Léo Malet – Trilogia Nera

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Editore Fazi / Collana Darkside
Anno 2022
Genere Noir
512 pagine – brossura e epub
Traduzione di Luigi Bergamin (La vita è uno schifo, Il sole non è per noi) e Luciana Cisbani (Nodo alle budella)


Trilogia Nera di Leo Malet esce oggi, 30 agosto 2022, nelle librerie e in epub ed è un’opera che ogni appassionato del genere non dovrebbe perdere. Qui sono racchiusi tre romanzi brevi da cui emerge il lato più amaro del noir, quello in cui la quotidianità delle persone comuni è di continuo sopraffatta da quelle ombre che non si è in grado di allontanare perché ormai ne sono parte e sostanza.

“Forse è una brutta storia, ma la vita è uno schifo. E ha le sue esigenze.”

Ne “La vita è uno schifo” un gruppo di giovani uomini mette in atto una rapina che decisamente non va come progettata spingendo i membri a delle azioni estreme le cui conseguenze non tarderanno a farsi sentire. Tra questi spicca per personalità ma anche per la sua spietatezza, Jean, che riesce a portare dalla propria parte la ragione, sfoggiando un fascino naturale a cui in pochi riescono a resistere. Lui, che ha così chiaro ciò che è necessario fare anche in situazioni limite, ma che davanti a Gloria, la donna che ama ma che è sposata con un altro, sente vacillare il buon senso.

Ne “Il sole non è per noi”, un ragazzo giovanissimo, dopo esser stato arrestato per vagabondaggio, finisce suo malgrado per passare da una situazione peggio dell’altra che finiranno per risucchiarlo in un vortice che sembrava già scritto nel suo destino.

In “Nodo alle budella”, un truffatore di piccolo calibro, dopo aver conosciuto una donna che gli fa perdere la testa, intraprende un cammino che lo porterà lontano da ciò che credeva di essere, finendo preda di incubi e desideri che non lasciano scampo.
Ad accomunare questi romanzi sono i suoi protagonisti che seppur diversi tra loro hanno una vocazione all’oscurità che li consuma. Uomini il cui equilibrio vacilla quando inizia a soffiare il vento dell’amore che con potenza li attira lontani dal loro baricentro per poi lasciarli in balia delle onde senza più appigli.
Storie in cui è terrificante scoprire che non è possibile iniziare una nuova vita diventando un uomo diverso; che certi ambienti si legano alle persone senza possibilità di scissione, arrivando a identificarsi in essi; che la miseria è come un’eredità dalla quale non ci si può liberare.

Gli ambienti francesi anarchici e rivoluzionari in cui si è formato Malet finiscono inevitabilmente per confluire nelle sue trame, solo che in una trilogia come questa il passo successivo è la “frammentazione” degli stessi in luoghi più emotivi e sensoriali che reali e fisici. Anzi, una vera e propria metafisica degli ambienti che avvolge il lettore e lo fa immergere completamente in quello che è il senso del noir. La trilogia si chiama Nera non a caso perché è la dichiarazione di intenti dello stesso autore. Lui, nato e apprezzato come scrittore di polizieschi, a un certo punto della sua vita si rende conto che non basta più. Che non gli basta più. Il poliziesco per quanto genere accattivante non può essere espressione della sua scrittura né del suo linguaggio perché lui, Malet, si è intriso di ambienti dove editori e redattori lo hanno sempre spinto e incoraggiato a osare, a superare il suo stile e a comprendere davvero cosa voglia fare “da grande”.

E da grande Malet vuole fare il noirista perché solo il noir può parlare davvero della realtà e delle persone e inchiodare chi legge a riflessioni sulla società, sul mondo, e sul modo che hanno gli esseri umani di superare le tempeste. Pertanto, ambientazioni e linguaggio in Trilogia Nera devono essere considerati un tutt’uno perché sono la summa del percorso artistico e personale dell’autore che trova, nel Nero, l’approdo finale della sua creatività, frutto della sua esperienza umana di ambienti e frequentazioni e di una volontà ferrea all’espressione individuale. Se si volesse spingere questo concetto al massimo si potrebbe quasi dire che Malet in questa trilogia usa il genere noir come ricerca sentimentale da parte degli esseri umani dove l’amore e tutte le sue drammatiche conseguenze vengono sublimati dal genere e da una scrittura che necessariamente finisce per essere catartica e quindi potente e chirurgica insieme. Dopo la lettura di Malet non saranno pochi i lettori che comprenderanno appieno il senso vero del genere noir.

Federica Politi e Antonia Del Sambro, “Due nel mirino”


Lo scrittore:
Léo Malet, l’anarchico conservatore, come amava definirsi, è uno dei padri del romanzo noir francese. Nato al numero cinque di Rue du Bassin, a Montpellier, figlio di una sarta e di un impiegato, rimane prestissimo orfano. Quando Léo ha due anni muoiono prima il padre e il fratellino e, a distanza di un anno, la madre. Tutti e tre di tubercolosi. Così, è il nonno bottaio e grande lettore che si prende cura del nipote e lo inizia, in modo non certo canonico, alla letteratura. A sedici anni Léo Malet si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna. Determinante è l’incontro con André Colomer, disertore e pacifista: Colomer gli dà una famiglia e soprattutto lo introduce in ambienti anarchici. In questo periodo Malet collabora anche a vari giornali e riviste (En dehors, Journal de l’Homme aux Sandales, Revue Anarchiste). A Parigi abita in molti posti, anche sotto il ponte Sully, vive alla giornata, fa l’impiegato, il manovale, il vagabondo, il gestore di un negozio d’abbigliamento, il magazziniere, il giornalista, la comparsa cinematografica, lo strillone, il telefonista.

Nel 1931 l’incontro con André Breton gli dà accesso al mondo delle case editrici e degli scrittori; Malet entra a far parte del Gruppo dei Surrealisti. Per qualche tempo il suo vicino di casa è Prévert, uno dei suoi migliori amici Aragon. Si sposa con Paulette Doucet e insieme fondano il Cabaret du Poète Pendu. Dopo una dura esperienza in un campo di concentramento nazista, nel 1941 inizia a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi: Frank Harding, Leo Latimer, Louis Refreger, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, John Silver Lee. Con lo pseudonimo di Frank Harding crea il personaggio del reporter Johnny Métal, protagonista di una decina di romanzi gialli. Nel 1943 pubblica 120 Rue de la Gare con cui esordisce la sua creazione narrativa più celebre, l’investigatore privato Nestor Burma. Burma sarà protagonista di una trentina di avventure, inclusa una “serie nella serie” intitolata I nuovi misteri di Parigi, che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso “arrondissment” di Parigi. Con Nestor Burma, Malet da un lato riscuote i primi consensi di pubblico, anche attraverso successive trasposizioni cinematografiche, una serie televisiva (1991-1995) di 85 episodi e l’adattamento a fumetti. Ma d’altro canto si allontana dal movimento anarchico: nel 1949 il gruppo dei Surrealisti lo espelle con l’accusa di essere diventato “seguace di una pedagogia poliziesca”. In realtà Malet è uno scrittore dai mille volti: accanto al poliziesco, si cimenta nei romanzi di cappa e spada e, soprattutto, nel noir. La critica gli concede proprio in questo filone i maggiori riconoscimenti: la Trilogie noir, di cui fanno parte Nodo alle budella, La vita è uno schifo e Il sole non è per noi, viene considerato il suo capolavoro. Malet muore nel 1996. Chi vuole andare a visitare la sua tomba, la trova al cimitero di Chatillon-sous-Bagneux.