
[divider] [/divider]
Léo Malet, l’anarchico conservatore, come amava definirsi, è uno dei padri del romanzo noir francese. Nato al numero cinque di Rue du Bassin, a Montpellier, figlio di una sarta e di un impiegato, rimane prestissimo orfano. Quando Léo ha due anni muoiono prima il padre e il fratellino e, a distanza di un anno, la madre. Tutti e tre di tubercolosi. Così, è il nonno bottaio e grande lettore che si prende cura del nipote e lo inizia, in modo non certo canonico, alla letteratura. A sedici anni Léo Malet si trasferisce a Parigi in cerca di fortuna. Determinante è l’incontro con André Colomer, disertore e pacifista: Colomer gli dà una famiglia e soprattutto lo introduce in ambienti anarchici. In questo periodo Malet collabora anche a vari giornali e riviste (En dehors, Journal de l’Homme aux Sandales, Revue Anarchiste). A Parigi abita in molti posti, anche sotto il ponte Sully, vive alla giornata, fa l’impiegato, il manovale, il vagabondo, il gestore di un negozio d’abbigliamento, il magazziniere, il giornalista, la comparsa cinematografica, lo strillone, il telefonista.
Parte oggi il blogtour di Fazi Editore per il nuovo romanzo, sempre nella Collana Darkside, intitolato “Nestor Burma e il mostro”, disponibile nelle librerie dal 15 novembre 2018. Oggi vi vogliamo proporre l’estratto in anteprima:
Capitolo 1
Un concorrente all’orizzonte
Non comincerò dicendo che in quel giorno d’agosto all’Agenzia Fiat Lux non si muoveva foglia, perché di quello stato di apatia la mia ditta soffre in modo cronico, tanto da chiedersi di cosa io viva; si sarà infatti notato che la mia capacità, direi unica, di inciampare in cadaveri o ricevere a domicilio tipi poco raccomandabili che mi indirizzano su storie inverosimili non ha molti effetti dal punto di vista finanziario.
Non mancherà chi pensa che il mio ufficio di “ricerche, inchieste e missioni di qualsiasi genere” costituisca in realtà ciò che, in un certo ambiente dove mi si potrebbe malignamente collocare, viene definita una “copertura” al riparo della quale mi dedico ad attività più lucrative ma meno oneste.
Insomma, qualcuno potrebbe fare come quella bella donna incontrata una volta in un grande magazzino, al reparto biancheria intima, che mi scoccò un sorriso significativo dicendomi: «Allora, signor Nestor Burma, cosa sta combinando adesso?», senza sicuramente riferirsi a come “combinare” i completi di seta e lino che si offrivano alla nostra vista su indossatrici che sprizzavano sex appeal.
Non voglio passare per un santo, né arrossire, indignarmi o supplicare che venga presa in esame la mia contabilità. Del resto quest’ultima operazione non darebbe esiti, visto che non tengo alcuna contabilità. O talmente minima che davvero non vale la pena parlarne.
Confesserò quindi che vivo combinando cose qua e là, a parte le rendite assicurate da una mezza dozzina di cornuti per sorvegliare le loro mogli, le quali possono sicuramente continuare a mettere tutte le corna che vogliono, non sarò certo io ad andare a denunciare le loro bravate. A scuola ho imparato la storia delle galline dalle uova d’oro e ne traggo i possibili benefici.
Quando penso che, sui vagoni della metro, mi capita di sfiorare cittadini che sanno che esistono luoghi chiamati ippodromi, dove galoppano cavalli montati da una specie di nani chiamati jockey e allenati da tizi chiamati coach, e che quei cittadini candidamente immaginano che a far vincere un cavallo o l’altro siano il valore e le zampe del solipede, mi prende una dolce e sprezzante voglia di ridere e penso che, finché esisteranno simili idioti, i truffatori avranno vita facile e, mi spiace per loro, i polli continueranno a farsi spennare, poveretti!
Qui le altre tappe del blogtour:













