Flavio Villani – Nel peggiore dei modi. Le inchieste del commissario Cavallo

1595

Editore Neri Pozza / Collana I Neri
Anno 2018
Genere Giallo
384 pagine – brossura e ebook
[divider] [/divider]

Ci sono romanzi di cui non riesci a parlare subito appena hai finito di leggerli. Ci sono storie che continuano a raccontarsi anche molto tempo dopo che hai chiuso il libro. I giorni si susseguono alle notti dando forma ai tuoi ricordi, accendendo luci in angoli nascosti, avvolgendo nelle ombre sentieri sui quali avevi già iniziato a camminare. Ma ad un tratto ti trovi da un’altra parte, e non sei più da sola. Ci sono dei personaggi vicino a te, che nemmeno ti vedono, ma che sanno prendersi tutto lo spazio possibile, costringendoti a guardare con i loro occhi, a sentire sulla tua pelle, che a volte le cose vanno così. Non per tutti, ma per qualcuno si. Per loro, per lui, è andata così. Nel peggiore dei modi.

Milano. Anni Novanta. Novembre. Il commissario Rocco Cavallo a capo della Terza Sezione, squadra omicidi, si trova ad indagare sull’assassinio di Giacomo Riva, ucciso in strada davanti allo sguardo impaurito ed impotente del figlio undicenne che lo stava aspettando in macchina. Dai primi rilievi sembra essere un delitto riconducibile ad un regolamento di conti secondo le leggi non scritte delle guerre di potere che imperversano nella città in quel periodo. Ma il commissario Rocco Cavallo, ha il sospetto che ci sia ben altro dietro questo omicidio e scavando nel passato delle persone invischiate sarà ben altra realtà quella che si troverà di fronte, saranno molte le maschere che cadranno mostrando sfaccettature di volti rimasti in ombra troppo a lungo.
In questo secondo romanzo con protagonista il commissario Rocco Cavallo, ho trovato conferma della bravura dell’autore: nel costruire una trama che non si arresta di fronte a nessun ostacolo ma che continua a scavare fino a che non si raggiunge la verità. Nel modo in cui ci descrive la città rispetto al tempo in cui vengono raccontati i fatti e rispetto ai personaggi che qui si muovono come su di un palcoscenico perfettamente in tono con loro.

Ed anche nel modo in cui si è evoluto il commissario, conservando le qualità che in lui avevo già conosciuto ma mostrando anche altri lati del suo carattere e del suo modo di essere. La sua natura solitaria e meditativa, il suo riserbo, la diffidenza verso taluni, la sua impassibilità, il suo sguardo indagatore, la sua ironia.
Dei personaggi primari e secondari veniamo a sapere molto, se non tutto, lentamente, nelle azioni che compiono o che hanno compiuto ma anche in quello che non ci viene raccontato, che resta sospeso tra noi e le loro vite ponendoci interrogativi a cui non è sempre facile rispondere, perché capaci di incrinare equilibri conquistati con fatica e magari raccontandosi anche qualche bugia a costo di creare una parvenza di serenità necessaria per rendere la quotidianità accettabile.
Per esempio, il questore Eraldo Mancini, che ha la tendenza a dimenticare i suoi oneri in favore degli onori e a sentirsi sempre preso di mira. Il giudice Alessandro Giusti che ritrova la calma nel contraddittorio nella cui vita, come in tribunale, non può mancare la vittoria finale. Emanuela Santacroce, giornalista freelance, sua moglie che cerca nell’assenza lo spazio giusto per sopravvivere al suo matrimonio. Elena Valli, pediatra del figlio del morto, che invece cerca uno spazio dove smettere di sopravvivere ma di tornare a vivere. Fabrizio Ortiga, di cui non so parlare senza avvertire una morsa allo stomaco, per la sua rabbia, per il suo desiderio di pace, per il forte senso di ineluttabilità e di ingiustizia. Il piccolo Andrea Riva, figlio della vittima, che trova nella parola un modo per superare la paura.

Immersa nel romanzo durante la lettura e sommersa dopo la fine. Per tutti gli argomenti trattati ma anche per quelli solo sfiorati. Per la consapevolezza che spesso, i sogni fatti in gioventù finiscono in nulla, mentre certe amicizie nate in quel periodo sviluppano radici profonde difficili da sradicare. Per tutte le menzogne che ci vengono raccontate nel corso di una vita e per come ad un certo punto smettano di avere importanza tanto da non meritare nemmeno una briciola di rancore. Per la fedeltà immutabile che si nutre verso la propria famiglia e per come questa venga tradita. Per come ci si illuda di essere unici mentre quando si è proprio come tutti gli altri. Per come troppo spesso ci si raccontino i fatti per come li abbiamo vissuti. Per quanto la mancanza di coraggio in compresenza con l’odio verso qualcuno, sposti necessariamente l’aggressione verso se stessi. Perché se non si riesce a saziare e nemmeno a smorzare, quel desiderio di avere o di possedere, può solo finire male. Anche nel peggiore dei modi.
Un romanzo completo, dove inseguire l’azione è interessante come arrivare a capire la psicologia dei vari personaggi e le ragioni che li hanno portati su una determinata strada, a compiere certi passi. E noi con loro.

Federica Politi

[divider] [/divider]

Lo scrittore:
Flavio Villani è nato a Milano nel 1962. Neurologo, ha lavorato negli Stati Uniti come ricercatore nel settore della neurofisiologia. Come scrittore ha esordito con L’ordine di Babele (2013, Laurana). Il nome del padre è il suo primo romanzo poliziesco.