Giorgio Glaviano – Presto verrai qui

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Editore Marsilio / Collana Lucciole
Anno 2022
Genere Giallo
352 pagine – brossura e epub


Non è facile costruire una storia, e pure avvincente, su una maglietta stazzonata e sporca; eppure l’autore Giorgio Glaviano è riuscito magnificamente in questa impresa.
Siamo in Sicilia; una Sicilia raccontata in modo piacevole, verace e accattivante da un palermitano… E chi meglio?
Prima di parlare della trama, confesserò che ho avuto da subito un debole per Melina Pizzuto: da donna a donna, innanzitutto, e poi se una persona onesta e sincera subisce torti o ingiustizie, io sono con lei. Se questa persona, in più, viene ghettizzata dai colleghi, la mia simpatia – unita a una giusta indignazione – aumenta in misura esponenziale.
Sono partita dunque a condividere questa storia con la giusta carica emotiva, aspettando gli eventi e una finale, conseguente, rivincita.

Melina Pizzuto, ispettrice, è arrivata a Palermo per “castigo”; ha avuto il coraggio di denunciare colleghi di abuso di potere, minacce e altro. Questo le è valsa, oltre al trasferimento da Roma, l’antipatia compatta dei compagni di lavoro, a iniziare dal suo capo. Melina viene chiamata la “stronza”, e questo sarebbe anche sopportabile, quando una sa di avere compiuto il proprio dovere; difficile da accettare è non occuparsi di nulla, non avere casi da risolvere. E sì che a Palermo non mancano!
Un giorno si presenta un’anziana donna, un po’ maniaca, che denuncia un fatto curioso: una maglietta sporca lasciata a insozzare una cappella votiva. Caso ridicolo? E allora affibbiamolo alla Pizzuto – pensano i colleghi – e ci faremo due risate.
Ma Melina porta la maglietta ad analizzare e i suoi sospetti sono fondati: le macchie sono di sangue umano, maschile, e tanto! Qui potrebbe partire un’indagine vera e propria, ma nessuno in un primo tempo le dà ascolto.
Unica eccezione la collega Angelica Costa, detta la Secca, bellissima figura, che stranamente le crede, e si schiera al suo fianco.

Parte l’indagine, tra l’indifferenza e l’ironia di tutto il commissariato.
Nel frattempo Melina conosce un altro protagonista – uno dei pochi maschi nell’universo femminile del romanzo, Manlio detto Adamo, personaggio ambiguo e affascinante.
“Era bello come doveva esserlo il primo uomo, si disse: lo stampo originario da cui si era partiti per fare tutti i maschi. Ciao Adamo, provò a dire sollevando il calice all’indirizzo dell’Adone, ma la lingua le si attorcigliò in bocca e il vino le si rovesciò addosso”.
Manlio è il nipote di un influente studioso di misteri eleusini, Epaminonda, che molta parte avrà nella storia. L’uomo è un ideologo dell’estrema destra, che raccoglie parecchi seguaci.
Non è facile farsi largo e ottenere successi in un mondo prettamente maschile ma le due donne, associate, sono tostissime e faranno miracoli.

Una storia complessa, ben articolata, iniziata con una partenza quasi…risibile, una maglietta sporca, e che si dipana con maestria, affondando le sue radici nel passato e riservando molte sorprese nel presente.
Come dicevo, universo femminile.
Le donne di questa storia sono tutte speciali e tratteggiate con grande sensibilità , se pure da un autore uomo.
Melina, frustrata dall’esperienza che l’ha segnata, è delusa, arrabbiata; non crede più in sé stessa , pur amando il suo lavoro. Non l’ha abbandonata, però, un profondo senso della giustizia, che la spinge ad andare avanti , nonostante le delusioni e le sconfitte, anche in campo sentimentale.

Angelica, sola donna a occuparsi di una famiglia che definire difficile è un eufemismo, non ha tempo per l’amore, né per la cura della sua persona. Unica eccezione: il lavoro, che le dà la spinta a “vedere” oltre il caso di Melina, e a offrirle la sua collaborazione.
La Ferlita, capo di Melina, ostile e quasi odiosa, che le rema contro con tutte le forze, e solo alla fine si rivelerà ben diversa, sorprendendoci.
Daniela, l’amica della Palermo-bene, con cui Melina ha un vecchio, doloroso conto in sospeso, e che ritorna in auge durante questo caso.
Tante figure femminili, tutte interessanti che raccolgono le simpatie dei lettori, così diverse fra loro, eppure unite dal caso.
Gli uomini, Manlio, Epaminonda, l’amico d’infanzia Marco, sono marginali, sfumati, rispetto a loro.

La location, Palermo, sempre affascinante con le sue mille contraddizioni, è raccontata con affetto dall’autore, che ci guida fra le sue bellezze artistiche e fra angoli meno noti con la sicurezza di chi lì è vissuto, di chi “conosce”.
Una vera sorpresa, per me, questo romanzo, che ho gustato dalla prima all’ultima pagina. Scritto con un ottimo stile, con un costrutto saldo e credibile; l’autore è anche uno sceneggiatore e questo ha certo il suo peso.
La mia speranza? Che Melina Pizzuto, ora che tutti hanno capito il suo valore e non la chiamano più “la stronza”, torni ad avvincerci con qualche altro caso palermitano, magari, perchè no, in doppio con Angelica Costa.
Che accoppiata, amici lettori!

Rosy Volta


Lo scrittore:
Giorgio Glaviano, palermitano, è  sceneggiatore per il cinema e la tv. Ha pubblicato i romanzi Sbirritudine  (Rizzoli 2015) e Il confine (Marsilio 2019), da cui è stato tratto il film Ai confini del male, con Edoardo Pesce e Massimo Popolizio, diretto da Vincenzo Alfieri e sceneggiato, fra gli altri, dallo stesso Glaviano.