Editore Chiarelettere / Collana Biblioteca
Anno 2025
Genere Fantapolitico/Distopico
448 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Aimone Enrico Gronchi, Albertine Cerutti, Davide Martirani, Giulia Frare, Paolo Lucca
Dall’altra parte dell’oceano, in Europa, paesi pieni di burocrati, nobili nostalgici, polizie segrete che chiedono i documenti, politici vecchi e corrotti si affannano a tenere in piedi i loro sistemi liberali e pietosamente democratici all’interno (quanto brutali nelle colonie) contro piazze sempre più facinorose e decadenti piene di comunisti senza dio, mentre respirano la stessa aria con altri paesi che si stanno rimettendo in piedi dall’ultima guerra, pieni di orgoglio e spirito guerresco, con le loro parate e i loro uomini forti, dittature che mettono al loro posto i nemici della civiltà di volta in volta ovvero i capitalisti e i capitalisti ebrei, gli ebrei, i comunisti che sono sempre ebrei.
Al sicuro, dall’altra parte dell’Atlantico, il paese dei liberi descritto da de Tocqueville, la casa sulla collina di Jefferson e Lincoln ma anche di Jefferson Davis, la luce contro l’oscurantismo europeo e la dittatura di papi e vescovi, la terra dei coraggiosi, gli Stati uniti d’America, sono alle prese con la campagna elettorale. È il 1936, il paese freme, i comizi sono grandi momenti di energia e spirito di comunità, i lasciati indietro nella terra delle opportunità sono milioni costretti a subire la ricchezza e la libertà della gente di colore, l’avidità dei bottegai e la spocchia degli intellettuali. L’America può tornare a essere grande e deve scegliere tra Franklin Delano Roosevelt, Trowbridge e un altro senatore. Quest’ultimo un gaffeur divertente, che non va preso sul serio ed è serissimo, che promette la fine di ogni guerra ma anche un grande impero, di mettere il guinzaglio ai capitalisti ma anche di estirpare la minaccia rossa, di porre fine al governo segreto dei liberali, degli ebrei, dei papisti che derubano e opprimono il popolo. Una volta eletto darà cinquemila dollari a ogni cittadino. Questa è l’America, non c’è posto per camicie nere e brune, il programma per una repubblica corporativista non ha niente a che fare con quello che succede in Germania e in Italia.
Il senatore Berzelius “Buzz” Windrip vince le elezioni.
È con una strana sorpresa che il giornalista dell’Informer, protagonista del romanzo, Doremus Jessup, assiste alla fine della democrazia in America. È un tipo di sorpresa che la lettrice e il lettore normie ha incontrato più volte in questi anni seguendo le notizie di cronaca internazionale. Strana perché Windrip, tra una minaccia e una battuta, aveva detto e scritto chiaramente cosa aveva intenzione di fare una volta al potere.
Ricordate quando in certi stati i legislatori campagnoli, obbedendo a William Jennings Bryan, che imparò la biologia dalla sua vecchia nonna bigotta, si improvvisarono esperti scientifici e fecero piegare in due dalle risate il mondo intero vietando l’insegnamento dell’evoluzione…? Ricordate i Night Riders del Kentucky? Ricordate quando la gente riempiva i treni per andare ad assistere ai linciaggi? Non succederà qui? Il proibizionismo – sparare alle persone solo perché potrebbero trasportare liquori – no, in America non potrebbe succedere! Insomma, dove mai nella storia c’è stato un popolo così maturo per una dittatura come il nostro! Siamo pronti per imbarcarci in una Crociata dei fanciulli – ma fatta da adulti – proprio ora…
Così seguiamo il sessantenne “liberal” Doremus Jessup assistere alla campagna elettorale di Windrip, l’escalation continua di minacce e promesse, l’autosabotaggio delle opposizioni da destra a sinistra, l’enorme paesaggio colorato di comunità e interessi, il mosaico di predicatori e profeti evangelici che Windrip riesce a portare dalla sua parte, assicurando la soddisfazione di tutte le istanze, trasformando i nemici di ognuno nei suoi nemici personali. L’entusiasmo di massa messo in mostra, il demone dell’inquietudine di cui scrive Erik Larson che si prepara ad uscire dai sogni neri e dai proclami e impazzare nelle strade e nelle cittadine. La “cavalleria” del Sud sconfitto resuscita in parate spaccone, colori e chiacchiere di un carnevale politico che creano l’illusione che sia tutta performance fino al momento in cui è troppo tardi. Un momento che arriva subito e continua per molte pagine, quello di un uomo eletto democraticamente che, insieme ai suoi sostenitori adesso in uniforme, ben pagati e armati, compie un colpo di stato. Il golpe è brutale, veloce, una velocità d’esecuzione che fa passare i figli di Giacobbe del Racconto dell’Ancella o i golpisti cileni come temporeggiatori. I corpi delle milizie occupano i luoghi del governo, le case dei giudici e mostrano a mano armata che i check and balance, il rispetto delle leggi di cui gli americani si dicevano orgogliosi, erano una fiction.
