Editore Mondadori
Anno 2026
Genere Thriller
288 pagine – rilegato e ebook
Ricordate il professor Nemo Sperati, esperto d’arte, consulente della polizia in casi a sfondo artistico e figlio di Rufo Speranza, il più grande falsario al mondo? Dopo averci conquistato nel 2025 ne “La stanza delle ombre”, Nemo torna a far parlare di sé ne “Il giardino delle ombre”, l’ultimo appassionante thriller artistico di Mirko Zilahy, pubblicato da Mondadori nella collana Omnibus.
Oltre a ritrovare le ambientazioni romane che tanto ci avevano colpito nel primo romanzo, qui aggiungiamo un tassello, spostiamo in parte l’attenzione su Madrid, nelle profondità nascoste del museo del Prado. Qui, la giovane restauratrice Tessa Manetti, esperta nel Cinquecento olandese, sta compiendo un’importantissima e pregevole opera di restauro sul Trittico delle delizie del pittore Hieronymus Bosch.
Quello che sembra un errore, un’imperfezione, un elemento anomalo la mette in allarme: sgomenta, scopre nel dipinto qualcosa che, decisamente, non dovrebbe esserci. L’opera, già di per sé di rara complessità per gli intrecci tra le figure e i molti significati e simbolismi nascosti, pare custodire un messaggio tanto segreto quanto enigmatico e potenzialmente pericoloso. Impossibile, per la Manetti, non coinvolgere l’amico Nemo Sperati. I due si ritroveranno a loro volta coinvolti in una strana scena del crimine alla quale, nella Capitale italiana, sta lavorando Miriam Tiberi: nonostante la stoltezza e la malafede di alcuni membri delle Forze dell’Ordine, Nemo non ci mette molto a identificare, nell’omicidio di un uomo ritrovato alla Caffarella, elementi che rimandano chiaramente proprio all’opera di Bosch. Indagando sul filo del rasoio, tra minacce affatto velate e ostruzionismo, la tenace Miriam e un sempre più confuso e combattuto Nemo dovranno comprendere chi sta seminando nuovamente il panico nella capitale a colpi di quantomai macabre installazioni artistiche, per provare, o almeno sperare, di anticiparne le mosse. Al loro fianco pochi amici fidati e l’ombra ingombrante e difficile da decifrare di Rufo, anche stavolta a suo modo coinvolto.
Ebbene, rieccoci piacevolmente immersi in quella che sembra oramai diventata una fortunata serie thriller a sfondo artistico. Si notano, a una lettura attenta, delle differenze di sfumature fra i due thriller in cui abbiamo incontrato finora Sperati: se il romanzo precedente era in qualche modo più facile da decodificare, questo è più sfuggente. Se in “La stanza delle ombre” sentimenti e contraddizioni erano più netti e individuabili, qui non c’è l’effetto “chiaroscuro”, ma tutto si fa più nebuloso, indistinto… meno spigoli, svolte e angoli ciechi, più magma denso e torbido. Anche su un piano più concreto, se la scena in “La stanza delle ombre” si sviluppava verticalmente, a più livelli di profondità e oscurità, ma anche a più livelli sociali della stessa città (Roma), qui si avverte meno il divario tra i personaggi, ma si ampliano gli spazi di azione, che comprendono le scene a Madrid, il che rende il tutto meno controllabile dal lettore, più dispersivo e per certi versi più destabilizzante. Sarà solo una suggestione? È poi la bravura dell’autore a riportare tutto al suo posto, a far ritrovare le fila della storia, a non far perdere il senso complessivo dell’opera, sia quella artistica che quella letteraria.
Personalmente, sono stata conquistata maggiormente dal primo romanzo – ho preferito le scene romane all’ambiguità madrilena – ma è stata comunque una lettura piacevolissima e molto, molto stimolante. Ancora una volta, con maestria, Mirko Zilahy ci conduce attraverso le tortuose circonvoluzioni del pensiero di un artista – il pittore Hieronymus Bosch – che crea un’opera intensa e controversa, e di un assassino, che “usa” le sue opere per lanciare un misterioso, ma inequivocabile messaggio di morte. Resto in attesa del terzo volume, credo che Nemo e Miriam abbiano ancora tanto da dirci.
Rossella Lazzari
Lo scrittore:
Mirko Zilahy è nato a Roma nel 1974. Ha conseguito un Phd presso il Trinity College di Dublino, dove ha insegnato Lingua e letteratura italiana. Collabora con il “Corriere della Sera” ed è stato editor per minimum fax nonché traduttore letterario dall’inglese (sue, tra le altre, le traduzioni de Il cardellino di Donna Tartt, premio Pulitzer 2014, del celebre Mystic River di Dennis Lehane e di autori come Bram Stoker). È così che si uccide, il romanzo con cui ha esordito nel 2016, è stato un grande successo internazionale di pubblico e critica. Sono seguiti La forma del buio (2017) e Così crudele è la fine (2018), editi da Longanesi. La Stanza delle Ombre (Mondadori, 2025), primo libro con protagonista l’esperto d’arte Nemo Sperati, ha segnato il suo ritorno al thriller, è stato finalista al premio Scerbanenco e ha vinto il premio Crapanzano.












