Editore La nave di Teseo / Collana I grandi delfini
Anno 2025
Genere mistery, thriller
336 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Attilio Veraldi
Nata a Fort Worth, Texas, nel 1921, Patricia Highsmith è una delle voci più radicali e inquietanti della narrativa del Novecento. Il suo esordio è folgorante. Con Sconosciuti in treno (1950), adattato per il cinema da Alfred Hitchcock, costruisce un’opera che scava nelle zone d’ombra dell’identità, della colpa e del desiderio. La serie di Tom Ripley poi la consacra al grande pubblico, ma è nella produzione “di mezzo” degli anni Sessanta che Highsmith sperimenta con maggiore audacia, spostando il baricentro dal thriller d’azione alla dissezione psicologica. Trasferitasi stabilmente in Europa, trova in Italia – e in particolare a Venezia – un teatro ideale per le sue ossessioni morali.
Inseguimento del 1967 appartiene a questa fase di transizione ed è oggi ripubblicato in una nuova edizione italiana da La nave di Teseo.
La trama in breve. Venezia, stagione fredda. Peggy Coleman si è tolta la vita. Il marito Ray Garrett, mercante d’arte americano, è assolto dalla polizia, ma non dal suocero, Ed Coleman: pittore fallito, uomo brutale, padre divorato dal lutto. Convinto che Ray sia il vero responsabile, Coleman tenta di ucciderlo. Fallisce. Ray sopravvive e, invece di denunciare l’aggressore o fuggire, lo segue.
Ne nasce un gioco perverso di caccia e controcaccia tra calli, ponti e canali: due uomini che si inseguono e si osservano, che fingono la propria scomparsa, che sperimentano l’idea di essere già morti agli occhi del mondo. La città con i suoi meandri diventa un ideale labirinto mentale in cui vittima e carnefice si scambiano continuamente di posto, mentre la verità su Peggy resta opaca, forse irraggiungibile.
Inseguimento è uno dei romanzi più ambigui e meno concilianti di Patricia Highsmith, e proprio per questo uno dei più rivelatori. Chi vi cerca la tensione serrata di Il talento di Mr. Ripley rischia di restare spiazzato: qui l’azione è intermittente, talvolta frustrata, e l’nseguimento del titolo è soprattutto interiore. La suspense non nasce da ciò che accade, ma da ciò che potrebbe accadere – o che i personaggi temono di desiderare.
Highsmith costruisce un duello psicologico fondato sulla simmetria: Garrett e Coleman sono doppi deformi l’uno dell’altro. Entrambi mentono, entrambi si nascondono, entrambi sperimentano la tentazione di sparire. La morte di Peggy non è un mistero da risolvere, ma un vuoto gravitazionale che attrae e corrode ogni gesto. In questo senso, il romanzo è meno interessato alla colpa che all’ossessione per la colpa: non importa stabilire chi abbia “ragione”, ma osservare come il bisogno di una spiegazione possa trasformarsi in follia.
“Forse l’identità, come l’inferno, sono semplicemente gli altri.”
Venezia è molto più che uno sfondo: è un organismo narrativo. I canali scuri, la nebbia, le isole marginali, le calli che non portano da nessuna parte riflettono l’instabilità identitaria dei personaggi. La città, come i protagonisti, vive di riflessi e di maschere. Memorabili le scene d’acqua, in cui Garrett rischia letteralmente di scomparire: momenti di altissima scrittura, in cui il pericolo fisico si fonde con una vertigine esistenziale.
“Tutto quello spazio gli risuonò negli orecchi come il sospiro di uno spettro.”
Accusato da alcuni lettori di “mancanza di ritmo”, Inseguimento rivela invece una scelta deliberata: Patricia Highsmith rallenta, sottrae, lascia che il disagio si accumuli. È un romanzo ponte, che guarda indietro ai giochi di specchi di Ripley e avanti alla radicale interiorità de Il tremore della falsificazione. Non un thriller classico, ma una meditazione cupa sull’insignificanza individuale, sul lutto che diventa violenza, sull’identità come costruzione fragile e reversibile.
Un libro imperfetto, forse, ma necessario: perché mostra Highsmith nel momento in cui osa di più, rinunciando alla rassicurazione della trama per consegnarci un’esperienza inquieta e persistente. Come Venezia d’inverno, Inseguimento non seduce tutti, ma chi vi entra difficilmente ne esce indenne.
“Non era la verità a contare, ma ciò che uno era disposto a credere.”
Andrea Novelli
La scrittrice:
Patricia Highsmith è nata a Fort Worth, in Texas, nel 1921; ha trascorso la maggior parte della sua vita in Francia e Svizzera, dove è morta nel 1995. Nel 1955 compare il suo personaggio più famoso, Tom Ripley, protagonista della fortunata serie – Il talento di Mr. Ripley, Il sepolto vivo, L’amico americano, Il ragazzo di Tom Ripley e Ripley sott’acqua – che ha ispirato grandi registi, da Wim Wenders (L’amico americano) a Anthony Minghella (Il talento di Mr. Ripley) a Liliana Cavani (Il gioco di Ripley). Nel 1963 Patricia Highsmith si trasferisce definitivamente in Europa, dove da sempre i suoi libri ricevono un’accoglienza entusiasta. Tra i suoi romanzi e le sue raccolte di racconti, ricordiamo Vicolo cieco, Acque profonde, Gioco per la vita, Quella dolce follia, Il grido della civetta, Urla d’amore, Piccoli racconti di misoginia, Delitti bestiali, Il diario di Edith, La follia delle sirene. Dal romanzo Carol è stato tratto il film di Todd Haynes con Cate Blanchett e Rooney Mara, mentre da Acque profonde Adrian Lyne ha tratto un film con Ben Affleck e Ana de Armas. Tutta la sua opera è in corso di pubblicazione in una nuova edizione presso La nave di Teseo.












