Fabiano Massimi – Il trucco del diavolo

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Editore Longanesi
Anno 2026
Genere Thriller
432 pagine – brossura e ebook


Da tempo Fabiano Massimi ci ha abituati a camminare sui crinali più oscuri del Novecento, tra le ombre del nazismo e i fantasmi di un’Europa sull’orlo del baratro. Con il suo nuovo romanzo, Il trucco del diavolo (Longanesi, 2026), lo scrittore modenese compie però un doppio salto carpiato all’indietro, atterrando nel cuore di una Roma tardo-settecentesca tanto sfarzosa quanto misteriosa e corrotta. Un cambio di rotta temporale che non fa sconti alla tensione e che con questo perfetto feuilleton (non se ne leggeva uno migliore dai tempi de Il cimitero di Praga di Umberto Eco) conferma Massimi come una delle penne più affilate del thriller storico italiano contemporaneo.

L’esoterismo è il cuore oscuro del romanzo. L’assassino usa i glifi indecifrabili del Manoscritto Voynich, il celebre libro medievale, per firmare i suoi delitti, rendendo l’elaborato codice un rito letale nel quale hanno già perso la vita quattro donne. Per fermarlo, l’avventuriero Galant e il gesuita Artemio devono inseguire l’eredità di Athanasius Kircher, geniale erudito del Seicento legato ad alchimisti e massoni. Nei suoi reperti romani si cela la chiave del mistero e della Pietra Filosofale, il segreto per dominare la morte. Qui l’antica magia sfuma nell’ingegneria: lo scopo occulto degli omicidi è una ricerca in grado di sfiorare l’onniscienza, ma del tutto privo di umana misericordia. Quasi un’anticipazione di quella che diverrà l’Intelligenza Artificiale.

È un trio improbabile ma perfetto, quello che attraversa il romanzo, vero crocevia tra vecchio e nuovo mondo. A guidarlo c’è Xavier Galant, avventuriero còrso inviato da Luigi XV, su richiesta del papa. Illuminista e uomo d’azione, è il detective più brillante dell’epoca: spavaldo, seduttore e simbolo di modernità. A fargli da contraltare è Artemio di Grazia, giovanissimo ed erudito gesuita, confidente di Papa Clemente XIV. Popolano romano segnato da un passato straziante, ha preservato un’innata tenerezza, esibendo una maturità che gli permette di muoversi agilmente nei segreti vaticani. A completare il gruppo c’è Lea Corbara. Monaca mite, fascinosa, si esprime solo per sussurri a causa di una violenza che le ha distrutto la voce. Rinata dal dolore, Lea è un personaggio cruciale: offre una prospettiva empatica e accede a spazi preclusi agli uomini, come la rigorosa clausura. Questo straordinario gruppo di personaggi, messo insieme da Fabiano Massimi, unendo logica razionale, erudizione teologica e sensibilità umana, rappresenta l’unica possibilità di svelare questo oscuro enigma.

La capitale dello Stato Pontificio descritta nel romanzo è un labirinto di vicoli bui, superstizioni e palazzi nobiliari, un teatro perfetto per una catena di delitti che scuotono la città dalle fondamenta. Giovani donne vengono ritrovate senza vita, vittime di un assassino che non si limita a uccidere, ma compone macabre scenografie. I corpi, denudati e stretti da corde, vengono abbandonati su sontuose poltrone e incastrati in un gioco ottico tra due specchi. Un rito crudele e geometrico, in cui l’orrore viene moltiplicato all’infinito dal riflesso del vetro. Non c’è foga in queste morti, ma una precisione chirurgica, la firma inequivocabile di una mente lucida e spietata.

Ma è nel cuore delle indagini che Il trucco del diavolo svela la sua vera carta vincente. Massimi orchestra questo scontro tra razionalità investigativa e mistero insondabile con grande maestria. L’inserimento del mistero Voynich non scade mai nel facile espediente esoterico, ma si fonde organicamente con il contesto storico e le paure di un’epoca in costante bilico tra oscurantismo e sprazzi di Illuminismo. La narrazione, sempre misurata e tesa, quasi aulica, come richiede la materia, accompagna il lettore in una discesa vertiginosa nei meandri della psiche umana. I personaggi, tormentati dai propri demoni, si muovono su un palcoscenico in cui le certezze crollano una dopo l’altra.

Con Il trucco del diavolo, l’autore dimostra che la vera suspense non ha bisogno dei totalitarismi del Ventesimo secolo per prendere forma: le basta uno specchio incrinato, un alfabeto incomprensibile e la consapevolezza che il buio più profondo si nasconde spesso in piena luce. Un romanzo magnetico, avvincente dalla prima all’ultima pagina, che consolida il talento di Fabiano Massimi nel tessere trame dove la grande Storia incontra l’enigma più nero.

Enrico Pandiani


Lo scrittore:
Fabiano Massimi è nato a Modena nel 1977. Laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, lavora come traduttore e consulente per alcune fra le maggiori case editrici italiane. Per Longanesi ha pubblicato L’angelo di Monaco (2020), I demoni di Berlino (2021), Se esiste un perdono (2023) e Le furie di Venezia (2024), romanzi tradotti in numerose lingue che gli sono valsi tra l’altro il premio Asti d’Appello in Italia e il Prix Polar in Francia.