Alan Parks – I morti di aprile

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Editore Bompiani / Collana Narrativa Straniera
Anno 2021
Genere Noir
432 pagine – brossura e epub
Traduzione di Marco Drago


Quando leggi più autori in un breve lasso di tempo, passando anche da un genere a un altro seppur rimanendo nell’alveo del “noir”, ci sono situazioni in cui le differenze sono stridenti. Se poi l’autore in questione è quell’Alan Parks di cui hai avuto anni fa la fortuna di leggere Gennaio di Sangue (titoli comodi, quelli di Parks, non c’è che dire, che poi seguono una scansione temporale… Gennaio, Febbraio, Marzo e ora Aprile), le differenze sono ancor più smaccate. I romanzi seriali si portano dietro un vulnus insito nel modello stesso scelto dall’autore, ovvero lo stesso personaggio in situazioni diverse legate da una più o meno evidente continuità temporale. Leggendo “uno dei libri della serie”, sei sempre portato a cercare di segnare un livello tipo: “questo è il migliore della serie”, o il peggiore. Ok, ne ho letti due su quattro, ma dovervi dire quale dei due sia “il migliore” è davvero complesso. Iniziamo a parlare di questo.

Glasgow, Scozia, anni ’70. Come pressoché in ogni nazione Europea e non, anni pesanti, da noi anni di piombo. Qui non siamo da meno. È in atto una vera e propria stagione di attentati messi in atto da un gruppo ben organizzato. McCoy, l’indomito McCoy, è tirato in ballo da più fronti: Stevie Cooper, suo amico d’infanzia, ma criminale incallito, esce dalla prigione di Peterhead ad Aberdeen dopo sei mesi di gattabuia, e non è più lo stesso. McCoy lo accompagna nella sua vecchia casa popolare e siccome Stevie sa che McCoy è un uomo tutto d’un pezzo che apprezza la lealtà sopra ogni cosa, lo incarica di capire chi sia il traditore nella sua banda. Poi la bomba. Un attentato strano, un obiettivo che nulla a che spartire con quelli ai quali il terrorismo di quel periodo ha abituato e – soprattutto – il fatto che il cadavere che viene rinvenuto sia quello dello stesso bombarolo. La bomba è una di quelle che si possono realizzare usando ingredienti rinvenibili in un qualsivoglia supermercato. Sarebbe un lavoro per le forze speciali…Ma no, la cosa viene affidata alla polizia di Glasgow, Harry e Wattie. Dite che basti? Per carità…vi basti sapere che c’è di mezzo il figlio di un ex-capitano della marina statunitense di stanza a Holy Loch, sparito e da ritrovare. Insomma, carne al fuoco ne abbiamo, e che fuoco!

La narrazione è potentissima, scura, sudicia, abrasiva. McCoy è il mezzo che Parks usa per attraversare senza remore il labile confine tra morale ed immorale, molto evidente soprattutto nel suo rapporto d’amicizia con Cooper, il gangster. La dualità di McCoy è smarcante in certi momenti: paladino della legge, ma anche burattino nelle mani di Cooper. La situazione pericolosa in cui quest’amicizia criminale incastra McCoy è un ottimo legante che aggiunge ancor più tensione al contesto (qualora ne mancasse…), tensione cui si somma il rapporto con il collega Wattie, uomo sotto pressione (la moglie, il figlio che non lo fa dormire), verso cui McCoy ha momenti di quasi commovente preoccupazione, mostrando un inaspettato lato sensibile anche con il padre del giovane marinaio americano scomparso.

Ma, come anche in “Gennaio di sangue”, sopra ogni cosa si staglia Glasgow, città buia, oscura, opprimente, settaria. La città soffre, come tante altre, della stagione di attentati ed è attanagliata dalla paura verso la nuova mente criminale particolarmente malvagia che si cela alle sua spalle. McCoy è trascinato in fondo e lascia libero sfogo alla sua brutalità, ma anche a una buona dose di icastica e nera ironia, che va a far parte con le osservazioni di Andy Stewart – l’americano – sulla città stessa vista con l’occhio di uno “straniero”. Dialoghi lucidi, specchiati, come la trama, affilatissima e precisa al decimo di secondo. Tutto condito da un umorismo triviale, ma ben incasellato, non gratuito, che dona quella nota di rozzezza che rende tutto ancor più credibile e fluido.

Cosa dire di più? Che mi vado a recuperare Il Figlio di Febbraio e L’ultima Canzone di Bobby March mi preparo alla prossima chicca…

Michele Finelli


Lo scrittore:
Alan Parks è nato in Scozia e ha lavorato per oltre vent’anni nel mondo della musica. Vive a Glasgow. Gennaio di sangue, romanzo d’esordio pubblicato da Bompiani nel 2019, è stato accolto con grande calore dalla critica e dal pubblico. Sempre Bompiani ha pubblicato gli altri due romanzi con protagonista l’ispettore Harry McCoy, Il figlio di febbraio e L’ultima canzone di Bobby March.