Uwe Wittstock – 1940. Il grande esodo della letteratura in fuga da Hitler

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Editore Marsilio / Collana Gli Specchi
Anno 2026
Genere Thriller storico
352 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Francesco Peri


È una primavera come tante in Francia ma solo per il tempo. La guerra fa paura, un nuovo tipo di guerra, velocissima, in cui unità corazzate avanzano preceduti dall’aviazione. Una guerra che non prevede dichiarazioni formali, dove la parola pace è un altro strumento di propaganda, shooting pit cominciano a essere riempite e civili vengono massacrati, spesso dai loro stessi vicini. A Parigi e in tutto il paese la vita nei cafè, negli alberghi di lusso, nelle strade continua come prima. Alcuni hanno fiducia che la guerra rimarrà lontana, altri, profughi dalla Germania e dall’Europa centrale, stanno ancora riprendendo fiato. Sono gli intellettuali, gli scrittori e le scrittrici, gli artisti e le filosofe che hanno visto cosa stava succedendo e si sono rifugiati in Francia. Uomini e donne fuggiti spesso con soltanto un manoscritto e poco altro sono in diversi livelli di ansia e preparazione mentale. Molti pensano di essere al sicuro, altri si preparano al peggio. Milioni di soldati francesi e altre centinaia di migliaia di uomini del corpo di spedizione britannico, dietro la linea Maginot, attendono.

È quasi l’estate del 1940. La Wehrmacht attacca, il collasso dell’esercito francese, qualcosa di inimmaginabile, si realizza. Altri milioni di francesi abbandonano le città riversandosi nelle strade, cercando di fuggire quanto più possibile dai caccia tedeschi e da una linea del fronte che non si forma di fronte all’avanzata nazista. Tra di loro ci sono scrittori, scrittrici e artisti, famosi o meno, dimenticati o riconoscibili da chi legge oggi. Queste persone non stanno scappando solo dalla guerra, sanno che dietro le armate tedesche c’è la Gestapo e i loro nomi sono nelle liste di morte dei nazisti.

Feuchtwanger si prepara mentalmente al peggio. Traccia un sobrio bilancio della sua intera esistenza. Ha cinquantacinque anni – cinquantasei il mese prossimo, posto che ci arrivi. A posteriori non gli sfuggono i tanti errori e traviamenti che hanno viziato la sua biografia. Pensa ai romanzi che ha intenzione di scrivere: facendo un conteggio di massima, si arriva a quattordici progetti concreti. Che adesso non vedranno mai la luce. Nella colonna degli attivi figurano solo nove libri, quelli di cui è soddisfatto, i soli che letterariamente parlando, giudica degni di sopravvivergli. Può bastare come opera di una vita?

Bellissime e terribili le pagine in cui viene descritta la fuga di massa dei civili dall’avanzata nazista. Sono pagine che rendono qualcosa che abbiamo dimenticato, come relegate nei libri di storia: la caduta della Francia è un’apocalisse, con milioni di persone a piedi, in macchina, alla ricerca di benzina e cibo e un riparo, che percorrono le strade verso sud, inseguite dalla Luftwaffe. È una corsa contro il tempo non metaforica, una lotta per la sopravvivenza contro una nuova velocità della guerra e contro gli obiettivi eliminazionisti della guerra totale. Hannah Arendt, la famiglia Mann, Walter Benjamin e tanti altri sono persone e personaggi che attraversano il paese invaso e che devono fuggire prima che l’occupazione si consolidi. Tutti hanno bisogno di tempo, di un piano, di un visto per uscire dal paese quanto più possibile lontano dalla morsa nazista.

Uwe Wittstock, l’autore di 1940, il grande esodo della letteratura in fuga da Hitler (Marsilio, 2025) è un thriller storico costruito meticolosamente da centinaia di lettere, memoir lasciati da questi intellettuali combinati in un flusso narrativo di accelerazioni e calma, di speranza e disperazione. La bravura di Wittstock è tale che lettrici e lettori sono lì con queste donne e questi uomini di cui forse hanno persino letto le opere, in quella che forse è la loro ora più buia. Mentre la Storia si svolge, ora dopo ora, giorno dopo giorno, Wittstock racconta il fronte interiore di personaggi che devono agire prima che sia troppo tardi per preservare se stessi ma soprattutto quello che hanno scritto. In pagine in cui il rischio vita è continuo, la letteratura, l’oggetto della letteratura in appunti e manoscritti, emerge come larger than life. Romanzi e opere dimenticate dal pubblico contemporaneo nel romanzo di Wittstock sembrano risplendere di vita ancora una volta.

La settima croce è un romanzo di fuga, la storia di sette detenuti che evadono da un campo di concentramento a Worms. Subito si sperano e cercano di mettersi al sicuro. Sei di loro vengono ripresi nel giro di pochi giorni e uccisi. Solo il settimo, un giovane comunista di nome Heisler, riesce a mettersi in salvo all’estero assurgendo a simbolo di speranza e resistenza indomita agli occhi di tutti gli avversari del nazismo. La sopravvivenza di Heisler dimostra che neppure la polizia hitleriana è infallibile. Sfuggire alle sue maglie è sempre possibile. Chi resiste, a volte, ha la meglio.

Con Parigi caduta e il mondo sotto shock, la scena si svolge principalmente a Marsiglia. Una città di gangster e spie, sovraffollata di profughi, insieme vitale e pericolosa. Un centro difficile da sottomettere alla volontà delle autorità collaborazioniste che si preparano a eseguire la soluzione finale contro i propri cittadini ebrei e i fuggiaschi. Illuminante la solidarietà, gli atti di ribellione della popolazione civile come delle forze dell’ordine nell’aiutare i rifugiati a scappare dai cacciatori della Gestapo come orribile è vedere la progressione dell’antisemitismo di stato del governo di Vichy preparare la consegna dei suoi cittadini ebrei ai nazisti. Wittstock anche in questa parte elabora un’avvincente nuova corsa contro il tempo, tra sentieri di montagna e nel porto di Marsiglia. La fuga per la salvezza si organizza, si struttura, pagina dopo pagina. In quei mesi si svolge una guerra clandestina tra le polizie segrete e Varian Fry, l’americano che crea una “ferrovia sotterranea” per mettere in salvo quante più persone possibile, il prima possibile, ad ogni costo. Wittstock porta il lettore al centro di una resistenza diffusa, fatta di profughi, mecenati, sketchy dudes, burocrati, senza la quale molta letteratura e molti suoi autori sarebbe finita tra le fiamme del terrore nazista. Frey e i suoi collaboratori sono in lotta anche contro la realpolitik, un sistema di visti inadeguato, l’attendismo e il denial di intere parti dell’amministrazione americana.

1940 è un’epica dedicata a questi eroi ed eroine dimenticati ma è anche qualcosa di più. Fa vedere perché uomini e donne, intellettuali, politici, hanno costruito il sistema di asilo, della cooperazione internazionale, dei diritti umani. Ora che la Lunga pace sembra davvero finita, le storie di sopravvivenza e resistenza di uomini e donne in 1940 hanno un riverbero unico.

Antonio Vena


Lo scrittore:
Wittstock Uwe, critico letterario e saggista, è stato redattore della «Frankfurter Allgemeine Zeitung» e della rivista d’informazione «Focus» e vice-capo della sezione di approfondimento del quotidiano «Die Welt». Ha ricevuto il premio Theodor Wolff, un prestigioso riconoscimento per la stampa tedesca.