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Contorni di Noir | November 20, 2017

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Zoë Ferraris – I diciannove angeli

| On 17, Apr 2013

Zoë Ferraris è americana, dopo la Guerra del Golfo si è trasferita a Jeddah, in Arabia Saudita. Ora vive a San Francisco. Il suo primo romanzo, Gli occhi del deserto, è stato un successo internazionale: venduto in 30 paesi e acclamato dalla critica, ha vinto il Los Angeles Times Book Prize come migliore opera prima. Il secondo, La città delle donne invisibili, ha confermato i consensi di pubblico e critica.
In uscita per Piemme, il nuovo romanzo della scrittrice si prospetta come uno spaccato sui temi della violenza sulle donne e sulla difficoltà di emancipazione femminile in Arabia Saudita, sia in ambito lavorativo che sentimentale. La condizione della donna in Arabia Saudita è sempre al centro dei lavori della Ferraris, che anche nei due libri precedenti aveva trattato questo tema, per descrivere un paese ancora incapace di conciliare tradizione e modernità. 
Questo è il sito dell’autrice: Zoe Ferraris
Questa la trama:
Nel deserto vicino a Jeddah la polizia trova diciannove cadaveri di donne filippine con le mani tranciate. La prima morte risale a dieci anni prima, più recenti le altre.
Della delicata indagine – in Arabia Saudita tutto è molto complicato quando si tratta di donne – viene incaricato l’ispettore capo Ibrahim Zahrani.
È il caso più importante della sua vita, ma Ibrahim non può dedicarvi tutte le sue energie perché sta vivendo un dramma personale: Sabria, la donna con cui ha una relazione extraconiugale, è sparita nel nulla. Ad affiancarlo nella ricerca è Katya, tecnico della scientifica che, sul lavoro, paga il suo essere donna ogni giorno.
In un intreccio sempre più fitto di vita pubblica e privata, entrambi sperimenteranno sulla propria pelle la durezza di un paese che non ha pietà per chi infrange le regole, e nel quale nascere donna è più che mai una condanna.
Sicuramente una lettura da tenere in considerazione, come tutte quelle che abbiano il potere di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’universo femminile, ancora troppo vessato e martoriato, a prescindere dal paese in cui si vive.

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