Sigurd Christiansen – Due vivi e un morto

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Editore minimum fax
Anno 2022
Genere Narrativa
185 pagine – brossura e epub
Traduzione di Jacopo Marini


Curiosando tra le nuove uscite, mi sono accorta di un libro di Sigurd Christiansen, intitolato “Due vivi e un morto”, pubblicato da minimum fax.
La casa editrice si sta premurando di far conoscere ai lettori di oggi testi introvabili, che sono rimasti impressi nella nostra memoria e che un mercato editoriale sempre più ossessivo e fagocitante ha disperso nell’etere.
Una collana, denominata proprio “Introvabili”, che non ha classificazioni di genere e che tiene conto anche dei suggerimenti di librai e lettori.

Tradotto da Jacopo Marini dal norvegese, il romanzo di cui vi parlo nasce nel 1931 con il titolo originale “To Levende Og En Død” e l’autore, scrittore e drammaturgo, attraverso questa storia ci accompagna nelle relazioni umane, nel senso di colpa e nelle dinamiche dei comportamenti.
Complice una rapina in un ufficio postale che vede coinvolti tre uomini, tre colleghi. Tre atteggiamenti diversi nella medesima tragica situazione. Due rapinatori armati che vogliono scappare con la cassa, sembra un colpo facile. Invece il risultato è lasciarsi alle spalle una scia di sangue con un morto, un ferito e il terzo, Berger, che non oppone resistenza davanti al criminale che gli punta davanti una pistola consegnandogli i soldi.

Tre atteggiamenti diversi, dicevo, che fungono da domino a tutta la storia. Ma quello che sembra patirne le conseguenze peggiori è proprio Berger. I colleghi lo guardano con sdegno, lo reputano un codardo che non ha saputo difendere l’onore, non si è ribellato alla violenza.
Ha solo cercato di restare vivo. E questo attaccarsi alla vita sembra non essere compreso da nessuno, neanche da sua moglie. Era meglio diventare un eroe morendo sul “campo di battaglia”? Era meglio cercare di uscirne anche semplicemente ferito, per ricevere rispetto? Il senso di responsabilità doveva prevalere sull’istinto di sopravvivenza?

Berger sa di avere preso la decisione giusta, ma nessuno vuole accettare il suo punto di vista.
L’ispettore lo osservò con attenzione, e a un tratto chiese:
“Lei è una persona paurosa?”
L’altro trasalì e alzò lo sguardo senza capire. “Ho pensato agli altri”, rispose.
“Sicuro, agli altri che stavano opponendo resistenza?”
L’esile volto da fanciullo di Berger si contrasse per la sofferenza. “E ha giovato a loro e alla cassa?”
“Ma almeno loro hanno osato”.

Christiansen, che nella propria scrittura amava raccontare dei sentimenti di colpa e di responsabilità, di “delitto e di castigo” – non per niente è stato chiamato il “Dostoevskji norvegese” – pone i propri soggetti davanti a dubbi di moralità, di coraggio, di scelte, isolandoli da una società coesa nella sua cecità e nel suo ergersi a tribunale. Un individualismo che porta a distorcere le priorità, a distogliere lo sguardo ed etichettare senza ritegno. Non solo l’autore fu influenzato da Dostoevskji, ma anche da Ibsen, al quale Christiansen fa riferimento nello sviluppare un dialogo analitico, volto all’indagine dell’animo umano e delle sue fragilità.

C’è tanto in questo libro di appena 185 pagine, si parla di amicizia, di amore, di vergogna, di ambizioni e di valori, di eroismo. Anche se ognuno di questi concetti si può trasformare in una medaglia a due facce. Occorre solo decidere da che parte stare.
Le trasposizioni cinematografiche sono state molteplici, sia in lingua norvegese che inglese, ma se pensiamo a quando è stato scritto questo romanzo, è sempre di un’attualità preoccupante. Difficile mettersi nei panni di qualcun altro, ma prima di giudicare bisognerebbe trovarcisi. Come dire che l’uomo non impara mai dai propri sbagli.
Con un colpo di coda finale, la lettura si è conclusa in un attimo e ho chiuso l’ultima pagina rimpiangendo che sia stata così breve.

Lettura caldamente consigliata! Complimenti all’iniziativa della casa editrice, che con questo romanzo ha già pubblicato quattro romanzi nella Collana Introvabili e che andrò sicuramente a recuperare.

Cecilia Lavopa


Lo scrittore:
Sigurd Christiansen (1891-1947) è stato uno scrittore e drammaturgo norvegese. Sotto l’influenza di Ibsen e Dostoevskij ha analizzato con attenzione il sentimento di colpa e il comportamento umano. Con questo romanzo ha vinto il Nordiske romankonkurranse nel 1931.