Editore La nave di Teseo
Anno 2021
Genere Gialli e Thriller
224 pagine – brossura e epub
“Hai ragione, sei solo un barbone ubriaco. Ma hai qualcosa che tutti gli altri non hanno. Che abbiamo solo noi, noi che non abbiamo niente.
Cosa?
Il potere degli stracci.
Puoi attraversare il mondo senza essere visto, puoi arrivare dove vuoi perché (gli stracci) ti rendono invisibile agli occhi e all’anima della gente”.
Una premessa . Quando Cecilia Lavopa di Contorni di noir mi ha dato in lettura questo romanzo, sapeva esattamente perché lo avrei letto volentieri e perché mi sarebbe piaciuto in modo particolare.
Il mondo degli invisibili da tanti anni mi ”appartiene”, per ragioni di volontariato, e posso ben dire di conoscerlo! È per lo stesso motivo che ho divorato questa storia, gustandone ogni pagina.
Detto ciò, un po’ di trama.
Andrea è un “invisibile”. L’ avvocato Andrea Massimi, romano, uomo affascinante, di successo nel lavoro e con le donne, da due anni non esiste più. Al suo posto, un uomo cencioso, sporco, con la barba incolta, le unghie orlate di nero.
Vive di resti trovati qua e là nei cassonetti, e la bottiglia è la sua fedele compagna.
Solo gli occhi – che hanno conquistato tante donne – conservano quell’azzurro speciale, che non ha perso la sua limpidezza, nonostante il velo di dolore ormai costante.
E di dolore si può ben parlare: l’uomo ha perso moglie e figlioletta tanto amate in un attimo, massacrate durante una rapina dagli oscuri risvolti.
Andrea era intento all’ennesima avventura volante con la segretaria belloccia di turno, e quando rientra a casa, la tragedia è già avvenuta.
La disperazione è tale da indurlo a una scelta estrema: abbandonare per sempre la vita di prima – non ha più nulla che conti! – e darsi alla vita da barbone. Qui entra in un mondo parallelo, perché questo è il mondo della povertà, dell’emarginazione.
In un vecchio vagone dismesso, alla stazione Termini, vive con altri clochards e con due extracomunitari soprannominati Totò e Peppino che aspettano, nascosti, di essere raggiunti dai familiari.
Non ha aspettative, non ha speranze; si autodistrugge lentamente e consapevolmente. E’ un modo per espiare la sua colpa.
Fino a un momento particolare. Un giorno vede per caso, al braccio di una trans, il bracciale che aveva regalato alla moglie: un modello unico, pensato da loro due, e ormai dimenticato. In Andrea scatta qualcosa: come mai il bracciale si trova lì? Come è finito al polso di quella prostituta? E di colpo gli ritorna la grinta, il desiderio di scoprire che cosa sia realmente successo quella sera.
Da quel momento la sua vita subisce una svolta; tutta una serie di avventure, di incontri con persone perbene e per…male, come i due poliziotti corrotti che più volte gli daranno filo da torcere. Ma nulla ormai ferma l’uomo. La sua fortuna è l’incontro con Anna, un sostituto procuratore che , dopo una diffidenza iniziale, comincerà a credergli, ed entrerà in quel mondo finora “invisibile”, perché è vero che la maggioranza delle persone quasi non vede i barboni accasciati negli angoli, o rintanati nei cartoni: li vede, ma non li guarda. E’ scomodo portare la propria attenzione su di loro. Domandarsi, magari, quale destino li avrà portati fino lì.
Solitudine? Debiti? Perdita del lavoro? Uso di droghe? Un amore infelice?
Le storie che si celano dietro a queste persone sono innumerevoli, e solo chi li frequenta ne viene a conoscenza.
Soprattutto, chi li “VEDE”, come esseri umani, e non come rifiuti della società.
La strada da percorrere sarà lunga e densa di avventure, ma porterà Andrea a molte scoperte , spesso dolorose, e a fare luce su lontani avvenimenti a cui non aveva dato importanza, perso com’era dalle sue frivolezze.
Bellissima la figura di quest’uomo che, nonostante l’abbruttimento del bere, delle privazioni, non perde mai una sua dignità e i suoi valori che verranno a galla al momento opportuno. La sua nuova dimensione di vita ci porta in luoghi nascosti, lungo il Tevere, ricchi di fascino, nonostante le baracche di lamiera e di cartoni. Una Roma diversa e poco nota ai più. Ci porta a conoscere delle persone indimenticabili, come Flora, la vecchia mendicante cieca, un po’ sensitiva.
E ancora, ci addentra nella solidarietà , tra persone che non hanno quasi nulla, ma quel pochissimo dividono volentieri.
Una storia che da un lato incalza, per il susseguirsi di sorprese e fatti drammatici; dall’altro scalda il cuore, perché i buoni sentimenti fanno capolino a ogni pagina.
Una vera sorpresa il regista Stefano Vicario, qui ottimo scrittore, con un linguaggio pulito, piacevole, di cui è padrone. Per finire: “La prima indagine”…ci fa sperare in un seguito?
All’autore la risposta!
Rosy Volta
Lo scrittore:
Stefano Vicario, nato a Roma nel 1953, è sceneggiatore e regista. Debutta nel 1973 come aiuto regista del padre, Marco Vicario, e di altri registi come Damiano Damiani. Si specializza nelle produzioni televisive e cura la regia per numerose trasmissioni e fiction, tra cui di Il pranzo è servito, La corrida, I Cesaroni e molti altri. È stato il regista di svariate edizioni del Festival di Sanremo, e ha curato la regia di spettacoli di Roberto Benigni di grande successo (Tutto l’Inferno, I dieci comandamenti, La più bella del mondo). Vicario ha anche diretto un lungometraggio cinematografico nel 2001 intitolato Sottovento! con Claudio Amendola e Anna Valle, di cui ha curato anche la sceneggiatura. Del 2018 è sua la regia di Conversazione su Tiresia, di e con Andrea Camilleri.












