Deborah Brizzi – La stanza chiusa

1501

 

Editore Mondadori Electa
Anno 2018
Genere Thriller
453 pagine – brossura e ebook

[divider] [/divider]

 

Deborah Brizzi firma il suo secondo romanzo, dopo “Ancora Notte”, uscito nel 2014, con la protagonista Norma Gigli, viceispettrice (in questo nuovo romanzo) della Squadra Mobile.

Ci troviamo a Milano, in un condominio di Via Marsala dove tutti gli inquilini sono accomunati da un giuramento di fedeltà fatto a Edda Vargas, la proprietaria dello stabile che tiene tra le mani il destino di tutti. Nel condominio scompare il Dott. Antonio Guareschi e si nasconde la giovane Marta Pinto, entrambi protagonisti delle indagini di Norma Gigli. Alla viceispettrice spetta dunque il compito di svelare i misteri del condominio e collegare persone ed eventi, in un’escalation di follia e violenza dal finale non scontato.

In questo romanzo tutti i personaggi principali, le donne in particolare, sono “fuori di testa”, resi tali da traumi di un passato dal quale sono fuggiti ma che ancora li perseguita. Le relazioni interpersonali che sono riusciti faticosamente a costruire sono sempre disfunzionali e sopra le righe. Nel condominio troviamo Edda Vargas, una matrona con agganci nazionali e internazionali importanti, che cerca di tenere tutte le inquiline sotto la sua ala protettrice, e non esita a manipolare tutti per esercitare il proprio controllo sugli eventi; Marina, che ci appare fin da subito inutile nelle emergenze e civettuola; Agata, che ha molto da perdere e per prima mette in discussione la leadership di Edda; Giuliana, quarantenne ex tennista di successo, arrabbiata con il mondo; Marta, giovane e fragile, un po’ sprovveduta e resa insicura da una madre ingombrante.

Poi troviamo Norma Gigli, viceispettrice che arriva dalle “Volanti” con una fama che la precede, sveglia e forte, ma nello stesso tempo fragile, insicura, imbarazzata dagli sguardi delle persone quando indossa la divisa, preoccupata che la giudichino per ciò che rappresenta invece che per ciò che é. In ultimo, ma non meno importante, c’è il Dott. Guareschi. La descrizione di questo personaggio sembra un manuale di psicopatologia: è fobico, ossessivo, antisociale, narcisista, completamente avulso dalla realtà, tossicodipendente. sessista, il tutto ben nascosto dietro una facciata di rispettabilità e indulgenza. Questo personaggio, più di tutti, è coinvolto in una spirale di violenza e follia fino all’epilogo del romanzo. I personaggi e le loro storie ci vengono introdotti uno alla volta, in un’intricata serie di eventi, una costruzione della trama che occupa gran parte del libro, per incastrarsi perfettamente e svelarsi sul finale. Il romanzo segue una linea temporale non lineare, con continui salti in avanti e indietro di pochi giorni che rendono, almeno inizialmente, la lettura impegnativa.

Gli argomenti centrali del romanzo, dei quali la Brizzi ci parla da un osservatorio privilegiato essendo lei stessa una poliziotta, sono la discriminazione e la violenza di genere. Tutte le protagoniste hanno subito violenze e abusi da parte di uomini, sono delle sopravvissute che hanno faticosamente ricostruito la loro vita e sono arse dal fuoco della vendetta, vero collante e motore di quest’opera. Molto calzante la citazione all’inizio della terza parte, “Dolce è l’ira in aspettar vendetta” da Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso.

Con queste premesse ci si aspetterebbe un romanzo angosciante, “pesante” nella lettura, mentre in realtà è l’esatto contrario! L’autrice ha uno stile semplice e diretto, una scrittura che ho trovato piacevole e spesso francamente divertente; anche le scene più violente, drammatiche o con un linguaggio colorito, di cui il libro è pregno, sono descritte con una sorta di irriverente leggerezza che ho decisamente apprezzato. Questo va un po’ a discapito della “suspense” che, a mio avviso, manca quasi totalmente in questo romanzo.

Un altro aspetto che ha reso questo libro godibilissimo è l’ambientazione milanese, che mi ha permesso di riconoscere e vedere alcuni luoghi a me familiari sotto una luce diversa (non potrò che ripensare a questo condominio degli orrori ogni volta che passerò da Via Marsala!). “La stanza chiusa” è un romanzo consigliato a chi, come me, apprezza i personaggi folli e disadattati, una trama intricata e impegnativa, e non disdegna di sorridere anche durante la lettura di un noir.

Barbara Gambarini

[divider] [/divider]

La scrittrice:
Deborah Brizzi è entrata in Polizia nel 1999 e per molti anni ha fatto servizio operativo alla squadra volanti della Questura di Milano. Ancora notte (2014), pubblicato da Rizzoli, è il suo primo romanzo, a cui segue La stanza chiusa (Mondaori Electa 2018).