Roberto Perrone – Un odore di toscano

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Editore Harper Collins
Anno 2022
Genere Giallo
528 pagine – brossura e epub


A interrompere la sovrabbondanza di commissari piacioni, la cui stucchevole simpatia e le manie, ancorché poco verosimili, hanno conquistato i lettori, arriva un nuovo personaggio che si prende il difficile impegno di nuotare controcorrente. Si tratta di Attilio Toscano, vicequestore pure lui, ma a differenza degli altri, cialtrone, antipatico, arrogante e saccente. Queste le sue caratteristiche: intanto non spara con una normale pistola, ma usa una mitragliatrice FN Minimi MKh3, calibro 7,62×51 Nato; seduce donne bellissime nell’intervallo di un viaggio in ascensore; in qualsiasi indagine è un chilometro avanti ai colleghi che naturalmente lo odiano, ma impareranno ad amarlo; è un eroe (lo diventa all’inizio del romanzo) e al popolo piacciono gli eroi; se si trova a Milano, non può esimersi dal pranzare in posti chic come il ristorante di Enrico Bartolini al MUDEC, ma se il pasto lo consuma in casa a Roma, allora il cibo lo ha certamente comprato alla celebre salumeria con cucina Roscioli; offre pranzi e cene alle signore perché è un “vecchio gentiluomo di campagna o un terribile maschilista”.

Manco a dirlo, è un amante sopraffino e fantasioso, prende il caffè da Taveggia sui Navigli, ma detesta quelli che vanno alla prima della Scala; tratta i propri superiori con arroganza e sufficienza, i sottoposti con un blando sarcasmo e, ciliegina sulla torta, non si sposta su una punto, ma utilizza una Harley Davidson 883 Sportster del 1997. Insomma, Attilio Toscano raccoglie tutte quelle caratteristiche che ci farebbero orrore nei nostri amici.
Ma non fatevi ingannare dalle apparenze: come tutti gli scorbutici, anche Toscano sa come conquistare le persone. Spinto dalla ruvida abilità a mettersi contro tutti, il vicequestore trascina il lettore in questa sua rocambolesca avventura, quasi romanzo di cappa e spada. E gli strappa pure qualche bella risata.

Si parte da Roma, dove Toscano (che fuma il toscano) abbatte con la sua mitraglia tre killer armati fino ai denti, assurgendo così al ruolo di eroe nazionale. Quasi nello stesso momento, fuori Milano, Leone de Castris (in seguito indicato dal nostro come de Cuius), capo di una squadra speciale della polizia milanese, si fa ammazzare in un bosco lombardo da alcuni killer professionisti, convocati da una presunta talpa che lavora all’interno della madama. De Castris lascia vacante un posto che, per decisioni al vertice, verrà occupato da Toscano, dato che è l’eroe del momento e dev’essere allontanato da Roma per la sua stessa sicurezza. Giunto all’ombra della madonnina, in sella alla sua motocicletta, il nostro vicequestore, grazie anche ai suoi modi poco simpatici e altezzosi, trova un muro di ostilità e scarso desiderio di collaborazione. Da quel momento, in molti cercheranno di mettergli i bastoni fra le ruote, senza riuscirsi. Il compito che si impone Toscano, oltre alle piccolezze che gli vengono ordinate per fargli abbassare la cresta, è quello di trovare gli assassini di de Castris e, per l’appunto, la misteriosa talpa che lo ha consegnato al suo destino. Cosa non facile, avendo tutti contro, con l’eccezione della bellissima (uno schianto) Juliette Quattrini, vicecapo della Mobile che nel giro di breve finisce nel suo letto.
Ma trovare traditore (forse era il caso di nasconderlo meglio) e assassini, per Attilio Toscano non sarà impresa facile, non meno semplice che recuperare il rispetto e la collaborazione della sua squadra di finti incapaci. Colpi di scena, sparatorie, scopate omeriche e la difficoltà nello scardinare lo status quo, fanno da contrappunto a questa caccia lungo la quale rimane nell’aria il profumo forte e aromatico di sigaro toscano.

La scrittura di Perrone è vivace, rotola come un fiume in piena, è evidente che si è divertito come un pazzo. La vicenda non è mai noiosa anche se l’intuito del protagonista è a volte poco raccontato nelle sue deduzioni. Sempre un passo avanti agli altri, Toscano riesce così a trascinare i suoi sottoposti in una caccia senza quartiere, intralciato soltanto dalla burocrazia e dal malumore di un questore stolido, che prende sempre le decisioni sbagliate. Dopo i tre romanzi di Canossa, storie più riflessive uscite per i tipi di Nero Rizzoli, Roberto Perrone tira fuori in questo primo romanzo di Attilio Toscano un’entusiasmo che sarà difficile fermare. Oltre all’insofferenza per un certo tipo di protocollo, alla trama si mescolano gastronomia, passioni, manie e suggestioni (ha un problema con il mare) che coinvolgeranno certamente il lettore lasciandolo nella trepidante attesa di una seconda puntata. Alla fine, anche il burbero e saccente vicequestore riesce a meritarsi la simpatia e l’affetto di chi legge, come uno di quegli amici un po’ ingombranti, che ogni tanto ci mettono in imbarazzo, ma ai quali vogliamo tanto bene.

Enrico Pandiani


Lo scrittore:
Roberto Perrone vive tra le colline liguri e Milano. Dopo una vita da inviato per il Corriere della Sera, scrive ancora per giornali, riviste e siti web di svariati argomenti. Come narratore ha affrontato tutti i generi letterari, dai romanzi che prendevano spunto dal calcio a quelli d’amore e di cucina, dai libri per ragazzi alle biografie per poi approdare al noir. Dopo la trilogia di Annibale Canessa, edita da Rizzoli, ha creato un nuovo personaggio e intrapreso un nuovo percorso con HarperCollins. Questo è l’inizio di una nuova serie.