Nino Motta – Ragazze troppo curiose

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Editore Bompiani
Anno 2022
Genere Giallo
235 pagine – brossura e epub


Una sera di aprile dei nostri giorni, la filologa Rosa Lentini annuncia a sua madre Evelina l’intenzione di partire per la loro casa di Pizzuta, in Sicilia. Infatti, a parte i regolari intermezzi intellettuali e intrattenimenti carnali con un brillante allievo, né l’università la soddisfa più, né Milano le riserva grandi emozioni. Mentre invece da Pizzuta si è fatto vivo il comandante Drago, ex carabiniere ormai in pensione ma per la gente sempre e solo il Comandante, che – memore dell’acume con cui madre e figlia hanno risolto il cold case della parrucchiera uccisa – sollecita di nuovo il loro aiuto per riaprire il caso della morte di Wanda Girlando e magari riuscire ad andare fino in fondo.
Secondo Rosa Lentini, un’indagine a ben guardare andrebbe considerata solo come “filologia applicata all’esistenza” anche se, salvo sua madre, Donna Evelina, che dimostra sempre di più un imprevedibile interesse per la sua materia, soprattutto per il petrarchesco Codice degli abbozzi, e l’affezionato ma balbuziente (di persona, non per telefono) comandante Drago, quando la nostra prof./detective lo dice, tutti gli ascoltatori restano a bocca aperta. Ma stiamo divagando, scusate.

“Ragazze troppo curiose”, romanzo di Nino Motta, narra dunque di una seconda indagine che, come la precedente “La parrucchiera di Pizzuta”, ci rimanda a delitti avvenuti in passato. Un altro tipico e intrigante cold case alla siciliana infatti, sempre avente per scenario Pizzuta (Avola? La locale specialità, le mandorle di Munafò, tradisce il vero nome della cittadina, luogo natale dell’autore) e, in veste di frizzanti protagoniste le curiose, in senso filologico, professoressa Rosa Lentini che, già coinvolta e intrigata dalla pressante e corposa documentazione sul vecchio caso risalente a vent’anni prima, fattale pervenire a Milano dall’amico comandante Drago, ha deciso di prendersi un lungo periodo di aspettativa dall’insegnamento e spalleggiata da sua madre Donna Evelina, di tornare a Pizzuta.

Ma, prima di introdurci a capofitto nella trama, forse è meglio ripresentare ai lettori Rosa Lentini. Chi l’ha già incontrata in “La parrucchiera di Pizzuta”, sa che si avvicina ai cinquant’anni e, oltre a essere dotata di una superba forma fisica, ama godersi fino in fondo la vita senza disdegnare le turbinose piacevolezze del sesso. Ha una figlia ventiquattrenne o giù di lì, da anni è separata dal marito, a suo vedere membro degli avulsi, ovverosia quella categoria di maschi ormai per lei estranei o fuori contesto. Festosa e dotata di estrema ironia è abbastanza stufa della routine e dei giochi delle caste universitarie, benché sia una dotta studiosa arrivata al top di gamma intellettuale (soprattutto sul due e trecento).
Ora, però, visto che dobbiamo scrivere di un giallo, evitando di spoilerare la trama, proveremo a inquadrare il contesto venendo subito alla storia. Dunque: all’arrivo in Sicilia di madre e figlia, imbarcate su un aereo in una Milano piovosa e poi atterrate all’aeroporto di Catania, dove “il sole già apriva la terra”, trovano ad attenderle la signorile ospitalità del Comandante, il buon Don Ciccio Drago, che con la sua macchina e in meno di un’orata di viaggio le scodella a Pizzuta, davanti alla loro vecchia e accogliente casa di famiglia. Prima di cominciare finalmente a sviscerare con loro il vecchio e inquietante delitto.

Rosa ed Evelina, novelle seguaci di Pollicino, dovranno a distanza di quasi venti anni andare a ricercare le poche briciole sparse sulla nebulosa pista da seguire, ripescando fatti e notizie del passato nella intimorita e omertosa memoria di testimoni, oggi ammorbiditi dall’età e dalla morte di tanti collusi poi, man mano e con grande pazienza, raccoglierle, incrociando le varie piste e dati che a ogni passo sembrano voler portare fuori strada. Per fortuna madre e figlia possiedono entrambe la fondamentale qualità che le rende ottime investigatrici: la coscienza che mai niente è come pare e tutti possono avere un segreto, insomma nascondere qualcosa… Quindi non si può mai dare niente per scontato. Anche perché, con l’avanzare della trama nel romanzo, in un frenetico crescendo si sommeranno le novità e i colpi di scena, che consentiranno loro di inserire l’assassinio della giornalista in una serie di efferati omicidi. La faccenda diventa troppo grande? No, perché le nostre investigatrici, avvalendosi dell’apporto fattivo e deduttivo del Comandante, riusciranno infine a mettere in fila tutti i distinti particolari, arrivando fatalmente così vicino alla verità da raggiungere l’agognata soluzione.

Una soluzione che in filologia (materia principe di Rosa ma anche di Paolo Di Stefano, il vero nome di Nino Motta) viene anche descritta con uno “stemma”, ovverossia come uno schema che in consente di mettere in ordine anche cronologico vari manoscritti collegati fra di loro.
Con la sua scrittura limpida e avvincente, l’autore ci introduce con colta ironia in una storia dai tratti sporchi, cupi e violenti. Il quadro legato all’indagine infatti, segnata ohimè dall’impotenza e da un’ampia e mafiosa complicità, appare duro, drammatico ma per fortuna, per compensarci, ci regala come inno al buonumore la sua brillante e irresistibile indagine gialla, arricchita dalla presenza di Rosa che, nella tradizione dei più celebri detective, gode come immancabile spalla dell’ ottantenne madre in veste di un irresistibile Watson.

Patrizia Debicke


Lo scrittore:
Nino Motta è lo pseudonimo con cui Paolo Di Stefano ha pubblicato presso Bompiani La parrucchiera di Pizzuta (2017) e Ragazze troppo curiose (2022), noir che vedono protagonista la filologa Rosa Lentini. Nato ad Avola, è inviato del “Corriere della Sera”. Ha pubblicato poesie, racconti, inchieste e romanzi, tra cui Baci da non ripetere, Azzurro, troppo azzurro, Tutti contenti, Giallo d’Avola e Noi. Ha vinto, tra gli altri, i premi Grinzane Cavour, SuperFlaiano, SuperVittorini, Campiello, Volponi, Lo Straniero, Viareggio-Rèpaci, Bagutta, Alassio.