Frédéric Dard – La moglie del becchino

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Editore Rizzoli / Collana Nero Rizzoli
Anno 2024
Genere Giallo
208 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Elena Cappellini


“Mi sentivo crudele come la vita”. Questa frase rappresenta magnificamente lo stile graffiante e l’atmosfera de “La moglie del becchino” (Rizzoli), la capacità di giungere immediatamente al lettore nel suo profondo, interessandolo, divertendolo e facendogli voglia di sapere come continua la storia. Un maestro del noir francese, del polar, Frédéric Dard, che nei suoi romanzi, brevi e avvincenti, ci avvolge in situazioni cupe ma venate di ironia, di necessità economiche, d’amore, di compagnia, in cui il caso è sempre bizzarro, la vita scorre lenta e placida ma i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo.

Sembra di guardare una vecchia fotografia color seppia, con gli sguardi dei protagonisti un po’ allucinati, come se sapessero che il destino riserverà loro sorprese amare; vita e morte non sono poi così distanti, separate, basta un niente per attraversare la barricata e andare verso l’ignoto, chi resta farà i conti con la propria coscienza perché ognuno ha un personale senso di giustizia che si adatta ai gesti quotidiani, alle abitudini, alle illusioni per il futuro e ai rimpianti per il passato.

Un incontro casuale: il protagonista, Blaise, in cerca di lavoro, incontra una donna in un paese di provincia mollemente ripiegato su se stesso, molto bella, bionda e con due occhioni grandi, dal fascino discreto anche se un po’ dimesso, con un brutto tailleur nero (“era il tipo di donna che vorresti vedere sempre infelice per poterla consolare”), sicuramente a Parigi sarebbe stata più curata e ben vestita, avrebbe avuto quel senso dell’eleganza che le faceva difetto, e se ne innamora, un’infatuazione immediata e impertinente, perché lei è già impegnata, è sposata con un uomo, Castain, molto più vecchio di lei, che in paese tutti conoscono perché é il titolare delle pompe funebri… sì, insomma, il becchino!
Un po’ il fato, un po’ le coincidenze, un po’ i sentimenti che dirigono le azioni, i tre si ritrovano a formare uno strano triangolo, dove però le emozioni sopite, i desideri inconfessabili, le ritrosie, i soprusi, le gelosie e le crescenti ossessioni porteranno a svolte improvvise e impreviste.

Come gli altri libri di Dard, amico di Simenon e creatore prolifico di atmosfere simili nei suoi romanzi e creatore della famosa saga poliziesca con protagonista il commissario Sanantonio, anche questo si legge tutto d’un fiato. Di lui adoro le ambientazioni borghesi dove qualche particolare è sempre un po’ stonato, come fosse fuori fuoco, il linguaggio asciutto e diretto, che segue ed è complice verso i diversi stati d’animo dei protagonisti, ammiccante verso il lettore anche con battute divertenti e taglienti (indimenticabile per me, questa: “Come si può odiare ciò che si disprezza?”), con considerazioni sulla società e sui comportamenti, le critiche velate alle convenzioni, le ingenuità di chi ha poco e si fa trascinare facilmente in inganno, i colpi di scena che sorprendono ma che appaiono quasi inevitabili, segni del destino (“il caso mi aveva risucchiato nei suoi perfidi ingranaggi. Per mesi avevo creduto di controllare il destino, mentre in realtà ero solo il suo docile servitore”), la forza dei sentimenti che prevale sulla ragione, i segreti che ogni persona tiene nascosti, e che probabilmente, per il quieto vivere di tutti, devono rimanere tali; l’amore quasi mai ha un lieto fine.

Mauro Cremon


Lo scrittore:
Frédéric Dard (1921-2000) ha iniziato a pubblicare romanzi alla fine degli anni Quaranta e i 175 volumi della serie del commissario San-Antonio sono stati uno dei più grandi successi editoriali francesi della seconda metà del Novecento. Parallelamente, Dard ha scritto numerosi altri romanzi e racconti.
Amico di Georges Simenon, come lui autore di una vastissima opera, Dard è considerato tra i più importanti esponenti del noir francese. Per Rizzoli sono usciti: Il montacarichi (2019), I bastardi vanno all’inferno (2021), Gli scellerati (2022), Prato all’inglese (2022) e Negli occhi di Marianne (2023).