Editore Edizioni E/O – Collana Dal Mondo
Anno 2024
Genere Noir
384 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Giovanni Zucca
E inganno è forse la parola chiave di questo bel libro, il primo volume della “trilogia di Benlazar”.
Metà francese e metà algerino, Benlazar è un tenente che lavora per l’ambasciata francese ad Algeri. Siamo negli anni novanta, e l’Algeria è in uno stato di caos perfetto: chiunque abbia il potere, anche solo un po’ di potere, non è interessato ad altro che a conservarlo e accrescerlo. E per questo è disposto a tutto; e ha di certo imparato la vecchia lezione divide et impera. Inganno è lo strumento principe per la conquista del potere. Ingannano i militari, i terroristi della jihad, i servizi segreti, le spie delle spie delle spie. Ingannano i fratelli, le fidanzate, i mariti. Violenze indescrivibili si consumano nel deserto, poco fuori dalla città. Ogni momento potrebbe portare la fine della vita, che per quanto difficile, complicata, misera, è pur sempre l’unica vita che abbiamo. E ognuno ci si aggrappa, tenacemente, anche quando dice di volersene sbarazzare.
In questo universo nebuloso, incerto e ingannevole il tenente Benlazar si muove con una certa abilità. Ha i suoi informatori di fiducia. Ha un certo fiuto. Beve troppo whisky, mangia e dorme troppo poco. Ma ama il suo lavoro. Anche se talora vorrebbe spararsi. E preferisce di gran lunga il caos di Algeri alla tranquillità di Parigi. Scopriremo a un certo punto del libro perché la tranquillità di Parigi è insopportabile per Benlazar. Per intanto lo seguiamo mentre cerca di dimostrare l’esistenza di un campo di concentramento fuori Algeri, e di sventare una congiura di militari, che sfrutta i terroristi della jihad per impadronirsi del potere in modo assoluto e definitivo.
È un antieroe classico, Benlazar. Smagato e smaliziato, disilluso sul conto del suo paese, degli uomini e della vita, ma con una sua etica. I suoi principi. Una determinazione a svelare la verità e smascherare gli inganni. Un’affettività e affettuosità e cura, che si fa strada nel corso del racconto.
La trama di questo noir che confina con il reportage, in cui tutto sembra assolutamente vero ed è certo assolutamente plausibile, la trama si dipana e si arrotola al tempo stesso, e anche la soluzione dei misteri, che pure c’è, non fa altro che aprire altre domande e altre questioni.
Resta il ritratto di un paese che si è ribellato ai suoi colonizzatori ma in cui la democrazia non ha trovato tempo e modo di attecchire. Restano i disperati e disorientati figli degli immigrati, cresciuti nella desolazione delle banlieues, facili prede dei mullah senza scrupoli, convertiti a un’Islam monolitico e falso, pronti a immolarsi nella jihad. Resta una Francia che sfrutta le risorse petrolifere dell’Algeria ma non vuole sporcarsi le mani con una presa di posizione politica. E infine restano i militari, corrotti, violenti, a combattere una guerra che non esiste se non per la perpetuazione del caos e della finzione di governare quel caos.
Ci saranno dei momenti in cui vorreste avere un altro libro tra le mani, perché Frédéric Paulin non ci risparmia la crudeltà e l’abiezione, la violenza e la bassezza che gli uomini possono raggiungere senza neppure troppo scomporsi.
Ci saranno dei momenti in cui vi sentirete persi, in quel groviglio di nomi, chi sta dalla parte di chi, chi tradisce chi con chi.
Ma ci saranno tanti altri momenti in cui accetterete le brutture per sapere la verità, in cui vi stupirete, capirete, accetterete. E quando il libro lo avrete richiuso, e magari, come faccio sempre io, lo avrete lasciato sedimentare, ci saranno tanti momenti che vi torneranno in mente, sotto forma di risposte, di sprazzi di illuminazione, di scoperta. E proverete quella bella sensazione di saperne un po’ di più, di essere un po’ meno ignoranti. Che non è poco. E quindi sì, vi invito a leggerlo, con calma e attenzione. Ne vale la pena, davvero.
Anna Da Re
Lo scrittore:
Frédéric Paulin è nato nel 1972. Dopo la laurea in Scienze politiche ha lavorato come giornalista freelance e insegnante. È il fondatore di Le Clébard (à sa mémère), testata di satira pubblicata a Rennes. Autore di una decina di romanzi, ha pubblicato nel 2018 la Trilogia Benlazar, vincitrice del Grand prix de Littérature policière nel 2020, in cui narra l’ascesa del terrorismo islamista fino agli attentati di Parigi del novembre 2015 e di cui La guerra è un inganno fa parte. La Nuit tombée sur nos âmes (2021) affronta in chiave romanzata gli eventi drammatici del Summit del G8 di Genova nel 2001. Il 2024 vede l’uscita del primo volume della sua nuova trilogia, dedicata alla guerra in Libano: Nul ennemi comme un frère. Nel 2019 La guerra è un inganno ha vinto il Grand prix du roman noir del festival del film poliziesco di Beaune, il premio Le livre à Metz e il premio dei lettori del festival Quais du Polar. Nelle sue mani la Storia recente è materia prima su cui lavorare, così da far emergere verità talora nascoste o falsificate dalla versione ufficiale.












