Massimiliano Smeriglio – Se bruciasse la città

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Casa editrice Giulio Perrone editore / Collana Fiamme
Anno 2022
Genere Narrativa
287 pagine – brossura e epub


“Ho letto da qualche parte questa storia della comfort zone.
Che fissa. Le persone per paura, pigrizia, perché proprio non ce la fanno, rimangono a vita dove stanno. Manco fosse lo zoo. Ho letto ‘sta cosa su Instagram e mi è rimbalzata in testa per diversi giorni. In effetti è così, rimangono bloccati, come mio padre in officina o mia madre in casa come fosse il 41-bis. Che poi questo comfort zone, se ho capito bene, può essere un lavoro, una malattia, un quartiere, una pippata, ma pure un amore.
Può essere anche una vita di merda. Tanto ci abituiamo a tutto. E lì stiamo. A sguazzare.
Dove ti metti seduto e smetti di spingere, quella è la zona.
Io la vedo così.
Capito come.”

Capito come? Questo è l’intercalare, la domanda retorica, il leit motiv che ci rapisce già dall’incipit dirompente di questo gran bel romanzo.
Impossibile leggere un libro del genere senza immaginarsi immediatamente una sua ipotetica trasposizione cinematografica. I dialoghi già ci sono e funzionano a meraviglia, le location già predisposte: basta superare il grande raccordo anulare e andare oltre, ma proprio oltre, quello che viene dopo, quello che è dopo tutto quello che preferiamo non vedere e non conoscere: l’estrema periferia, il degrado a lei connaturato come una seconda pelle, il fastidio e l’imbarazzo di dovere fare i conti con la sporcizia e la povertà estrema. Tutto quello che la nostra coscienza vorrebbe elegantemente nascondere sotto il tappeto buono della sala da pranzo.

“Ci devi da vivere per capirla tutta la monnezza che ci circonda”

La storia si snoda tra due date: 1994 e 2014. I capitoli rincorrono i vent’anni che separano gli avvenimenti del presente e quelli del passato. Il punto di vista è quello di Marco, detto il Tibetano voce autorevole di un oggi carico di rabbia ma anche di flebile speranza. A raccontarci invece i fatti del 1994 è invece Roberto, detto Shangai e fratello del padre di Marco. I due narratori sono accomunati quindi da un legame di stretta parentela e questo legame farà da motore alla storia. Shangai fa irruzione nel presente di Marco, dopo aver scontato 20 anni di prigione per una rapina finita male a causa della quale ha perso tutto: la libertà, sua moglie e sua figlia. Pagato a collo stretto il suo debito con la giustizia ora vuole conoscere la verità (della banda solo lui è finito in carcere). E vuole giustizia, vuole capire come ricominciare.
La sua “rieducazione” comincerà con il prendersi cura di una cucciolata di volpi, rese orfane dalla crudeltà gratuita di un branco di rozzi ricconi, che trucidano l’animale indifeso per il solo gusto di uccidere.

1994 – 2014… Venti anni di sospensione. Il presente e il passato. Il ponte è rappresentato da Shangai che questo momento infinito lo ha vissuto dietro le sbarre. Con ogni mezzo a sua disposizione prova a dare un senso a questo tempo sospeso, a capire questa inedita versione del mondo fuori dal carcere, oltre quella cupa scacchiera che ha limitato il suo sguardo, frantumato i suoi sogni e vanificato le sue speranze.

“L’attenzione era tutta per ciò che era cambiato o che semplicemente non esisteva più. Dettagli, cose piccole piccole. La Tv con il tubo catodico, i lettori delle cassette Vhs. […] Come fosse stato possibile passare dal suo mondo a quello che aveva trovato fuori era un mistero. Si sentiva fuori luogo, fuori da quel tempo fatto di parole, accessori, schede tecniche a lui sconosciute.”

Oltre alle piccole volpi la sua missione è anche quella di mettere in guardia i ragazzi del presente. Perché il vivere fuori della legalità permette in prima battuta scorciatoie e guadagni facili ma poi la strada è una sola e porta direttamente al carcere. E il carcere fa schifo.

“Un universo di provocazioni, aggressività, depressione, autolesionismo, imbruttimenti, tentativi di suicidio e ogni tanto la morte, mai del tutto chiara. Non era così sicuro di essersi lasciato alle spalle un luogo tanto storto. Con i suoi riti, i suoi rumori di fondo. Sbarre, chiavi, chiavistello. E il rischio di lasciarsi andare, una pigrizia profonda, che spesso colpiva anche i più duri.”

In parallelo i sogni, le delusioni e le speranze della banda dei dispari, un nugolo di adolescenti, intrappolati in un presente ruvido, con poche speranze e prospettive, accomunati da una rabbia che sfocia inesorabilmente in crimini e violenze. Dispari in generale si riferisce ai numeri civici delle loro abitazioni, baracche abusive cresciute come l’erbaccia solo su un fianco della strada.

E poi c’è chi ci crede, chi vuole uscire a ogni costo da quella miseria e ci vuole provare onestamente: Meri, la sorella del Tibetano, la prima e unica laureata della borgata.

“Meri è un mito, vuole arrivare lontano e vuole farlo con i passi giusti: la gavetta, fatica, robe così. Ha letto un sacco di libri, ragiona in modo freddo. Lei è la mente, io il braccio e i piedi. Ci vogliamo bene. Solo che lei è leggera e intelligente e io sono sempre in cerca di rogna. Non è che lo decido è che mi viene così. Capito come.”

“Se bruciasse la città” trasuda suoni e umori. È una lettura coinvolgente, spesso ruvida. Dolore, delusione e disincanto sono dentro ogni parola. Ma la speranza sopravvive testarda come la più fioca delle luci.
Capito come?

Susanna Durante


Lo scrittore:
Massimiliano Smeriglio (1966) è professore universitario e politico, attualmente è europarlamentare al Parlamento Europeo. Nel 2010 pubblica il suo primo romanzo, Garbatella combat zone (Voland), ottenendo le prime attenzioni di critica e di pubblico. Due anni dopo esce Suk Ovest, banditi a Roma (Fazi Editore), finalista al premio Scerbanenco 2012. Nel 2017, pubblica per Fazi Editore Per quieto vivere. Ha pubblicato saggi sul rapporto tra politica, istituzioni e società.