James Sallis – Drive

245

Editore Nottetempo
Anno 2026
Genere Noir
156 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Mirko Zilahy


Attratta dalla narrativa noir di ogni tipo, così difficile da scovare nel marasma di titoli propinati come genere, ma non nella sostanza, vado sempre a caccia di suggerimenti sul web. Ci sono alcuni siti che consulto più spesso, attraverso i quali ho potuto conoscere e apprezzare Derek Raymond, Chester Himes, Jean Claude Izzo, André Héléna e altri.
Nel 2012 mi imbattei nel nome di James Sallis, citato dal suo stesso traduttore dell’epoca, Luca Conti. Provai quindi a prendere due libri, all’epoca pubblicati da Giano Editore (la prima edizione era del 2006), nella Collana Nero Giano: Il bosco morto – facente parte di una trilogia, insieme a La strada per Memphis e Salt River – e Drive.
Posso dire con orgoglio che riuscii anche a intervistare James Sallis, contattandolo semplicemente tramite i social e vi consiglio di andarvi a leggere l’articolo che avevo realizzato: Intervista a James Sallis.

Visto il gradimento del romanzo di Drive, immaginate quanto sia stata sorpresa e felice che Nottetempo, casa editrice che seguo da tempo per le pubblicazioni sempre molto interessanti, ha dato notizia dell’uscita del romanzo, questa volta tradotto da niente po’ po’ di meno che… Mirko Zilahy!

Personaggio di questo libro è Driver, soprannome che gli è stato affibbiato per il suo abile modo di guidare. Non è un gran lettore né appassionato di cinema. Quando era piccolo, si infilava dappertutto e suo padre lo sfruttava per commettere furti in luoghi dove solo un bambino poteva infilarsi. Ma a dodici anni, Driver crebbe di colpo e per il padre quel ragazzo diventò inutile. Se la figura paterna era carente in quella famiglia, quella materna non era da meno. Con una tranquillità sconvolgente, accoltellò suo marito con un coltello del pane da un lato e la mannaia nell’altro, come una ninja col grembiule rosso a quadri.

Il ragazzo, cresciuto nell’abbandono e nella violenza, venne affidato a una coppia di genitori adottivi e restò in quella famiglia fino a sedici anni, quando decise di dare una svolta alla sua vita. Senza rimpianti o ripensamenti, scelse di prendere la direzione della California, esattamente Los Angeles.
Quando arrivò all’altezza di un metro e novanta, si sentiva uno straniero nel suo corpo. Camminava agitando le braccia e arrancando. Se si metteva a correre, inciampava e cadeva. Ma era bravissimo a guidare. E arrivando a Hollywood, si rese conto che quella era la città giusta per uno come lui.
Iniziò a bazzicare per gli Studios e conobbe il miglior stunt driver in circolazione. Driver gli fece vedere cos’era in grado di fare con un’auto. Proprio in virtù di questa dote, decise di accettare qualche lavoretto extra, sempre come autista, per qualche gang che aveva bisogno di un uomo del suo genere per organizzare un colpo. La sua condizione era: non partecipare, non avere armi, non sapere nulla. Il suo compito doveva essere solo ed esclusivamente di guidare.
Ma una volta non gli servì a molto, tanto che una rapina a un banco di pegni finì nel sangue e Driver si ritrovò ferito in un motel, insieme a tre cadaveri e una borsa in cui erano stipati oltre duecentomila dollari. Chi fece il doppio gioco?

