Herbert Lieberman – L’ospite perfetto

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Editore Minimum Fax
Anno 2022
Genere Thriller/Noir
356 pagine – brossura e epub
Traduzione di Raffaella Vitangeli


«fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?»
(Cicerone)

Può un ragazzo senza fissa dimora essere accolto da una coppia dedita alla semplicità e alla preghiera, alla generosità e all’altruismo, creare così tanto scompiglio che la società intera diventa improvvisamente nemica?

Può l’accoglimento nella loro casa e la cura come fosse un figlio, quello che non è mai arrivato, sollevare ire e malcontento in chiunque lo incontri, compreso il parroco e la polizia?

Richard Atlee, poco più che diciottenne, comparso dal nulla e del quale non si sa nulla, suona alla porta di Albert e Alice Graves, due tranquilli pensionati che hanno deciso di vivere fuori città.
Mi chiamo Graves. Un animale urbano passato alla vita rurale con molta facilità.
Oltre il bosco la palude, tetra e desolata.
Albert è un uomo di pace, con un carattere di certo non impetuoso ma cauto e prudente. Per tutta la vita aveva rispettato la legge e rifuggito la violenza. Sua moglie Alice è una donna dolce e mite, amica dei poveri e degli indifesi, protettrice di uccelli feriti e animali randagi. Ama il giardino e l’orto. Una vita semplice e regolare, senza figli.

Il ragazzo dice di essere venuto a controllare il livello di carburante della caldaia e la coppia decide di invitarlo a cena. Ma quella che sembra una serata diversa dalla placida routine che la loro vita di campagna ha preso, risulta essere il principio di un rapporto complesso e contorto tra il giovane e i due pensionati. Nelle giornate successive alla cena, iniziano a sparire degli oggetti da casa, che risultano essere stati rubati da Richard, che ha deciso di intrufolarsi in cantina e di fare dell’intercapedine il suo giaciglio, la sua casa.
Una situazione grottesca, nella quale si instaura un rapporto genitoriale tra i due coniugi e quel perfetto sconosciuto, che ai loro occhi assumerà i contorni inizialmente sfocati di disadattato in cerca di stabilità, assurto a (non) figliol prodigo del quale prendersi cura. Di brutto anatroccolo da trasformare in soggetto inserito e ben accolto nella comunità già esistente.
Questo bisogno di trasmettere affetto da parte della coppia e nel contempo di necessità da parte del ragazzo di fare parte di una famiglia, sembra far propendere verso il lieto fine, ma al contrario sarà una continua caccia tra il gatto e il topo. Ma chi è il gatto e chi il topo?

Leggendo questo romanzo, mi è tornato in mente un libro che lessi parecchi anni fa: “Le catilinarie” di Amelie Nothomb. Premesso che l’autrice mi ha sempre incuriosita, questo fra i suoi romanzi è quello che mi rimase più impresso per la trama originale e complessa. Anche in questo caso, Juliette ed Émile, ultrasessantenni, si ritirano in campagna per godersi finalmente la pace e la tranquillità che hanno sempre desiderato. Il paese è a qualche chilometro, c’è solo un’abitazione vicina alla loro ed è occupata dal dottor Palamède. Da quando la coppia è arrivata, Palamède si presenta ogni giorno alla loro porta e, una volta entrato, si piazza sulla poltrona nel loro salotto. E’ un tipo strano, parla poco, prende pause lunghissime per rispondere con poche parole e ha uno sguardo perso nel vuoto. Anche nel libro della Nothomb, inizia un gioco grottesco e basato sulle relazioni interpersonali, sul linguaggio e la resistenza.

Queste due letture sono accomunate da un filo conduttore, quello dell’accoglienza che diventa invasione, della generosità che si trasforma in pretesa, della vita che spesso prende anziché dare.
Se però la Nothomb fa assumere le sembianze dell’ospite più in modo ironico ancorché comico, forse per aver reso il personaggio al limite del paradossale, il romanzo di Lieberman è avvolto da un plot molto più nero, da un’aura pesante, cupa. Scritto per la prima volta nel 1971 dai richiami gotici alla Edgar Allan Poe e Shirley Jackson, divenne anche un film  nel 1972, adattato dai registi John Newland e Buzz Kulik conservando la stessa trama angosciante del romanzo. L’autore è riuscito a creare una trama costruttiva e distruttiva dal tenore claustrofobico, nella quale l’idea di famiglia è sovvertita dal desiderio di tornare a essere liberi.

Dopo Città di morti, Il fiore della notte e Caccia alle ombre, anche con questo romanzo Herbert Lieberman riesce a costruire in un contesto diverso dai precedenti una tensione che aumenta pagina dopo pagina, rendendo la lettura una di quelle che non riesci a smettere, che vuoi arrivare alla fine avendo già scelto la tua versione dei fatti e, come solo un bravo scrittore come lui può fare, lasciarti felicemente spiazzato.

Cecilia Lavopa


Lo scrittore:
Herbert Lieberman, nato a New Rochelle, nello stato di New York, è narratore e drammaturgo. Ha pubblicato quattordici romanzi, tra cui il serial thriller Nightbloom e il gotico Crawlspace. Città di morti, uscito nel 1976, è oggetto di un autentico culto in Francia, dove ha vinto il prestigioso Grand Prix de Littérature Policière.