Intervista a Carlo Lucarelli

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(c) Carlotta Perondini

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Carlo Lucarelli (Parma, 1960) è autore di romanzi, saggi e sceneggiature. Tra i suoi ultimi libri usciti per Einaudi Stile Libero, Albergo Italia (2014), Il tempo delle iene (2015), Intrigo italiano (2017) e Peccato mortale (2018). Questi ultimi due romanzi hanno segnato il ritorno sulla scena del commissario De Luca, già protagonista di una trilogia (pubblicata in origine da Sellerio e ora da Einaudi Stile Libero) che comprende Carta bianca, L’estate torbida e Via delle Oche. Sempre per Einaudi Stile Libero ha pubblicato il romanzo-inchiesta Navi a perdere (2018). Da molti anni conduce trasmissioni televisive in cui ripercorre celebri casi criminali esaminandone gli aspetti rimasti oscuri.

Incontro Carlo Lucarelli nell’ultima edizione (la tredicesima) di Nebbiagialla Suzzara Noir Festival, dove ad ascoltarlo e applaudirlo c’erano come sempre tante persone. Mi metto in fila anche io per il firmacopie e gli chiedo di poterlo intervistare. Accetta perché, intanto, il mio direttore aveva lavorato bene per portarci a casa questa chiacchierata, quindi ci accomodiamo e parliamo di società, di libri, di cosa sta succedendo a questo Paese e naturalmente del suo ultimo romanzo – inchiesta Navi a perdere. Questa l’intervista per i lettori di Contorni di noir.

1. Carlo, quello che racconta nel suo ultimo romanzo è un po’ quello che ha sempre cercato di raccontare nelle sue inchieste e che dovrebbe risultare sconvolgente e terribile a tutti. E invece a indignarsi sono sempre e solo le stesse persone. Cos’è che abbiamo perduto, dunque, come cittadini e come lettori, oltre la sensibilità?
C.: In realtà la sensibilità viene dopo tante cose. Prima viene la memoria che abbiamo perduto o che forse non abbiamo mai avuto. Quando facevo Blu notte tutti pensavano che io facessi un programma di inchiesta e invece io facevo, in realtà, un programma di storie. Storie che si erano perdute nella memoria collettiva e di cui io, per primo, ignoravo e me ne stupivo quando andavo a leggere le carte o gli atti che le raccontavano. La memoria, allora, ci aiuta a capire. A capire che certi meccanismi portano a una certa direzione, che se facciamo così poi succede questo e muoiono persone, soffrono persone. Per cui prima di tutto viene la memoria per insegnarci a capire e comportarci di conseguenza.

2. Se dovesse lasciare uno scritto o una sua testimonianza a persone che potrebbero leggerla tra tre o quattro secoli questo periodo storico?
C.: Non è facile dirlo. Questo è un periodo complesso come tanti altri periodi storici che abbiamo attraversato. Dove le persone venivano assillate e tormentate da cose che al momento non sono più importanti. Ora ci accaniamo su cose che riteniamo fondamentali e che magari tra dieci anni non ci assilleranno più. Se dovessi raccontare questo periodo ora lo racconterei come un periodo di grande confusione che ha a che fare con il rancore e con l’odio. Ma in realtà rancore e odio c’erano anche negli anni 70 e sappiamo tutti a cosa hanno portato.

3. In che stato di salute è al momento il commissario De Luca?
C.: In questo momento dopo l’ultimo romanzo, che poi è il primo cronologicamente, il mio povero commissario vive un periodo di crisi. Si sta chiedendo veramente se quello che sta facendo è quello che vuole fare e soprattutto chi è lui. Ha commesso un peccato mortale e se ne rende conto, come tutti quelli che hanno commesso dei grandi errori. Ecco io vorrei che si chiedesse: che sto facendo? Cosa faccio ora?

4. Ce l’ha un posto del cuore dove solitamente si mette a scrivere o semplicemente a raccogliere le idee?
C.: Io ho imparato a scrivere dove mi vengono le idee, giro con il mio portatile e quindi in questo senso sono abbastanza abituato. Però il luogo dove solitamente scrivo è il mio studio. Una sorta di torretta a due piani completamente piena di libri, messi in costola. E camminare accanto a una parete piena di costole di libri è importante, aiuta sicuramente. In più ho foto attaccate alle pareti dello studio da cui spesso traggo ispirazione e la porta del bagno che c’è nello studio è ricoperta di post-it con le frasi che ho pensato e che voglio scrivere.

5. Se dovesse raccogliere il suo ultimo romanzo Navi a perdere in una unica frase del libro quale sceglierebbe e perché.
C.: In una frase sola non lo so. Sicuramente sceglierei qualche cosa che ha a che fare con il capitano Natale De Grazia, forse una delle frasi che si leggono sulle motivazioni della sua medaglia d’onore. O anche qualcosa sul mare della Calabria. Un mare bellissimo rovinato da assassini che fanno cose schifose.

Intervista a cura di Antonia Del Sambro