Giorgio Ballario – Intrigo ad Asmara. La quinta indagine del maggiore Aldo Morosini nell’Africa orientale italiana

2067

Editore Edizioni del Capricorno
Anno 2020
Genere Giallo storico
336 pagine – brossura e epub


Gennaio 1937. Una fiammante littorina Fiat sul nuovo percorso ferroviario, onore e vanto degli ingegneri italiani, porta ormai in poco più di tre ore e mezzo e per tre volte al giorno Massaua all’Asmara. Un incredibile balzo verso l’alto, ammorbidito da curve, ponti, gallerie e altri vari semi-futuristici accorgimenti per collegare le due città, divise da un dislivello pari a 2.000 metri ed entrambe sotto il giogo dell’emergente e da poco proclamato Impero italiano. Impero apportatore di tutta una serie di importanti cambiamenti anche tra le forze dell’ordine e in special modo per i carabinieri che, per volere del duce saranno sostituiti dalla nascente Polizia dell’Africa Italiana (PAI). E per il nostro maggiore dei carabinieri Aldo Morosini – tenete presente che questo è il quinto romanzo targato Ballario che lo vede come protagonista -, l’impellente necessità di fare una scelta.

Ma sarà evidente che, tra le due possibilità e cioè: tornarsene in Italia e magari essere trasferito in una sede disagiata o invece passare al nuovo corpo di polizia, allettato da uno stipendio doppio e il mantenimento del grado, non c’è storia. Ma passare alla Polizia dell’Africa Italiana vuol dire comunque un trasferimento nella sfolgorante Asmara, all’epoca la più bella, dinamica e moderna città del Continente Nero. Un bel cambiamento anche climatico per Morosini che lo vedrà passare dal soffocante caldo umido delle rive del Mar Rosso, al fresco, ai prati verdi, all’aria fina dei duemila metri di Asmara e alle recenti e semifaraoniche modernità della nuova capitale dell’Eritrea. Non sarà più quindi la piccola, afosa e sonnolenta Massaua a fare da cornice alla nuova avventura del maggiore Aldo Morosini ma la bella Asmara fascista. Con Morosini si trasferisce il suo fido maresciallo Barbagallo, che sostenuto dalla moglie, è passato anche lui al PAI. Ma per i due ex carabinieri non saranno né inizi tranquilli, né gioco facile. Quasi subito, infatti, neppure il tempo di guardarsi intorno, cominciare ad ambientarsi con i nuovi colleghi e sottoposti e con il comandante, colonnello Delle Piane, che il nostro maggiore e il fido maresciallo si troveranno a dover indagare sull’omicidio di una bella ragazza meticcia: Dafne Christodolou, (metà greca e metà eritrea).

La vittima, che è stata ritrovata brutalmente seviziata e strangolata in un campo, frequentava come etera o cortigiana d’alto bordo, oggi si direbbe escort, gli ambienti della alta società della capitale eritrea. Una brutta faccenda che si presenta subito piuttosto ingarbugliata. Ma non basta, perché oltre a dover trovare gli assassini di Dafne Christodolou, Morosini, volente o nolente, viene anche coinvolto in un’altra inchiesta dalle pressioni dell’ispettore Satriano, un agente dell’OVRA, la polizia segreta del Duce. A Morosini non piacciano i metodi di Satriano, con il quale ha già collaborato in passato, ma non può tirarsi indietro e deve mettergli a disposizione parte dei suoi uomini per controllare presunte pericolose infiltrazioni comuniste nella colonia. Infiltrazioni finanziate, pare tra l’altro, dalla perfida Albione e a sostegno della resistenza antitaliana in Etiopia. Ma la mano o le mani assassine che hanno ucciso la bella Dafne non si fermano. Una dopo l’altra altre due donne, verranno uccise: Semira, sciarmutta eritrea, miserabile prostituta indigena e Luisa Battiston detta La Tripolina, lucciola italiana regolarmente schedata. I tre omicidi potrebbero essere legati tra loro?

Morosini è di fronte a un serial killer in salsa eritrea? Forse… ma… Insomma, per risolvere la situazione il povero maggiore sarà costretto a districarsi dalle spire di femmes fatales pronte a sedurlo, dovrà giostrare tra agenti segreti, giornalisti ficcanaso, confinati in Africa da sporchi giochi politici, letali e crudeli ribelli etiopi e subdoli congiurati in uniforme. Eh già, perché il povero Morosini si troverà anche in qualche modo invischiato in un pericoloso complotto, che sembra compromettere le altissime sfere militari. Un bel pasticcio in cui, per non rischiare il collo, dovrà muoversi in punta di piedi.

Giallo interessante e coinvolgente per la trama ma, e soprattutto, per l’accurata ricostruzione storico ambientale di quello che era la vita e le abitudini degli italiani in Africa poco prima della seconda guerra mondiale. Molto interessante e istruttivo anche per lo sfondo politico, sociale e culturale. Non è facile per chi è nato e vive ai nostri giorni rendersi conto di quanto l’Italia e il genio italiano di allora fossero riusciti a fare in quel continente a noi lontano. Purtroppo il tutto venne offuscato dal fascismo in sella e, dopo, dalla partecipazione e dalla sconfitta nella II Guerra Mondiale. Ma sono gli anni del massimo consenso al fascismo e il mondo nel quale si muovono il protagonista e gli altri personaggi della storia è molto vicino alla realtà di quel periodo. Il romanzo gravita anche indirettamente attorno ai drammatici fatti storici realmente accaduti quale l’attentato contro Rodolfo Graziani ad Addis Abeba – al quale fece seguito una feroce e sanguinaria repressione, e del quale tuttavia non fu mai provata una matrice internazionale.

Patrizia Debicke


Lo scrittore:
Giorgio Ballario, nato a Torino nel 1964, è giornalista e lavora a «La Stampa». Ha pubblicato cinque romanzi (Morire è un attimo, Una donna di troppo, Il volo della cicala, Le rose di Axum, Nero Tav e il più recente Fuori dal coro, del 2017) oltre a racconti in svariate antologie giallo-noir. Nel 2010 ha vinto il Premio Archè Anguillara Sabazia con Morire è un attimo, e nel 2013 ha vinto il Premio GialloLatino con il racconto Dos gardenias, pubblicato da Mondadori. Dal 2014 è presidente di Torinoir, collettivo di giallisti torinesi di cui Edizioni del Capricorno ha pubblicato Porta Palazzo in noir (2016), Il Po in noir (2017) e Il destino dell’avvoltoio (2018).