Editore Neri Pozza / Collana
Anno 2025
Genere Thriller
440 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Gabriella Diverio
Svezia meridionale, nell’isola di Öland. Case immerse nella foresta, un liceo, una comunità che a volte sogna di fuggire e non può dimenticare l’inconsueto e il terribile che è successo. La scomparsa, forse la fuga, del giovane Mikael è, ancora dopo vent’anni, un’ombra nella memoria collettiva della cittadina. Quando la casa della detective Hanna Drunker viene data alle fiamme il torpore, la routine si interrompe e le zone d’ombra di molti sull’isola, investigatori compresi, non possono più essere tollerate e dimenticate. Il tempo passato, la calma apparente sull’isola, i non detti e l’indicibile, alla fine, in un ritmo proprio nella vita dell’isola, ha comunque fatto scattare un conto alla rovescia.
Ha la bocca piena di sangue. Sputa e costringe le gambe a muoversi più veloci, sentendo i passi alle sue spalle sempre più vicini, dei respiri affannosi. È difficile schivare gli alberi nel buio, ma se continua a seguire il sentiero raggiungerà la strada. Deve arrivarci. Deve. Tra poco dovrebbe sentire l’asfalto sotto i piedi.
Comincia un’indagine difficile su più reati, sospetti e ipotesi. La scomparsa di Mikael, l’attentato incendiario, la reticenza di vittime e presunti colpevoli si intrecciano con una moltitudine di personaggi, nel passato che precede la sparizione e nel presente del lavoro di polizia. Flashback, interrogatori e la vita di indagati e investigatori, ognuno con il suo bagaglio di scheletri nell’armadio di famiglia compongono, pagina dopo pagina, un paesaggio umano e narrativo variegato, complesso, realistico in un paesaggio naturale appena accennato, davvero indifferente all’umanità che lo attraversa. Il ritmo della narrazione è lento, placido; la violenza e le sue scene sono veloci, concitate, brutali. Nessuno sembra correre ne La cura del fuoco, tranne gli assassini. Il romanzo è uno slow burn, tanto che sembra voler nascondere quello che è: un thriller dove gli assassini sono vicinissimi, la paranoia giustificata, le ombre del passato e del presente davvero insidiose. L’ambientazione non urbana non porta, fortunatamente, a un thriller nella wilderness che non è né suggerita né romanticizzata. Quello che conta per la scrittrice Johanna Mo sono i personaggi, i lati oscuri appena nascosti da vite normali, noiose, regolari.
Kasper pronunciò le ultime tre parole scandendole lentamente. Sembrava appartenere alla categoria dei sospettati che non parlano. La questione era se la sua fosse una strategia o se effettivamente non ricordasse. Se era lui il colpevole, diverto era la prima delle due ipotesi.
La prosa, il tenore dei dialoghi e delle descrizioni è solida, pulita. Personaggi che parlano come persone comuni, nessuna divagazione o momenti di scrittura verticale. C’è una normalità del male continua per tutto il romanzo, con un ritmo e la sua scrittura al servizio di questa idea. L’immersione per il lettore e la lettrice è in questa normalità, non nel thrilling o nella suspense di cui si dimentica la possibilità ma allo stesso tempo non si sente la mancanza. I due protagonisti devono mendare il tessuto della società con verità e giustizia e lo fanno, senza pathos e senza rassegnazione. Nel flusso i colpi di scena sono di buona inventiva. La cura del fuoco è un buon noir nordico in cui l’intreccio è quello delle vite dei personaggi più che della risoluzione del crimine in cui rischi e problemi contemporanei si svolgono quasi in un tempo non accelerato, non urbano.
Antonio Vena
La scrittrice:
Johanna Mo è nata a Kalmar, in Svezia, e ora vive con la sua famiglia a Stoccolma. Ha trascorso gli ultimi vent’anni lavorando come critica letteraria, traduttrice e redattrice freelance. Presso Neri Pozza sono apparsi anche La morte viene di notte (2021) e L’ombra del giglio (2022), i primi due volumi della serie con protagonista la detective Hanna Duncker.












