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Lorenzo Beccati ha collaborato al successo di programmi che hanno fatto la storia della tv italiana, tra gli altri Drive-In, Paperissima e tuttora Striscia la notizia. Ha scritto film, opere teatrali e romanzi; tra gli ultimi ricordiamo Pietra è il mio nome (2014) e Aenigma (2016). Lo abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, L’ombra di Pietra, con DEA Planeta.
1.Benvenuto su Contorni di noir, vuoi raccontarci qualcosa di te?
L.: Genovese, tuttora calciatore mediocre, autore di Striscia la Notizia, voce del famigerato Gabibbo, scrittore in particolare di thriller storici.
2. È uscito il tuo nuovo romanzo, L’ombra di Pietra, per DEA Planeta. Vuoi raccontarci qual è stata la scintilla?
L.: Un quadro dipinto da Rubens. Il ritratto della bellissima Brigida Spinola Doria, giunto fino a noi, è mancante sia sul lato sinistro che in basso di un buon braccio di tela, ma nelle bozze preparatorie il fiammingo aveva disegnato uno scenario più completo. Un fatto storicamente vero. Chi ha tagliato il quadro facendo sparire alcuni particolari? E con che scopo?
3. Pietra è giovane, forte, determinata e intelligente. Perché hai scelto di darle queste caratteristiche? Pensi che possa essere stato realistico per l’epoca?
L.: Pietra, ben sapendo che era pericoloso per una donna dimostrare queste qualità, si nascondeva dietro la bacchetta da rabdomante, dando a essa il merito di ogni sua intuizione. Io sono convinto che vi fossero nel 1600 donne come lei ma costrette come la nostra protagonista ad agire con prudenza e astuzia.
4. Visto in prospettiva, il tuo personaggio si è evoluto come avevi previsto o ha preteso un fato diverso?
L.: La mia protagonista, Pietra, è fedele alla sua natura e non certo al suo autore. Spesso mi ha forzato la mano e mi ha costretto ad assecondarla.
5. Genova è la tua città ed è anche la città protagonista del romanzo. A chi non è mai stato a Genova, come la descriveresti? Quanto è cambiata e quanto si presta ad essere raccontata in un passato che forse non è mai stato dimenticato?
L.: Il centro storico di Genova è il più grande d’Europa e la storia si respira percorrendo ogni carruggio. Il lettore di Pietra riconoscerà angoli, chiese, vicoli perché rimasti immutati nel tempo.
6. In una società in cui troppo spesso dimentichiamo il nostro passato, scrivi romanzi storici. Quanta importanza attribuisci alla Storia e al passato?
L.: Lavorando a Striscia dalla prima puntata mi raffronto ogni giorno con l’attualità più stretta e spesso è persino doloroso riscontrare le brutture dei nostri tempi. Così ogni tanto m’immergo nel passato, che non è certo meno oscuro, ma sono convinto che ci si debba guardare indietro per ricordarci da dove veniamo.
7. Ne L’ombra di Pietra ritroviamo anche l’arte. Uno dei casi su cui Pietra indaga è il sequestro del celebre pittore Rubens. L’arte è un interesse che hai sempre coltivato o lo hai affrontato e approfondito in occasione della stesura del libro?
L.: L’arte è sempre stata una mia grande passione. Difficilmente mi perdo una mostra o un evento. I quadri sono uno strumento prezioso per chi scrive romanzi storici. E’ il modo più diretto e sicuro per avere notizie di prima mano sul modo di vivere dell’epoca. Vestiti, cibo, bevande, rapporti tra le persone…
8. Quanto il tuo lavoro di autore televisivo influisce quello di scrittore e viceversa?
L.: Credo che lo scrittore abbia mutuato dall’autore il ritmo incalzante e la capacità di andare dritto al punto.
9. Come si svolge il tuo lavoro di ricerca, necessaria per poi dar vita alle tue storie?
L.: Per le mie ricerche non mi nego nulla: archivi di stato, documenti, internet, compro libri dell’epoca, visito i luoghi da narrare. I lettori di libri storici sono molto preparati, così come i lettori di gialli. Guai a sgarrare.
10. Un aspetto positivo e uno negativo del tuo lavoro di autore e di quello di scrittore.
L.: Scrivere per Striscia, la fortunata trasmissione di Antonio Ricci, ti coinvolge totalmente ed è una responsabilità che preoccupa. In cambio, questo programma è di pubblica utilità e scopre casi che rimarrebbero nel silenzio.
Scrivere romanzi è bello perché si vivono vite d’altri e si raccontano storie che in qualche modo divengono reali. Il brutto dello scrivere è che non è facile raggiungere i lettori perché di libri si parla ben poco, sia sui giornali e ancora peggio in tv. È difficile trovarli persino usando la rabdomanzia. Con queste righe comuni stiamo rimediando almeno in parte! Leggere non ha controindicazione e pare porti fortuna.
Intervista a cura di Cecilia Dilorenzo