Nella sua fuga tra  l’Arizona e Los Angeles, cercando di rintracciare e uccidere tutti quelli che costituivano una minaccia, Driver si ritrovò a riflettere sul suo passato e sulle scelte che lo avevano portato fino a quel punto, ritrovandosi dall’essere solo quando era bambino a essere solo anche da grande. Come un brutto sogno che si ripresenta a ogni risveglio.
Personaggio malinconico e disincantato, Driver – il cui vero nome non verrà svelato neanche alla fine del romanzo – è un uomo che si presenta ai nostri occhi senza ideali, senza futuro. Che dopo essersi lasciato alle spalle una famiglia violenta, non si adatta a un’altra che lo accoglie benevolmente. È come se la sua vita gli stia stretta. A sedici anni ha già voglia di viaggiare e di provare ciò che gli riesce meglio: guidare. Lui e la sua auto sono tutt’uno. Come stunt man è il migliore. Riesce a stare in equilibrio su due ruote e qualsiasi scena gli chiedano di girare, lui ci riesce. L’ideale per arrotondare con qualche lavoretto in più.
E vuoi non trovare a Los Angeles qualche criminale disposto a utilizzarlo durante le rapine? Come se in qualche modo Driver volesse ricreare il fil rouge che lo teneva collegato a suo padre. Una spirale di violenza da cui non riesce a staccarsi. La differenza è che ora lo pagano. Cambia domicilio in continuazione, abita in condomini anonimi. Fuori da ogni visuale, come un’ombra per gli altri. E forse anche per se stesso. Sembra un animale braccato. Un duro, un solitario.

Lo scrittore, recentemente scomparso all’età di ottantadue anni, ha avuto la fortuna di vedere tratto dal suo romanzo il film omonimo nel 2011, grazie al regista Nicolas Winding Refn con la partecipazione di Ryan Gosling e Carey Mulligan. Curiosità: inizialmente doveva essere diretto da Neil Marshall e interpretato da Hugh Jackman. Forse poco compreso in Italia, Sallis ha dato vita a una serie di sei libri romanzi noir a cominciare dal 1992, con protagonista un particolare investigatore privato afroamericano Lew Griffin. mentre nel 2003 ha varato una nuova serie di tre libri con protagonista John Turner, ex agente di polizia con un lungo passato in carcere. Ma ha scritto tanto altro, tra cui racconti e poesie, nonché saggi e persino un’interessante biografia su Chester Himes.

Tornando al romanzo Sallis riesce, con la sua scrittura, a far letteralmente scomparire – o comunque mettere in secondo piano – tutti gli altri soggetti che compongono la storia. Una fusione totale con il suo protagonista. Utilizzando uno stile a volte complesso di salti temporali tra il prima e il dopo, che stranamente non mi hanno fatto confondere (l’età avanza anche per me…) nel prosieguo della lettura, Driver si rivela in tutta la sua drammaticità, mettendosi a nudo ed esprimendo le insormontabili difficoltà di ricominciare da capo e recidere il cordone ombelicale della violenza. Non so ancora dire se Driver mi abbia davvero coinvolta. Non mi sono affezionata, come può capitarmi a volte con qualche personaggio per il quale tendo a prendere le difese.
Forse perché in parte è come se fosse un inno al fallimento, alla ferma convinzione che non si può cambiare il proprio percorso. Nonostante sia stato esso stesso alla guida della sua vita. Il noir come piace a me, senza la presunzione di redenzione, ma il racconto di un uomo con i suoi difetti e le sue fragilità.

Un romanzo che non può mancare, nella speranza che l’editore Nottetempo pubblichi altro di questo scrittore vivace e arguto, che ha saputo fare la differenza in questo genere letterario.

La vita ci manda messaggi di continuo, poi se ne resta lì a sorridere mentre assiste ai nostri fallimenti nell’interpretarli.

Cecilia Lavopa


Lo scrittore:
James Sallis (1944-2026), nato in Arkansas, ha vissuto a Londra e a Parigi prima di stabilirsi in Arizona. Tra i grandi maestri del genere noir e crime, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti in tutto il mondo, come lo Hammett Prize negli Stati Uniti, il Grand Prix de Littérature Policière in Francia, il Deutscher Krimipreis in Germania e il Brigada 21 in Spagna. Da Drive il regista Nicolas Winding Refn ha tratto l’acclamato film omonimo che ha consacrato Ryan Gosling.