indagine con retroscena teatrale che Davide Pappalardo appioppa al suo Libero Russo, detective privato sui generis, molto stile chandleriano. Libero non può sapere che sta per essere incastrato in un tranello, orchestrato da Sandra, ricca amica e finanziatrice del Teatro Sociale. Tranello che lo costringerà ad accollarsi un’indagine provocata da una lettera anonima ma coadiuvata da un sostanzioso anticipo, sulla morte di una giovane che, secondo l’inchiesta, si sarebbe suicidata. Su quella ricostruzione tuttavia aleggiano sufficienti dubbi da spingere Russo a fare un appostamento, nonostante il caldo bestiale del primo pomeriggio, al Gallaratese, alla Cascina Vecchia, vicino alla Boldinasco, luogo dove la donna si sarebbe tolta la vita. Quando poi il nostro detective penserà di aver intuito la verità di una storia triste e complicata, tutto verrà rimesso in discussione da un diabolico colpo di scena…

Un racconto ma anche uno storico cameo che ci rammenta sia i tragici avvenimenti di quel periodo, vedi la vigliacca strage dell’Italicus, che la strabordante allegria dei concerti del festival di Parco Lambro. Insomma, una città vivissima malgrado il periodo politico incandescente che anticipò i cosiddetti anni di piombo.
Il terzo racconto “Che afa fa” di Paola Varalli ci accompagna nel luglio del 1985, tra gli storici clienti e padroni del mitico Bar Villiam, puntigliosi investigatori per diletto, in via Lomazzo nel quartiere milanese di Via Paolo Sarpi. Il gommista virile Marietto, l’idraulico tutto fare Pino e il barista Viliam, nostalgico ammiratore di Sean Connery, dovranno perlustrare in lungo e largo la “Milano da bere” degli anni Ottanta alla ricerca delle tracce di Adelaide, procace cliente di Marietto, che è scomparsa senza ritirare la vecchia A112, alla quale aveva fatto cambiare le gomme. Un’impresa non facile, densa di risvolti comici e degna del fiuto di veri detective quasi professionisti.

Con “Un estate al freddo” quarto racconto, partorito dalle fertili penne di Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone, il tema narrativo scivola pericolosamente nel noir e ci regala un funambolico inseguimento nella notte che precede il Ferragosto.
Invischiato infatti, suo malgrado, in una storia di schede telefoniche e droga nel dicembre del 1999, il gigantesco tassista Luigi, che sogna solo la pensione, verrà forzosamente coinvolto nella notte prima di Ferragosto come “orecchio spia” in un’arzigogolata operazione di polizia.
Costretto a destreggiarsi tra spacciatori, poliziotti , malavitosi e la furia inconsulta di mariti vendicativi, il povero Luigi attraverserà tutta la città deserta, inseguito da un esilarante e assurdo codazzo di veicoli. Una turbinosa e velocissima processione che dopo uno spettacolare tamponamento a catena, terminerà finalmente al Parco Nord con l’indimenticabile popolana e festosa convivialità della grigliata di Ferragosto di inizio millennio.

Una carrellata, questo “Odio l’estate”, che scavalca il secolo e attraverso i tratti storici ambientali e i decenni che si susseguono nelle sue pagine, mostra anche l’evoluzione sociale di Milano. Una metropoli che ha sempre saputo creare mode e tendenze e si è guadagnata il titolo di capitale italiana del noir.
Sono tanti i punti interessanti di questa raccolta che presenta espressioni e generi diversi ma sempre corroborati da una vivace e ironica cornice impostata dagli autori. Raccolta arricchita dalle inquadrature della città meneghina filtrati da un sentimento di malinconica nostalgia e accompagnati da quei brani musicali dell’epoca che fanno venire la voglia di intraprendere un viaggio nel tempo per poter rivivere ricordi e sensazioni.

Patrizia Debicke


Gli scrittori:
Riccardo Besola
Andrea Ferrari
Francesco Gallone
Giorgio Maimone
Davide Pappalardo
Paola Varalli