Fabio Mundadori – Ombre di vetro. Bologna non muore mai

1818

Editore Damster / Collana #Comma21
Anno 2018
Genere Giallo/Thriller
300 pagine – brossura

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La Bologna del 1986 e la Bologna di oggi.
Nel 1986 Cesare Naldi, all’epoca commissario, segue le indagini per scoprire chi si nasconde dietro diversi efferati omicidi. A morire sono tutte donne in stato di gravidanza. A perdere la vita, quindi, per ogni assassinio, sono in due, mamma e feto. Una fine orribile e un modus operandi altrettanto terrificante, una pugnalata al cuore e il ventre aperto con un bisturi. La inquietante figura colpevole dei delitti viene soprannominata la Mammana. Dopo la serie di omicidi, della Mammana non ci sono tracce, figura sparita e volatilizzata nel nulla.
Ai giorni d’oggi Cesare Naldi non è più commissario, ora è un investigatore privato e ha una compagna, Cristina, che lo coadiuva nella sua nuova attività. La Mammana sembra essere ricomparsa con nuovi delitti e così Naldi si ritrova catapultato nel passato, coinvolto nuovamente nelle indagini, anche se come figura esterna, dal vicequestore Silvia Severi. Il passato che ritorna e che lo travolge. Chi è Mammana? Perché è tornato ad uccidere? La verità pian piano verrà a galla ed è una verità inquietante e sconvolgente.

L’ex commissario ha una particolarità, una sorta di “dono” che lui stesso ritiene, da una parte, una condanna, dall’altra un aiuto per districare i nodi delle indagini. Il dono è un “regalo” che ha ricevuto in seguito ad un tragico avvenimento che non solo ha segnato Naldi, ma l’intera nostra nazione: 2 agosto 1980, strage di Bologna, data marchiata a fuoco nella nostra Storia nazionale. Quel giorno, Cesare sostituisce il suo miglior amico e collega Massimo Guerra che con sua moglie deve partire per le vacanze. Verrà tirato fuori da sotto le macerie dopo l’intera notte e dopo le sue dimissioni scopre che il suo collega e la sua consorte erano in stazione in quel momento e che entrambi purtroppo sono rimasti vittime della potente esplosione.
Da quel 2 agosto, tutto apparirà sotto una luce diversa a causa di quello che lui stesso chiama cognizione notturna. Può accadere di notte come durante la giornata. Entra in una sorta di trance, strani sogni lo avvolgono, vede immagini, situazioni, persone che sono coinvolte nelle indagini. Se capita di giorno si risveglia ritrovandosi in terra. Da qui il terrore che possa capitargli in qualsiasi momento e in un qualsiasi posto. Da questi sogni trae degli input che possono servirgli a risolvere i casi che ha per le mani. La presenza di Cristina gli ha regalato una certa tranquillità, ha affievolito in lui quel dono proprio grazie all’amore e alla tranquillità, ma il ritorno di Mammana fa riapparire alla superficie quello che grazie a Cristina aveva momentaneamente accantonato.

Naldi è una figura particolare, ha sofferto, ha dei ricordi che lo hanno segnato, deve subire in qualche maniera quello che non ha chiesto, che ha ereditato e che influenza il suo stile di vita, vuole difendersi da tutto questo e riesce in qualche modo a farlo grazie all’amore che è il suo scudo, la sua protezione. Ma basta un malaugurato ritorno al passato a minare una vita ritrovata faticosamente. La storia si dipana nei salti temporali che da lettori vi ritroverete a a ripercorrere, attraverso i vari protagonisti che ieri e oggi rappresentano le vittime e i carnefici.
Le vittime che non saranno mai mamme e i loro feti che non vedranno mai la luce, i carnefici che tramutano i loro incubi in atti criminali. La trama segue un suo ritmo dovuto alle indagini, alle azioni dei protagonisti, ai quesiti che sorgono, alle azioni da intraprendere per arrivare il più velocemente possibile alla soluzione.

Ritmo che cede lo spazio ad un finale che ho trovato un po’ precipitoso e sbrigativo, in contrasto proprio con il resto dello svolgimento della storia. Il connubio tra passato e presente, la Bologna di ieri e di oggi, le ferite e i turbamenti di Naldi e dei vari protagonisti, il desiderio di una vita normale che deve fare i conti con la realtà sono gli aspetti e le prospettive raccontati da Fabio Mundadori, aspetti e prospettive che se vi incuriosiscono vi porteranno a leggere “Ombre di vetro. Bologna non muore mai”.

Cecilia Dilorenzo

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Lo scrittore:
Fabio Mundadori è nato a Bologna nel 1966 e vive a Latina dove si occupa di sicurezza informatica. Colpito in tenera età dal Morbo di Asimov, scrive di giallo, thriller, fantascienza e horror dando più volte prova di amare la contaminazione tra generi. Nel 2008 vince il premio “Giallolatino” e nel 2011 il “Garfagnana in giallo”. Esordisce in libreria con l’antologia di racconti “Io sono Dorian Dum” (Ego edizioni 2010) seguito dal thriller ambientato nella campagna emiliana  “Occhi Viola” (Ego edizioni 2012).
Tra il 2006 e il 2018 pubblica vari racconti in diverse antologie. Condirettore del premio letterario Garfagnana in giallo, direttore della manifestazione Civita in giallo, cura la collana “nera” di Damster Edizioni #comma21. Nella primavera 2016 è uscito, il suo terzo romanzo “L’altra metà della notte. Bologna non uccide”, la prima avventura del commissario Naldi.