Peppino Mazzotta e Igor Esposito – L’azzardo

1834

Editore Rizzoli / Collana Varia
Anno 2022
Genere Noir
240 pagine – brossura e epub


Ci penso spesso a quelle piccole dipendenze che si prendono, anche con prepotenza, il loro tempo all’interno delle nostre giornate. A volte nemmeno ce ne accorgiamo ma se in un determinato momento ci troviamo nell’impossibilità di fare quel qualcosa, ecco che subito ci rendiamo conto di non poterne fare a meno. E questo succede con tantissime attività, alcune innocue mentre in certi casi si rivelano micidiali sia a livello dei rapporti umani che a quello economico. E allora mi ritrovo a pensare come sarebbe vivere senza queste dipendenze. Come sarebbe la nostra esistenza senza vizi.

“Ma forse, poi, dell’uomo resterebbe solo un’algida bellezza, una divina perfezione da incorniciare ai posteri o un limpido teorema, senza pieghe e senza faglie, sul quale scrivere inutili trattati.”

Leandro vive a Mantova. È un appassionato d’arte e fin dalla più giovane età ha sviluppato una fascinazione verso i grandi artisti e la maniera in cui rappresentano la realtà trascendendola. Crescendo ha capito che la sua personale forma d’ arte sarebbe risieduta solamente nel copiare le grandi opere d’arte e che mai avrebbe dipinto qualcosa che non fosse già stato rappresentato.

“il genio copia, e io non volevo ingolfare il mondo delle immagini creando nuove icone. L’originalità mi ripugnava e pensai che, in fondo, tutto era già stato dipinto.”

C’è però un’altra grande passione radicata nella sua vita. Quella del gioco d’azzardo, delle scommesse, attività che condivide con un gruppo particolare di amici i cui soprannomi rappresentano le loro caratteristiche ma soprattutto i loro talenti. Maometto, di origini marocchine; Tacito, grande appassionato di Roma e della sua gloriosa storia; Boccaccio, che sostiene che a causa della brevità della vita, il racconto sia la forma letteraria che meglio la possa rappresentare; Marlon, che faceva l’attore; Vesuvio, che viene da Napoli, specializzato nella cucina; il Negro, che è entrato per ultimo nel gruppo e da tantissimo tempo non torna nella sua terra di origine, insegnante di tango. Leandro invece si fa chiamare Il Profeta, per la sua capacità di predire i risultati. Sarà proprio questo loro vizio a coinvolgerli in una vicenda losca che li metterà a dura prova spingendoli verso l’illegalità.

“L’azzardo”, romanzo scritto a quattro mani da Peppino Mazzotta e Igor Esposito, è una commedia noir dai toni vivaci, con un linguaggio proprio, asciutto e perfettamente adatto alla storia che viene raccontata e che si legge con piacere. Il coro dei personaggi principali è ben nutrito e caratterizzato in modo da mettere in risalto sia i loro punti forti che quelli deboli. La tematica fondamentale è quella legata al mondo delle scommesse, territorio in cui troppo spesso le persone trovano la propria rovina non riuscendo a mettere un punto di fronte ai propri fallimenti ma continuando a sporgersi sul baratro quando già sentono il vuoto sotto di sé.

“il vero giocatore non gioca mai unicamente per il denaro,
gioca per sopravvivere e per sentire la vita sgusciare via dalla noia.”

Ci sono location fisiche in questo romanzo come le gallerie d’arte e la città di Mantova e ci sono location mentali o meglio visionarie. Se il lettore si sofferma su queste ultime si ritrova a percorre un viaggio in simbiosi con il protagonista che guardando un’opera d’arte famosa si immagina come riprodurla partendo da emozioni e sensazioni del tutto personali. La mente di Leandro è una fucina di colori e di sfumature che si traducono in plagio esclusivamente come forma di soggetto e mai come capacità artistica. Il lettore, quindi, guarda la copia con gli occhi del protagonista che la guarda a sua volta con gli occhi dell’uomo, che è anche un falsario, ma che è soprattutto una persona e da persona attribuisce all’arte quello che lui per primo sente. E discorso quasi analogo può essere fatto per il vizio delle scommesse. Anche qui è tutto mentale.

Quel mondo che gli autori descrivono così bene nella testa di Leandro si materializza in statistiche e previsioni, ma le stesse sono talmente concrete che diventano quasi una stanza personale dove Leandro si accomoda per poter godere dell’adrenalinica sensazione che gli dà la sua dipendenza. Il romanzo è scritto con una prosa contemporanea e agile che spazza via i luoghi comuni che vogliono gli autori che provengono dal mondo del cinema e del teatro legati a una scrittura per immagini dove le descrizioni abbondano di particolari perché gli stessi sono abituati a leggere solo copioni. No. In questo lavoro letterario gli autori sono stati bravissimi a fare gli scrittori con un linguaggio da noiristi consumati e uno stile preciso da romanzo di genere. Una sorpresa quindi per i lettori che sicuramente dopo la lettura di questo libro non mancheranno di appuntarsi il nome di entrambi e ricercarli in libreria per i loro prossimi lavori.

Federica Politi e Antonia Del Sambro, “Due nel mirino”


Gli scrittori:
Igor Esposito nato a Napoli nel 1974, è poeta e drammaturgo. I suoi testi sono stati portati in scena da alcuni dei più importanti interpreti del teatro e del cinema italiano. È stato finalista al Premio Calvino e al Premio Pergola Teatro della Toscana, menzione speciale del presidente della giuria Franco Cordelli e, con la sua prima raccolta di versi La memoria gatta, è stato finalista al Premio Napoli. Peppino Mazzotta e Igor Esposito collaborano in teatro da quindici anni.

Peppino Mazzotta nato a Domanico (CE) nel 1971, è un attore, regista e autore teatrale. Il suo volto è noto al grande pubblico perché interpreta l’ispettore Fazio nella serie Il commissario Montalbano fin dal 1999, anno della prima di quindici stagioni. Ha preso parte a numerosi spettacoli teatrali, fra cui Il Tartufo per la regia di Toni Servillo, e film come Anime nere di Francesco Munzi per cui è stato candidato al Nastro d’argento come migliore attore protagonista. Nel 2011 ha vinto il Premio Associazione Nazionale Critici di Teatro come miglior attore con lo spettacolo Radio Argo e nel 2021 il Premio Le Maschere del Teatro Italiano.