Tiziana Silvestrin – La profezia dei Gonzaga

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Editore Scrittura&Scritture / Collana Catrame
Anno 2018
Genere Giallo storico
356 pagine – brossura e ebook

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1596: risale gloriosamente sul palcoscenico storico mantovano, stavolta in un autunno gravato da minacciose nubi nere foriere di sventura, Biagio dellʼOrso, capitano di giustizia del duca Vincenzo di Mantova. Il nostro Biagio, famoso per aver risolto ovunque (mettendosi in gioco, anche al di là della penisola italica) casi spinosi e complicati. Dicevamo dell’Orso, al suo arrivo in città dalla Francia, ancora sporco di polvere per il lungo e faticoso cammino percorso, senza neppure ricever grazia del tempo per ripulirsi, viene convocato alla presenza del suo signore e capisce subito la gravità della situazione. Eh già, perché la faccenda pare grave, anzi angosciante, e ce n’è ben d’onde. Durante gli importanti lavori di ristrutturazione e ampliamento di un’ala di Palazzo ducale è sparita la mummia del Passerino.

E qui, perdonate, mi pare necessario inserire una spiegazione storica: Rinaldo dei Bonacolsi detto il Passerino fu l’ultimo membro della famiglia a governare Mantova tra il 1309 e il 1328. Fu considerato uno dei più abili capitani del suo tempo e, con lui al potere, Mantova dichiarata città inespugnabile. Seguirono alterne vicende e guerre di conquista in alleanza con le più potenti famiglie ghibelline: Visconti, Scaligeri ed Estensi, che videro la presa di Modena da parte dei mantovani, ma anche la scomunica pontificale al Passerino che, quando la coalizione ghibellina dette segni di logorio, dovette firmare una pace separata con Bologna. La pace fu sgradita ai modenesi che nel 1327 lo cacciarono dalla città. Nel frattempo Luigi, capo della potente famiglia Gonzaga, che mirava a impadronirsi di Mantova con l’aiuto di Cangrande della Scala, signore di Verona, organizzò una congiura per spodestare Rinaldo Bocolsi. La notte del 16 agosto 1328, dopo una dura battaglia, Luigi Gonzaga entrò vittorioso nel Duomo di San Pietro e Rinaldo (il Passerino), ferito alla testa, morì dissanguato. Il suo corpo fu impagliato e da quel momento, visto che un astrologo aveva vaticinato che la stella dei Gonzaga avrebbe brillato nel cielo finché l’avessero custodito a Palazzo, quella specie di mummia a cavallo di un ippopotamo fu esposta come talismano nel Salone.

Il duca Vincenzo teme che quella scomparsa sia un attacco diretto. Potrebbe essere un vergognoso tentativo destinato a minare il futuro della dinastia gonzaghesca a provocarne la sventura. Non gli resta che confidare nella bravura e nell’astuzia di Biagio dell’Orso. Perché la faccenda è molto più grave di quello che sembra. Ci sono in ballo diversi interessi e bisogna riuscire a coprirsi le spalle in tutti modi. Costi quello che costi bisogna guardarsi da tutto e da tutti. I nemici del duca sono infidi e numerosi, sia dentro che fuori i confini mantovani e, come se non bastasse, non tardano a presentarsi una catena di oscuri presagi: la famiglia Gonzaga è vittima di pericolosi attacchi diretti a loro e ai loro sottoposti; un loro fiduciario viene ucciso misteriosamente – no, peggio: muore in circostanze poco chiare. Parrebbe proprio che la profezia voglia avverarsi e i suoi neri tentacoli si allungano persino nella vita privata di Biagio dell’Orso: la sua amata Rosa, che ha scoperto un tradimento con una rivale, lo accusa. Tra un indizio e una sensazione, il capitano è costretto anche a difendersi da chi vorrebbe vederlo morto. Ma chi è questa persona che ce lʼha con lui? Possibile che sia la stessa che ha commissionato il furto del Passerino? E chi l’avrebbe aiutato? Biagio sa che tutto questo deve scoprirlo, indagando e ricollegando come un certosino i possibili intrighi e passaggi del complotto. Certo non sarà facile, anzi molto pericoloso, tanto che rischierà anche la sua vita, mentre è rinchiuso nelle segrete di San Giorgio con una falsa accusa infamante. Ma soprattutto deve guardarsi da chi è più vicino al duca Vincenzo. Possibile che il traditore si nasconda proprio a Palazzo Ducale? Tutto assume una piega imprevedibile dalle misteriose sfaccettature.

Inquadramento storico riuscito, buon livello di suspence, che tiene il lettore in dubbio e in attesa dalla prima allʼultima pagina, giostrando con conoscenza di causa fra realtà e fantasia. La storica leggenda narra che a disfarsi della mummia di Passerino sia stata l’ultima duchessa di Mantova, Susanna Enrichetta di Lorena che, stufa della incombente presenza di quell’inquietante spoglia, l’avrebbe fatta gettare nelle acque del lago. Ma mal gliene incolse perché la profezia, che aveva previsto la perdita del potere per chi si sarebbe sbarazzato della mummia, si avverò e nel 1708 con l’ultimo duca Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers la casa si estinse: il territorio del Monferrato fu annesso al ducato di Savoia e la signoria mantovana dopo 400 anni passò sotto la dominazione austriaca.

Patrizia Debicke

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La scrittrice:
Tiziana Silvestrin vive e lavora a Mantova. Entrata a far parte di una compagnia di teatro amatoriale, inizia a scrivere commedie. Alla passione per la recitazione e per la lettura, si aggiunge la curiosità per la storia. Quando, con un racconto, vince un premio letterario, le viene il sospetto che forse può mettere a frutto le sue ricerche per scrivere gialli storici. Così, mescolando fantasia, storia, personaggi reali e non, ha scritto I leoni d’Europa (2009), Le righe nere della vendetta (2011), Un sicario alla corte dei Gonzaga (2014) e Il sigillo di Enrico IV e La Profezia dei Gonzaga. Tutti pubblicati da Scrittura & Scritture nella collana Catrame.