Valeria Montaldi – Il pane del diavolo

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Editore Piemme Collana Storica
Anno 2018
Genere Giallo storico
384 pagine – rilegato e ebook

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Un atteso ritorno in scena di Valeria Montaldi che con Il pane del diavolo rinnova la felice sperimentazione del suo settimo romanzo, La Randagia, in cui l’azione si snoda correndo in parallelo in due epoche diverse, divise tra loro da ben seicento anni. Stavolta, a collegare e intrecciare tra loro nel tempo le due storie noir sarà un ricettario, un raro e antico manoscritto, in un misterioso gioco di specchi fra passato e presente. 1416, Castello di Fénis. Marion è una cuoca straordinaria. La sua educazione è stata curata dalla stessa duchessa Bona tanto che, cosa rara per quei tempi, sa leggere e scrivere e le origini saracene della madre, oltre alla pelle ambrata, le hanno regalato quella apertura verso le spezie, gli aromi, i saporiti e insoliti condimenti con cui arricchisce il gusto dei piatti entusiasmano il palato dei nobili convitati del castello. Marion è la giovane vedova di un cuoco straordinario, ma il marito prima di morire aveva fatto in tempo a istruirla all’arte “coquinaria”.

Tuttavia bravura, capacità e creatività non basteranno a farle ottenere stima e considerazione, in quanto donna. Messa agli ordini di Amizon Chiquart, il celebrato maestro di cucina del duca Amedeo di Savoia, è costretta a subire ogni giorno rimbrotti e umiliazioni, sopportati con amarezza piegando la testa. Sì, perché a quei tempi una donna in cucina non poteva mai ambire a un compito diverso da quello di sguattera. O almeno così pensa Chiquart, che la sfrutta senza scrupoli, sottovalutando la sua volontà, la sua tenacia, il suo coraggio e la sua rabbia. E soprattutto ignorando che lei possiede un quid in più. Sa leggere e scrivere. E può quindi, scegliendo, prendere nota dell’altrui sapere. Difesa e rivalsa di una donna coraggiosa e determinata, che la giudica la sua unica e possibile via di fuga.

2016, Fénis. Nel bosco di Terrier, una frazione di Fénis, poco lontano dal castello, una coppia di svedesi che passeggiava nel bosco ha trovato vicino a un torrente il cadavere di Alice Rey, bella e giovane donna, proprietaria del raffinato ristorante della vallata l’Auberge de Jacques, gestito dal marito, il famoso chef stellato di origini valligiane, Jacques Piccot. La donna ha la gola tagliata di netto, le tracce di sangue hanno arrossato la neve dagli alberi alle sponde torrente. Il cadavere per poter procedere con l’autopsia è stato trasportato all’obitorio di Aosta e la pierre Gabriella Spadoni affida il caso al maresciallo Giovanni Randisi del locale Comando Carabinieri, che i lettori di Valeria Montaldi hanno già incontrato ne La randagia.

Tutti gli indizi raccolti dagli inquirenti, durante le prime indagini, cominciano a suggerire la colpevolezza del marito della vittima, stimato nel suo campo ma che indugia al piacere della bottiglia e un maniacale collezionista di antichi libri di ricette. Tra questi il più raro, di un valore quasi incalcolabile e che chiude in cassaforte, è un manoscritto quattrocentesco con il sigillo di Bonifacio di Challant, vecchio maresciallo del duca di Savoia. I passi successivi dell’inchiesta sembrano confermare i primi sospetti, ma un secondo inatteso omicidio, coperto dalle suggestive maschere carnevalesche valdostane dei “patoille”, cambia le carte in tavola e apre le cataratte di un valanga di segreti, vecchie ruggini e ricatti che giravano intorno al ristorante.

Randisi e la sua squadra, con a fianco la “maresciallina” Lucchese e il brigadiere mago del web Corsaro, indagano con testardaggine, sviscerando una a una le posizioni dei pochi personaggi, coinvolti in quello che sembra un irrisolvibile rebus, con il venefico sapore del pane del diavolo. Ma certo non sono pane del diavolo e, anzi, fanno venire l’acquolina in bocca le straordinarie e stuzzicanti antiche ricette che Valeria Montaldi fa trasparire nella narrazione. E proprio lei si diverte a spiegare nelle sue note conclusive come tutta l’arte culinaria sia in realtà in qualche modo figlia, nipote o pronipote del grande e corposo trattato di cucina De arte coquiniaria di Marco Gavio Apicio, rinomato cuoco romano dei tempi di Seneca. E gran parte delle materie prime citate da Apicio, sono le stesse descritte nelle raffinate composizioni che Amizon Chiquart, il maestro cuoco di Amedeo di Savoia, seppe interpretare al meglio con il giusto abbinamento di cibo e vini, l’uso delle erbe e l’aspetto scenografico dei piatti tornati alla moda anche ai giorni nostri. Chiquart fu sicuramente un duro cerbero con i suoi collaboratori, ma ebbe il grande pregio di introdurre la pulizia in cucina. Insomma, in tutti sensi potremmo azzardare: un vero e proprio professionista della ristorazione che accompagna il passaggio tra il basso medioevo e il rinascimento.

Patrizia Debicke

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La scrittrice:

Valeria Montaldi è nata a Milano, dove ha seguito gli studi classici e si è laureata in Storia della Critica d’Arte. Dopo una ventina d’anni di giornalismo dedicato a luoghi e personaggi dell’arte e del costume milanese, nel 2001 ha esordito nella narrativa con Il mercante di lana (Premio Città di Cuneo, Premio Frignano, Premio Roma), a cui sono seguiti Il signore del falco, Il monaco inglese (finalisti Premio Bancarella), Il manoscritto dell’imperatore (Premio Rhegium Julii), La ribelle (Premio Città di Penne, Premio Lamerica, Prix Fulbert de Chartres), La prigioniera del silenzio.
I suoi romanzi sono pubblicati in Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Grecia, Serbia, Ungheria, Brasile.