Corruzione, violenza squadrista e di stato, clientelismo rapace e predatorio del nuovo gruppo dominante, i “Corpo”, sono descritte attentamente e non sorprendono il lettore e la lettrice, questa è una dittatura, questo è autoritarismo che si svolge, con arresti indiscriminati e campi di lavoro forzato prima dei veri e propri campi di concentramento. Nei dettagli, spesso tecnici, dell’attività legislativa di Windrip, la sorpresa invece è continua. Politica economica ed estera offrono uno straniante effetto deja vù. Queste numerose assonanze su debito pubblico, politiche commerciali e monetarie, inflazione, l’isolazionismo promesso che diventa sogno imperiale e militarismo, il disprezzo per gli alleati, sono come colpi di scena durante la lettura.
La cosa che lo lasciava più perplesso era che potesse esistere un dittatore in apparenza così diverso dagli Hitler infervorati, dai fascisti gesticolanti e dai Cesari con le teste pelae cinte d’alloro; un dittatore dotato di un po’ dello schietto senso dell’umorismo americano di un Mark Twain, un George Ade, un Will Rogers, un Artemus Ward. Windrip sapeva far ridere davvero quando parlava dei suoi impettiti avversari dalla mascella cascante, o del metodo migliore per addestrare quello che chiamava «un sacco di pulci siamese». Ma questo, si scervellava Doremus, lo rendeva più o meno pericoloso?
I capitoli sono lunghi, le scene dense, i dialoghi brillanti, pagine e scene ricche di dettagli e descrizioni. È un altro modo di scrivere romanzi, una stamina nello scrivere di altri tempi, con una banda dell’attenzione diversa. Qui non può succedere è un grande romanzo fantapolitico e lo sarebbe anche se non fosse un accidentale messaggio del passato per il presente, un messaggio ad altri umani, in un writing on the wall dettagliato. Lo svolgimento di questa rivoluzione e della pagina del romanzo, la confusione, le sue voci, lo shock della negazione e poi gli atti di resistenza, sono quelli di un mondo analogico eppure le dinamiche descritte, questa natura umana che non cambia, sono identiche. Bella la descrizione della società americana fuori dalle grandi metropoli, molto bello l’arco del personaggio di Doremus Jessup e della sua redazione, dal denial alla lotta contro la dittatura. La resistenza in Canada e la nuova Ferrovia sotterranea sono altre perle che brillano. Importante, un altro viaggio nel tempo, è la descrizione dell’antisemitismo. Hackerato al fine dei progetti di dominio di sionisti e miliardari oggi, rimane un mostro sotterraneo, nel romanzo è uno svolgimento del suprematismo in piena vista.
Sottotraccia, proclama dopo proclama, Sinclair Lewis indica l’orrore di una pulizia etnica contro la popolazione americana di religione ebraica e non bianca. L’onda della dittatura continua a iniettare odio e violenza per continuare a mantenere in piedi un sistema perennemente sul punto di implodere. Per le dinamiche svolte, per le intuizioni, è difficile credere che non sia stato letto e studiato dalla Atwood come dal Dick che scrive La svastica sul sole. Sinclair Lewis sparge indizi, forse nel miracolo della scrittura come emersione delle verità dall’inconscio, che il regime di Windrip è qualcosa di più di un orrore della storia tra gli altri: Einstein viene arrestato, la scienza si interrompe, la dittatura è un futuro interrotto. Tutte le pagine finali sulla parabola del regime meritano studio e ulteriore attenzione, da chi legge e da chi scrive.
Quello che dice il comico Tim Dillon nel 2026 parlando di Trump è perfetto per il Windrip del romanzo: è l’uomo a cui tutti pensano, continuamente. Cosa farà Windrip, cosa farà Trump, ogni mattina, ogni ora. Al centro delle ansie, risentimenti e paure di molti, attrae l’attenzione di tutti. C’è una malia, una forza in frasi come qui non può succedere ma nelle cose degli uomini frasi come queste dovrebbero far scattare un allarme. Il Titanic del resto, nonostante la pubblicità e l’opinione degli esperti, alla fine, è affondato.
Antonio Vena
Lo scrittore:
Sinclair Lewis (1885-1951) è stato il primo statunitense a ricevere il Premio Nobel per la letteratura nel 1930. Tra le sue opere ricordiamo La via principale e Babbit.












